Lasciare anche Valle di Altafossa oppure chiamarla solo Valle Altfasstal? Tenere Cima Lasta o accontentarsi di Cima Astjoch? Far scomparire Bagni Piani di Maia, lasciando soltanto la scritta Bad Maistatt? Da anni i dubbi amletici sulla toponomastica bilingue, su quelli che di fatto sono nomi da mettere sui cartelli stradali della Provincia di Bolzano, superano i problemi dell’Alto Adige nell’agenda delle priorità della classe politica altoatesina, con un dispendio di risorse umane e politiche senza risparmi. Tutto questo senza trovare una soluzione. L’ennesima chance per chiudere la sterminata discussione è stata sprecata appena qualche giorno fa, l’8 marzo, per via di rivendicazioni e rancori risalenti ormai all’epoca fascista. Lasciando così campo aperto alle polemiche delle destre nazionaliste, tedesche come italiane, che a Bolzano cercano di farsi spazio sull’onda di quello che accade nel resto d’Europa. “Per noi è una ferita ancora aperta” dice al Fatto.it il senatore della Südtiroler Volkspartei Karl Zeller, uno dei più importanti esponenti del partito che da sempre governa in Alto Adige.

Roberto Bizzo (Pd)

Nazionalisti italiani e identità tedesche. Accordo fatto, anzi no
A Bolzano sui toponimi si discute da oltre vent’anni. Ma se ne parlava già nel 1972 quando è stato approvato lo Statuto Speciale che ha sancito l’Autonomia. E, anzi, la “ferita” risale a più di cent’anni fa. E’ per questo che su questa storia saltano tutti i punti di riferimento, si mescolano punti di vista tra nazionalisti italiani e identità tedesche e alla fine si mettono in discussione le alleanze tra partiti, per esempio quella storica tra centrosinistra e Svp. Tanto che l’accordo raggiunto dalla cosiddetta Commissione dei Sei, che – composta da 3 politici nominati dalla Provincia e 3 dal governo – ha il compito di elaborare le norme di attuazione dello Statuto, è saltato proprio a causa della posizione di un consigliere del Pd, Roberto Bizzo.

Via tutti i nomi italiani? No, solo mille su 8mila
A scanso di equivoci, alimentati dalla propaganda nazionalista, va detto che nessuno ha intenzione di cancellare tutti i nomi italiani. Piuttosto il compromesso raggiunto dalla Commissione dei Sei prevedeva la cancellazione di meno di mille toponimi italiani, a fronte di circa 8mila totali. “Noi volevamo lasciare le cose come sono oggi – spiega Zeller – salvo per quei nomi che anche gli italiani preferiscono usare in tedesco e che quindi sono da considerare in disuso”. L’esempio è Obereggen, famosa località sciistica che nessuno si è mai sognato di chiamare con il nome San Floriano, rimasto forse solo in qualche vecchio registro del Comune.

Karl Zeller

“In Alto Adige – continua il senatore – esistono 170mila toponimi tedeschi, solo 8mila sono anche in italiano. La norma avrebbe inserito la formula ‘lago‘, ‘malga‘, ‘cima‘ vicino a quelle denominazione che oggi sono solo in tedesco”. L’elenco di toponimi italiani da cancellare è il frutto di due accordi tra Stato e Provincia del 2010 e del 2013. A eventuali altre cancellazioni ci avrebbe poi pensato un comitato paritetico (sei esperti, 3 tedeschi e 3 italiani), nominato dal consiglio provinciale, che armato di bianchetto avrebbe deciso quali toponimi eliminare in futuro, perché non più utilizzati.

