La crisi del Sole 24 Ore continua a comportare sacrifici per i lavoratori e sabato 24 giugno per effetto di uno sciopero dei poligrafici il giornale non sarà in edicola. La reazione dei sindacati è arrivata dopo la decisione di avviare le procedure amministrative per la cassa integrazione del personale non giornalistico del gruppo per 210 persone. Una procedura giustificata dal gruppo con una nota in cui si sottolinea “l’impossibilità e della inderogabilità dei tempi per l’avvio del piano al fine di conseguire il risanamento aziendale“. Una notizia che arriva in una situazione delicatissima con il gruppo impegnato nella ricapitalizzazione meno forte di quanto ci si aspettasse e mentre prosegue l’inchiesta che vede indagati gli ex vertici e l’ex direttore Roberto Napoletano. 

Alla mossa della cigs i sindacati rispondono con l’astensione dal lavoro ricordando di aver “con grande senso di responsabilità, sempre più difficile da avere visti i comportamenti che il management precedente ha avuto fino ad un recentissimo passato, hanno dato, per l’ennesima volta, la loro disponibilità a discutere sulle azioni di risanamento e su un nuovo assetto dell’azienda. A fronte di una richiesta aziendale di riduzione strutturale del costo del lavoro del 30% entro il primo semestre del 2019, in alternativa alla individuazione di 236 esuberi su un totale di 789 unità, le rappresentanze sindacali – si legge in un comunicato – hanno proposto fattivamente ai vertici del Sole 24 Ore, l’utilizzo di una serie di strumenti utili alla riduzione del costo del lavoro e dei relativi esuberi quali ad esempio. Il mancato rinnovo dei contratti a termine e in somministrazione, l’abbattimento pressoché totale delle consulenze esterne e delle collaborazioni, il ricorso generalizzato al part time facoltativo e al lavoro agile. Un piano condiviso di incentivi all’esodo, un piano di smaltimento delle ferie residue, un piano di internalizzazione di attività oggi esterne. Inoltre è stata data la disponibilità all’applicazione di contratti di solidarietà anche oltre la data di giugno 2019 per poter intercettare eventuali lavoratori che avessero nel frattempo maturato i requisiti per accedere a forme di prepensionamento.

A fronte di questa estesa disponibilità, il Sindacato unitariamente ha chiesto principalmente che: la sede di Trento non venisse chiusa e che le fosse applicata la stessa percentuale di solidarietà delle altre sedi. Le riduzioni di costo del lavoro già effettuate dall’azienda – prosegue la nota –  e quelle che saranno effettuate nel corso del piano siano esattamente quantificate e utilizzate per diminuire contestualmente le percentuali di contratto di solidarietà. Ultima ma più importante, l’impegno testuale dell’azienda a gestire solo in maniera non traumatica, anche con l’utilizzo di ammortizzatori sociali oltre giugno 2109, eventuali esuberi che a quella data dovessero ancora essere presenti. A queste legittime richieste, l’azienda non ha dato una risposta positiva, anzi, nella giornata di oggi, in maniera unilaterale, adducendo una non veritiera indisponibilità sindacale ha aperto una procedura di cigs per un totale di 210 esuberi”.