L’Antitrust ha avviato un’istruttoria sulla Siae per verificare se la società che tutela il diritto d’autore e ne esercita l’intermediazione abbia messo in campo pratiche anticoncorrenziali illegittime per preservare il proprio monopolio. In mattinata i funzionari dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, con il supporto del nucleo speciale Antitrust della Guardia di finanza, hanno così eseguito ispezioni nella sede romana della Siae oltre che negli uffici di Assomusica, associazione di categoria degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo. Il sospetto, secondo l’authority, è che le condotte di Siae abbiano avuto l’effetto “di escludere ogni concorrenza dai mercati oggetto di indagine, ostacolando le attività degli operatori nuovi entranti e riducendo così anche la libertà degli stessi autori ed editori di scegliere a quale collecting (società di gestione dei diritti d’autore, ndr) associarsi o richiedere servizi”.

In una situazione di mercato che, in virtù della legge sull’autore del 1941, è un monopolio da anni, si sono affacciate di recente alcune novità. Come la direttiva europea ‘Barnier’. E il debutto in Italia delle attività di nuovi operatori, in particolare Soundreef e Innovaetica, che gestisce il portale Patamu. Ed è a seguito delle loro segnalazioni, oltre che di vari artisti, che l’Antitrust ha avviato l’istruttoria. In particolare al vaglio dell’authority ci sono alcune condotte di Siae sia nei confronti degli autori che degli utilizzatori, cioè gli organizzatori di concerti e i gestori di esercizi commerciali. Tra le altre cose “Siae – si legge nella delibera di avvio dell’istruttoria – eserciterebbe pressioni di vario genere per dissuadere gli autori dal conferire mandato ad altre collecting”, per esempio frapponendo “enormi ostacoli” a chi vuole lasciare Siae, per rivolgersi a un’altra società per la riscossione dei propri diritti.

Per quanto riguarda invece le azioni verso gli utilizzatori, il sospetto messo nero su bianco dall’Antitrust è che Siae sia responsabile di “minacce di vario genere” nei loro confronti. Sostenendo per esempio di essere l’unica società di collecting a poter incassare le royalties dovute per l’esecuzione di musica in pubblico, Siae “opera l’attività di riscossione presso gli utilizzatori anche per autori che hanno conferito integralmente mandato ad altre collecting”. Ulteriori pressioni – scrive il Garante – sarebbero esercitati da Siae “tramite i propri servizi di ispettorato”. Da verificare anche le accuse di Innovaetica, che tra le altre cose ha segnalato di non essere riuscita a svolgere attività di auto-riscossione dei diritti a favore dei propri autori, “in ragione della paventata minaccia da parte degli agenti Siae di possibili verifiche fiscali”.

Secondo l’Autorità “i comportamenti sopra illustrati sono suscettibili di configurare un abuso di posizione dominante da parte di Siae volto ad escludere gli operatori nuovi entranti dal complesso dei mercati della gestione e intermediazione del diritto d’autore”. Sotto accusa anche Assomusica che con Siae potrebbe avere stretto quella che nella delibera viene definita una “intesa anticoncorrenziale”. Saranno così da approfondire nel corso dell’istruttoria gli sconti sulla commissione da versare a Siae garantiti agli utilizzatori associati ad Assomusica. Così come le linee guida redatte dall’associazione, che orienterebbero le imprese a scegliere Siae come unico intermediario, “comportando l’esclusione di tutte le collecting diverse da Siae”. Una condotta, quella di Assomusica, definita “di boicottaggio” nei confronti dei concorrenti di Siae.

“La Siae – si difende il suo direttore generale Gaetano Blandini – è trasparente e tranquilla, come sempre collaborativa con le istituzioni. Finalmente si farà chiarezza”. Ma secondo Davide D’Atri, amministratore delegato di Soundreef, l’avvio dell’istruttoria ha già un significato: “L’autorithy riconosce una liberalizzazione che è nei fatti del mercato e che la politica continua a negare con provvedimenti confusi. Ci spiace constatare che la nuova legge italiana di recepimento della direttiva Barnier è assolutamente insufficiente e lacunosa e crediamo che ci sarà anche l’intervento dell’Unione Europea dopo quello dell’Antitrust”.

@gigi_gno