Attacca (indirettamente) Macron e Le Pen, che nel confronto tv si sono “lanciati pietre” senza ascoltarsi e condanna il nome dato all’ordigno sganciato dagli Stati Uniti in Afghanistan lo scorso 13 aprile: “Mi sono vergognato. La mamma dà la vita e diciamo mamma a un apparecchio che dà la morte? Ma che sta succedendo? Dobbiamo denunciare queste cose brutte perché il mondo vada avanti per la strada giusta. E mai rassegnarsi”. Ma Papa Francesco, parlando in Vaticano a settemila studenti delle ‘Scuole della pace’, tocca anche il “dramma della migrazione” che i sociologi, con cui il pontefice concorda, definiscono “la tragedia più grande dopo la Seconda guerra mondiale“. E nonostante i governi abbiano “approvato l’agenda per lo sviluppo sostenibile”, “non sembrano determinati a realizzarla”, osserva Bergoglio. Che a questo punto cita Mina: “Parole, parole parole”.

Parla di politica Francesco e pur non nominandoli, commenta il confronto tra i due candidati all’Eliseo, dove è mancata “una parola magica: dialogo”. “Ho sentito cosa è successo in un dialogo preelettorale: dove era il dialogo lì? Si buttavano delle pietre, non si lasciava finire all’altro, anche parole un po’ forti. Ma se a un livello così alto si arriva a non dialogare la sfida del dialogo tocca a voi”. Ha sottolineato l’importanza di “ascoltare con rispetto” e di “educare alla mitezza, all’ascolto”. “Spesso – ha rilevato – non si rispettano gli altri, non si lascia che finiscano. Ascolta l’altro e poi fai una bella discussione, tranquilla, senza insultarci. Educare all’ascolto, educare alla mitezza. E così i nostri giovani potranno diventare cittadini responsabili di pace“.

Mette in guardia i ragazzi dalla “cultura della distruzione“, che “non è una novità, è incominciata dall’inizio, dalla gelosia di Caino verso Abele. Ma oggi c’è tanta crudeltà. Se noi leggiamo la storia, c’è stata tanta crudeltà ma oggi la vediamo tutti i giorni. Oggi abbiamo visto sgozzare i bambini. Ieri su un giornale c’era la fotografia dei bambini affamati, così magri che si vedevano le costole. Il mondo è pieno di ricchezze per dare da mangiare, eppure cosa sta succedendo? Questo è un allarme. Ci fa bene dirlo”.

In tutto questo, ricorda però agli studenti che ci sono anche esempi positivi. Uno su tutti: l’esempio di una suora di 84 anni incontrata lo scorso anno nel suo viaggio in Centrafrica: “Era lì da quando aveva 23 anni, una suora infermiera: c’è gente che dà la vita per gli altri, per aiutare. Il nostro dovere è andare sulla strada della costruzione che ci aiuterà affinché non ci siano tante calamità, tante cose brutte”. Tra queste anche la chiacchiera, che è una “bomba” in gradi di “distruggere le persone“. Infine ha ricordato l’urgenza di ricostruire un patto educativo tra scuola, Stato, famiglia, spiegando che “oggi tante volte i genitori difendono i figli e non gli educatori“.