Sono 165 le persone fermate a Istanbul in diverse parti della città in occasione dei cortei del primo maggio. Lo riferisce la polizia locale. In un primo momento il governatore di Istanbul aveva riferito del fermo di 207 persone. Secondo la polizia, i 165 sono stati fermati perlopiù per manifestazioni senza autorizzazione. La polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere un gruppo di manifestanti: i dimostranti si trovavano nel quartiere di Mecidiyekoy e stavano provando ad andare in direzione di piazza Taksim, dichiarata off-limits per le manifestazioni, mentre intonavano lo slogan ‘Piazza Taksim è nostra e resterà nostra’. Lo riferisce a Reuters un testimone. In un primo momento l’emittente Ntv aveva riferito dell’arresto di circa 70 persone.

Tra i fermati, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa turca Dogan, due dimostranti che erano riusciti a raggiungere piazza Taksim, diventata nel 2013 simbolo delle proteste anti Erdogan per settimane. Nel quartiere Besiktas, dove due anni fa la polizia usò cannoni ad acqua contro i manifestanti del corteo del 1 maggio che lanciavano sassi contro gli agenti, decine di persone sono state fermate perché anche in quel caso hanno provato a dirigersi verso Taksim. In città c’è un grande dispiegamento di polizia, anche con elicotteri che controllano le strade dall’alto. Le tensioni sono particolarmente alte nel Paese dopo che il 16 aprile ha vinto il sì nel referendum voluto dal presidente Recep Tayyp Erdogan per la riforma costituzionale che attribuisce maggiori poteri al capo di Stato.

Poco prima di queste notizie l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Raad al-Hussein, ha denunciato “il clima di terrore” in Turchia, dove si susseguono migliaia di arresti ed epurazioni a dieci mesi dal fallito golpe contro il presidente. “È molto improbabile che le sospensioni e gli arresti rispetteranno gli standard legali”, ha poi sottolineato al-Hussein, nel corso di un briefing a Ginevra, commentando le epurazioni di poliziotti, dipendenti statali e magistrati. E, sull’arresto dei giornalisti, ha detto: “Il giornalismo non è un crimine in Turchia, è una questione a cui il governo deve prestare grande attenzione”.