Se il leader dei repubblicani François Fillon e quelli dei socialista Benoît Hamon avevano dichiarato il proprio voto al ballottaggio per Emmanuel Macron, il leader della sinistra radicale di France Insoumise Jean-Luc Melenchon non si era schierato. “Non ho ricevuto nessun mandato da parte di chi ha appoggiato la mia candidatura a esprimermi al suo posto” in caso di ballottaggio, aveva detto. Ma 240mila dei suoi elettori si sono espressi sulla piattaforma del movimento: due terzi sono favorevoli all’astensione o alla scheda bianca per il secondo turno del 7 maggio. Quindi, né MacronLe Pen.

La consultazione interna era stata indetta da Melenchon dopo il primo turno, nel quale il candidato si è classificato al quarto posto con il 19,64%, pari a 6 milioni 972mila voti. Secondo i risultati pubblicati oggi il 36,12% voterebbe bianco o nullo, il 34,83% voterebbe per Macron, il 29,05% si asterrebbe. Nei giorni scorsi, Melenchon ha prima affermato che non voterà per il Front National, poi ha messo in guardia i suoi elettori dal “terribile errore” che rappresenterebbe un voto per Marine Le Pen, un’opzione che peraltro non figurava fra quelle possibili nella consultazione interna. Melenchon ha chiesto a Macron “un gesto” nei confronti dei suoi elettori, indicando in particolare il ritiro dal programma della riforma del diritto del lavoro, ma il candidato di En Marche! non ha accolto la richiesta.

Intanto Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze greco tra i principali punti di riferimento della sinistra radicale in Europa, lancia oggi dalle colonne di Le Monde un appello a votare per Emmanuel Macron al secondo turno delle presidenziali. Il leader di En Marche, scrive Varoufakis, è “l’unico ministro in Europa” ad aver fatto “tutto il possibile” per aiutare Atene in occasione della crisi del debito. Varoufakis sostiene di comprendere “che gli elettori progressisti francesi abbiano tutti i motivi di essere arrabbiati” contro il programma social-liberale di Emmanuel Macron, ma “rifiuta di far parte di una generazione di progressisti europei che avrebbero potuto impedire a Marine Le Pen di arrivare alla presidenza francese ma non l’hanno fatto”. “Durante il mio mandato come ministro delle Finanze della Grecia all’inizio del 2015 – dice Varoufakis – Emmanuel mi ha rivelato un aspetto di sé che pochi progressisti conoscono”: “quando la troika dei creditori della Grecia e il governo di Berlino strangolavano i tentativi del nostro governo di sinistra appena eletto di liberare la Grecia dal giogo del suo debito, Macron è stato l’unico ministro in Europa a fare tutto il possibile per aiutarci”.