“Spero che non sarà a tre cifre”. Il comandante della polizia di Londra, Stuart Cundy, ha risposto così chi gli chiedeva se il numero delle vittime sarà a due o a tre cifre del gigantesco incendio che martedì notte è divampato nel grattacielo Grenfell Tower a Londra. A un giorno e mezzo di distanza dallo scoppio del rogo, i corpi recuperati sono 17 e di questi ne sono stati identificati solo sei: la speranza è che i morti siano meno di 100. Cundy, ammette che alcune delle vittime potrebbero non essere mai identificate e spiega che le ricerche nella torre potrebbero richiedere ancora mesi. Impossibile stimare il numero dei dispersi, ma i pompieri hanno chiarito che non c’è più speranza di trovare sopravvissuti: “Tragicamente non ci attendiamo adesso di trovare più nessuno in vita. Visti la gravità della situazione e il calore dovuto alle fiamme, sarebbe un assoluto miracolo se ci fosse ancora qualcuno vivo”, ha dichiarato a Sky News Dany Cotton, commissaria della brigata dei pompieri di Londra.

Fra i dispersi risulta anche la giovane coppia di ragazzi veneti che viveva nell’edificio, Gloria Trevisan e Marco Gottardi, per i quali i familiari hanno perso le speranze. La premier britannica Theresa May, che pur rimanendo concentrata su questa emergenza porta parallelamente avanti i colloqui con gli unionisti nordirlandesi del Dup per il sostegno al suo nuovo governo, ha ordinato un’indagine pubblica completa sull’incendio. “Adesso le persone vogliono risposte ed è assolutamente giusto; per questo ordino oggi un’inchiesta pubblica completa su questo disastro – ha detto May – Le persone meritano risposte, l’inchiesta gliele darà”, ha aggiunto. Fonti hanno riferito alla Bbc che il governo spera di annunciare “presto” il nome del giudice che guiderà l’inchiesta.

Sulle cause del rogo non ci sono novità, ma sulla sicurezza dell’edificio sono state sollevate molte domande: alcuni residenti sostengono che l’allarme non sia suonato; inoltre è emerso che nel 2013 l’associazione dei residenti Grenfell Action Group aveva denunciato rischi di sicurezza proprio per i casi di incendio. La prima vittima identificata è un rifugiato siriano di 23 anni: si tratta di Mohammed Alhajali, che studiava ingegneria civile alla University of West London e sognava di ritornare in Siria per aiutare il suo Paese. Il cofondatore della rete di attivisti Syria Solidarity Campaign, Abdulaziz Almashi, racconta che lo aveva incontrato quando lavorava per l’organizzazione, che promuove libertà, pace e democrazia in Siria. Anche il fratello del 23enne, Omar Alhajali, è stato coinvolto nell’incendio, ma è stato trovato in ospedale ed è in condizioni stabili.

Il grattacielo, di 24 piani, ospitava 120 appartamenti e vi abitavano fra 400 e 600 persone, circa 80 famiglie. Trenta persone restano ancora in ospedale e 15 di loro sono in condizioni critiche. Alla Grenfell Tower, nel quartiere di North Kensington, nella zona ovest della capitale, si è recata in visita la premier May. E il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn ha fatto lo stesso. “Dobbiamo andare fino in fondo. La verità deve venire alla luce e lo farà”, ha detto Corbyn facendo visita ai volontari impegnati sul posto. Il governo del Regno Unito, intanto, ha cominciato a lavorare con le autorità locali per garantire che vengano effettuate verifiche negli edifici di tutto il Paese.