Google nel mirino dell’Antitrust Ue: secondo il Financial Times, infatti, potrebbe arrivare “nelle prossime settimane” una maxi-multa da oltre 1 miliardo di euro per “abuso di posizione dominante” nel caso del servizio Shopping fornito dal motore di ricerca. Secondo la direzione della Commissione europea che vigila sulla concorrenza, Google nel visualizzare i risultati “favorisce sistematicamente” i propri. L’azienda di Mountain View una sanzione da record, che potrebbe essere solo la prima di una serie. Bruxelles indaga anche sui servizi di pubblicità AdSense e il sistema operativo Android, tutti casi tra loro indipendenti.

Nel 2010, l’allora commissario alla concorrenza Joaquin Almunia aprì il caso: dopo due intese fallite nel 2013 e nel 2014, il dossier è passato nelle mani della commissaria Margrethe Vestager. La “dama di ferro” di Bruxelles lo ha allargato, aggiungendo due nuovi capi d’accusa per Google. Ad aprile 2016 l’apertura del caso su Android: l’accusa è di imporre l’uso delle app Google agli smartphone che usano il suo sistema operativo, che sono l’80% del totale. Lo scorso luglio invece è finito sotto la lente degli inquirenti il sistema AdSense, il servizio di banner pubblicitari offerto da Google, per via della pratica dell’esclusiva pubblicitaria imposta ai siti terzi, che non possono usare la pubblicità collegata alle ricerche dei motori concorrenti.

Sette anni e numerosi rinvii dopo, per Bruxelles si avvicina quindi il momento di chiedere il conto al motore di ricerca, a cui è stato più volte concesso il tempo per fornire spiegazioni. Le cifre circolate sulla stampa britannica si basano sul tetto massimo della sanzione che la Commissione Ue può imporre a una società in caso di monopolio, cioè fino al 10% del fatturato annuo dell’anno precedente. Da Bruxelles, però fanno notare che non è comune applicare questo massimale. Se la multa a Google superasse davvero il miliardo, potrebbe battere l’attuale record stabilito da Intel, l’azienda di microprocessori per computer. Il record assoluto, però, spetta in realtà ad un’altra major della Silicon Valley, Apple. L‘azienda di Cupertino è stata condannata a restituire all’Irlanda 13 miliardi di euro di aiuti di stato illegali concessi a fronte di accordi fiscali siglati con Dublino.