Ne fanno parte ministri, sottosegretari, ex premier. Alcuni nomi sono ricorrenti, come nel caso dell’ex ministro Giulio Tremonti, dell’ex premier Giuliano Amato e di Franco Bassanini, più volte ministro e sottosegretario nonché attuale consigliere del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Cosa hanno in come questi politici? L’appartenenza a think tank, fondazioni e associazioni politiche, la cui crescita è ormai una realtà consolidata, fatta di una rete di legami, nomine, finanziamenti. C’è chi fa parte di più di una organizzazione e chi deve a quel ruolo anche un incarico istituzionale. Sei di queste realtà hanno al loro interno almeno due componenti dell’attuale esecutivo: dai ministri Graziano Delrio, Valeria Fedeli, Marianna Madia e Maurizio Martina (ma anche altri) al sottosegretario Maria Elena Boschi. Nel giro di due anni queste strutture sono passate da 65 a più di cento. Dopo la prima edizione del 2015, l’osservatorio civico Openpolis torna a censire queste strutture nel dossier ‘Cogito ergo sum’, non solo aggiornando i numeri ma soprattutto indagando il fitto network di collegamenti fra le circa cento strutture analizzate. “Collegamenti – si spiega nel rapporto – che non si limitano ai think tank, ma che si allargano anche a istituzioni pubbliche”. Dalle nomine di amministratori di aziende partecipate, ai casi di spoil system, fino a finanziamenti e bandi ministeriali. Nel frattempo, per colmare il vuoto normativo intorno a think tank e fondazioni politiche, nella XVII legislatura sono stati presentati vari disegni di legge, eppure i due testi presentati alla Camera e i due presentati al Senato sono tutti fermi alle Commissioni parlamentari.

QUALCHE DATO SUL FENOMENO – Il 52,94% delle strutture censite nascono come luogo di aggregazione politica o come componente di partito, ma negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio boom di queste organizzazioni, per il 93% nate dopo il 2000. I 3.026 incarichi rilevati sono ricoperti da 2.520 persone. Openpolis è riuscito a ricostruire la professione di 1.765 (il 70,04%) di loro: a fare da padrone sono i politici (592) e gli accademici (584), seguiti a distanza dagli imprenditori e dirigenti (215). Ma quando si analizzano i singoli incarichi, si scopre che delle 985 persone con incarichi dirigenziali o di rappresentanza per cui è stato possibile rintracciare la professione, il 51,88% sono politici, percentuale che sale al 67,77% nelle strutture nate per fare aggregazione politica o come componente di partito. Il 34,31% dei think tank, fondazioni e associazioni politiche sono collegate al centrosinistra mentre il 22,55% al centrodestra. A seguire le strutture di centro o liberali (il 14,71%) e quelle bipartisan (il 13,73%). Molto dietro quello di sinistra (6,86%) e di destra (5,88%). Rispetto al censimento del 2015, rientrano nell’analisi per la prima volta entità vicine al Movimento 5 stelle: Think tank group, e l’Associazione Gianroberto Casaleggio. Sul fronte trasparenza, sono 93 le organizzazioni che hanno dei canali di comunicazione attivi: il 46,25% pubblica sul sito internet lo statuto dell’associazione o fondazione. Molto pochi infatti i bilanci presenti, solamente 10 (10,75%), e ancora di meno (solo 6, il 6,45%) le strutture che decidono di pubblicare l’elenco di finanziatori e soci.

NOMINE, FINANZIAMENTI E LEGAMI TRA POLITICA E THINK TANK – Come sottolinea Openpolis “tre fenomeni emergono quando si incrociano i dati dei think tank con la sfera pubblica”. Il primo riguarda casi di spoil system: persone che fanno parte di queste strutture assieme a un determinato politico con un incarico pubblico che vengono nominate come capo del gabinetto o della segreteria particolare. L’osservatorio cita il caso di Pietro Paolo Giampellegrini, tra i fondatori della Fondazione Change, presieduta da Giovanni Toti (Forza Italia) e nominato segretario generale della giunta regionale ligure, presieduta dallo stesso Toti. Poi ci sono i finanziatori di una determinata fondazione guidata da un determinato politico, che vengono nominati in strutture pubbliche di cui è responsabile quello stesso politico. È il caso di Alberto Bianchi, presidente e finanziatore della Fondazione Open, attualmente coinvolto nell’inchiesta Consip che nel maggio del 2014 è stato nominato nel Cda di Enel dal governo Renzi. Infine l’osservatorio ha registrato casi in cui “una persona appartenente ad un think tank vicino a una determinata area politica viene nominata in un organo pubblico esecutivo (come una giunta comunale) guidato da quella stessa area politica”. Massimo Colomban, tra i fondatori e massimi esponenti nel 2015 del Think Tank Group, organizzazione che vede al suo interno numerosi membri del M5s, è stato nominato nel settembre scorso assessore alle partecipate del comune di Roma dal sindaco Virginia Raggi. Si tratta di tre esempi, ma i casi sono diversi.

