A distanza di 24 ore dal polverone nella “manovrina” spunta l’antidoto alla sentenza del Tar che ha bocciato le nomine del ministro Dario Franceschini per la direzione di cinque musei. Il rimedio legislativo passa per una diversa interpretazione di una norma di ben 16 anni fa. E’ un comma aggiunto in discussione in Commissione Bilancio all’art. 22 della manovra, il numero 7bis, che supera la sentenza del tribunale amministrativo del Lazio fornendo un’interpretazione nuova del decreto legge 2001 sulla base del quale nel 2014 si è proceduto alle nomine dei direttori stranieri poi cassate. Vicenda sgradita a Matteo Renzi, tanto da indurlo a rammaricarsi per non aver riformato i tribunali regionali che “hanno trasformato l’Italia nella Repubblica del cavillo e del ricorso”, imbarazzante per il ministro Franceschini al punto di bollare la vicenda come “una figuraccia davanti al mondo”. Ed ecco che in una manciata d’ore il Pd si mobilita e corre ai ripari.

L’emendamento, a firma del relatore Mauro Guerra, dice che “nella procedura di selezione pubblica internazionale” non si applichino i limiti previsti dalle norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze della P.a, che impediscono ai cittadini Ue di accedere a posti che implichino “esercizio diretto o indiretto dei poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale”. Ergo: i direttori possono restare. Un intervento tempestivo, ma non del tutto. Il ministero dei Beni Culturali, in forza della sentenza del 24 maggio, ha subito designato altrettanti direttori supplenti. E a questo punto bisognerà vedere se avranno più diritto di restare i neo-nominati e o quelli rinominati per legge. Una legge appositamente riscritta, sette governi dopo.

Il voto sulla norma è calendarizzato per lunedì ma già fioccano le polemiche dell’opposizione, in particolare dei Cinque Stelle che in una nota attaccano: “Dopo la sentenza del Tar sui direttori stranieri dei musei, un governo serio avrebbe chiesto scusa per l’errore commesso e per il danno d’immagine arrecato al nostro Paese davanti al mondo intero. Il nostro governo, invece, attacca i giudici amministrativi e aggira a colpi di emendamenti le sentenze ‘sgraditè, invece di rispettarle. Quello che è accaduto in Commissione Bilancio la scorsa notte è una forzatura gravissima”. Così i parlamentari M5S delle commissioni Cultura di Camera e Senato. “Il governo – spiegano – di notte, quasi alla chetichella, ha infilato nella manovrina economica una norma che, agendo retroattivamente, aggira il limite di accesso alla Pa a persone senza cittadinanza italiana, limite richiamato dal Tar nella sua sentenza. Così facendo il Pd e il ministro Franceschini, chiaro ispiratore di questo emendamento, ancora una volta hanno dimostrato di sentirsi al di sopra della legge e insofferenti nei confronti della giustizia quando questa non va nella direzione a loro gradita. Questa forzatura è un chiaro schiaffo in faccia alla giustizia amministrativa, già minacciata da Renzi”, concludono i deputati M5S.