Confermerà che Donald Trump gli ha fatto pressioni per chiudere l’inchiesta sui legami fra l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn e la Russia. Sarà James Comey il protagonista della nuova puntata del Russiagate, secondo la Cnn: l’8 giugno l’ex capo dell’Fbi silurato dal presidente il 9 maggio sarà ascoltato dal Congresso e, riporta l’emittente citando una fonte non identificata, confermerà di aver ricevuto dal capo della Casa Bianca la richiesta di archiviare l’indagine, come riportato dal New York Times, accelerando l’iter verso l’impeachment. Un appuntamento che, scrive il quotidiano newyorkese, costringerà Trump a decidere se invocare il “privilegio esecutivo” cercando così di bloccare l’audizione di Comey.

Nella telenovela sui presunti legami fra il Cremlino e lo staff dell’attuale presidente nella campagna elettorale per le presidenziali del 2016 spunta un nuovo personaggio. Nigel Farage, ex leader del partito euroscettico britannico Ukip e fra i principali sostenitori della Brexit, è “persona di interesse” nell’ambito dell’indagine dell’Fbi. È quanto sostiene il Guardian in un’esclusiva, citando fonti a conoscenza dell’indagine, secondo cui Farage è “persona di interesse” per i suoi rapporti con soggetti legati sia alla campagna di Trump, sia al fondatore di Wikileaks Julian Assange, al quale Farage ha fatto visita a marzo. “Non ci credo” e “non ho legami”, ha detto Farage al Daily Mail, aggiungendo: “Non sono mai stato in Russia. Non ho mai avuto rapporti d’affari con la Russia”.

L’anno scorso Wikileaks pubblicò una serie di e-mail hackerate che danneggiarono la campagna di Hillary Clinton ed è sospettato di avere collaborato con la Russia tramite terze parti, stando a una recente testimonianza in Congresso dell’ex direttore della Cia John Brennan. Le fonti precisano al Guardian che Farage non è accusato di reati e non è un sospettato né un obiettivo dell’indagine Usa, ma il fatto di essere persona di interesse significa che gli inquirenti ritengono che potrebbe avere informazioni sulle questioni oggetto di indagine. “Se si fa una triangolazione fra Russia, Wikileaks, Assange e collaboratori di Trump, la persona che viene fuori più volte è Farage”, spiega una fonte al Guardian.

Intanto anche Vladimir Putin torna sull’argomento. Il presidente della Federazione russa ha cambiato idea: è possibile che hacker russi “mossi da intenzioni patriottiche” abbiano partecipato a cyberattacchi per favorire la campagna elettorale di Donald Trump. Intervenendo all’incontro con i responsabili di un selezionato gruppo di media internazionali a margine del forum economico di San Pietroburgo, Putin ha affermato che gli hacker “sono liberi professionisti, come i pittori”.

“Questi – ha dichiarato il leader del Cremlino – si svegliano di buon umore e cominciano a dipingere quadri. Idem gli hacker: si svegliano, leggono che succede qualcosa nei rapporti tra gli Stati e, se hanno indole patriottica, si mettono a dare il loro contributo, secondo loro giusto, alla battaglia contro chi parla male della Russia. Se è possibile? Teoricamente sì”. Per la prima volta, rileva il New York Times, Putin apre alla possibilità di un coinvolgimento russo.