I MEMBRI ‘CONDIVISI’ E IL LEGAME CON IL GOVERNO – Fra le 93 organizzazioni per cui è stato possibile ricostruire un’anagrafica, 70 hanno almeno un membro condiviso con altre realtà (il 77%), mentre 19 hanno almeno 10 dei componenti anche in altre organizzazioni. In cima alla classifica Italianieuropei (con 32 membri) di Massimo D’Alema, Fondazione Italia Usa (23) presieduta dal giornalista Roberto Mostarda, Astrid (22) di Franco Bassanini, ex ministro e consigliere del premier e Aspen Institute Italia (21) dell’ex premier Giuliano Amato. Un altro tassello importante è il legame tra queste strutture e il governo: sono 19 quelle con al loro interno membri appartenenti anche al governo Gentiloni, ma sei di queste spiccano per la presenza di almeno due componenti: la Fondazione Nilde Iotti (il sottosegretario per i rapporto con il Parlamento Sesa Amici e i ministri Graziano Delrio, Valeria Fedeli e Marianna Madia), Italianieuropei (i ministri Claudio De Vincenti, Marianna Madia, Maurizio Martina, Pier Carlo Padoan), Centro studi politica internazionale (i sottosegretari Vincenzo Amendola e Sandro Gozi e il viceministro agli Esteri Mario Giro), Astrid (il sottosegretario Gianclaudio Bressa e il ministro Claudio De Vincenti), Equality Italia (il sottosegretario Benedetto Della Vedova e il ministro Roberta Pinotti), Open (il sottosegretario Maria Elena Boschi e il ministro Luca Lotti). Un collegamento non da poco dato che i ministeri possono erogare contributi, sussidi e sovvenzioni a soggetti privati. “Finanziamenti mirati a premiare specifici progetti – si legge nel rapporto – o più in generale il tipo di attività svolto da associazioni e fondazioni”. Di fatto, tra le oltre cento strutture censite, tredici fra il 2014 al 2017 hanno ricevuto un qualche tipo di contributo economico fra i ministeri monitorati (Esteri, Istruzione, Cultura, Ambiente e Presidenza del consiglio). Guidano la fondazione istituto Gramsci, la fondazione sviluppo sostenibile e la fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII. “Esborsi leciti e dovuti – sottolinea il rapporto – ma che è giusto monitorare in casi specifici: la Fondazione De Gasperi, presieduta da Angelino Alfano, ha ricevuto nel 2016 20mila euro dal ministero degli Affari esteri, dicastero attualmente presieduto dallo stesso Alfano”.

LA RETE DI COLLEGAMENTI – Sono tredici le persone che hanno un qualche tipo di legame con almeno quattro strutture: fra loro troviamo politici, ex ministri, docenti universitari e amministratori di aziende pubbliche. Salvatore Biasco (docente ed ex deputato), Angelo Maria Petroni (docente, ed ex Cda Rai) e Giulio Tremonti (senatore, ex vice premier e ministro) sono i più ricorrenti con 5 membership diverse. Significativi anche i collegamenti tra le organizzazioni. Le più radicate nel network sono Fondazione Italia Usa, Italianieuropei, Aspen Institute Italia, Astrid e Italia decide. Non solo hanno il numero più alto di membri in altre strutture, ma anche quello di realtà ad esse collegate. Le 5 organizzazioni sono unite da 23 persone che, con incarichi diversi, sono presenti in almeno 2 di esse. Giuliano Amato, Franco Bassanini, Marta Dassù (cda Finmeccanica/Leonardo ed ex sottosegretario e viceministro esteri), Angelo Maria Petroni (docente ed ex membro cda Rai) e l’ex vicepremier Giulio Tremonti hanno un incarico in tre delle cinque strutture. Una delle poche organizzazioni che pubblica l’elenco dei propri finanziatori è la Fondazione Open, vicina all’ex premier Matteo Renzi. Attraverso i suoi finanziatori la fondazione Open è collegata ad altre 10 realtà.