Tutto però è saltato dopo la richiesta del consigliere Pd Roberto Bizzo, uno dei sei della commissione. “Volevo che all’interno della norma fosse assicurato che tutti i nomi italiani tuttora esistenti fossero riconosciuti come non in disuso”, chiarisce a ilFatto.it. In sostanza voleva che a decidere su tutte le denominazioni fosse il futuro comitato, quello armato di bianchetto. “La decisione su un toponimo – aggiunge Bizzo – deve rimanere in mano al gruppo linguistico a cui quel nome appartiene”. Ma da tecnico-linguistico il discorso diventa subito politico, addirittura storico, come si capisce dalla replica di Zeller: “Elevare il lavoro di Tolomei a rango costituzionale per noi è insostenibile, un suicidio politico. Con questo compromesso volevamo chiudere una ferita“.

Benito Mussolini in visita a Bolzano nel 1935

Cent’anni di discussione, da Giolitti a Mussolini
Chi era Ettore Tolomei? Geografo e politico, Tolomei è considerato uno dei più significativi esponenti del nazionalismo italiano del Novecento. Fu lui, a partire dal 1906, a cominciare l’opera di traduzione dei toponimi tedeschi in italiano, cominciando dall’invenzione del nome Alto Adige. Da irredentista, il suo scopo era rivendicare l’italianità di quel territorio a colpi di toponomastica. Quando nel 1919 il Süd Tirol fu annesso all’Italia, partì la corsa del governo per ufficializzare l’elenco di Tolomei, che veniva esposto sulle scrivanie di Sidney Sonnino e Giovanni Giolitti. La sostituzione della toponomastica tedesca con quella “tolomeiana” alla fine fu decisa proprio dal quinto governo Giolitti, perfezionata durante i governi Bonomi e Facta e portata a compimento con un regio decreto del marzo del 1923, quando Benito Mussolini si era instaurato come presidente del Consiglio da meno di 5 mesi. Tutti d’accordo, insomma, sull’italianizzazione dei nomi dei territori italiani di lingua tedesca.

Ma per i sudtirolesi quella prevaricazione ha avuto sempre il simbolo del fascismo, che d’altronde non fu per nulla tenero con la popolazione locale, vietando l’uso del tedesco non solo sui cartelli ma anche nelle scuole e nella vita pubblica. Solo con l’avvento del fascismo, d’altra parte, Tolomei riuscì a portare a compimento il suo programma di italianizzazione, completando l’opera di traduzione sancita dal decreto ministeriale del 1940. Un lavoro che in molti casi prese spunto da criteri storici “oggettivi”, riprendendo nomi già in uso tra gli italiani, ma che spesso fu anche frutto di denominazioni create ex novo, magari andando a recuperare documenti sulla dizione indoeuropea risalenti all’anno 1070, come nel caso della Valle Aurina (in tedesco Ahrntal). O anche solo andando a orecchio: così Naturns diventa Naturno e Riffian diventa Rifiano.

Striscione bilingue contro la chiusura della frontiera del Brennero

Fatto sta che, a differenza dei toponimi della Val d’Aosta, anch’essi italianizzati durante il fascismo ma ripristinati nel 1946, i toponimi di Tolomei sono rimasti anche nel Dopoguerra. E per i tedeschi hanno mantenuto il marchio indelebile della sopraffazione fascista. Nel frattempo sono passati 70 anni, è arrivato il riconoscimento dell’Autonomia, si sono create famiglie miste ed è nato un sentimento di appartenenza al territorio al di là delle diversità linguistiche.

La questione irrisolta delle zone irredente, fino alla Consulta
Eppure la toponomastica continua a essere una questione irrisolta, per ragioni d’orgoglio e per ragioni di bacini elettorali. L’esistenza di un’unica policultura in parte è già realtà in Alto Adige, non pare così difficile renderla effettiva anche su dei cartelli stradali. “Chi vuole fomentare conflitti etnici in Alto Adige e dintorni ancora una volta – scrisse nel 1993 Alexander Langer, altoatesino di lingua tedesca che fu tra i fondatori dei Verdi – prova piacere a gettarsi allegramente nella mischia sulla toponomastica: da entrambi i lati! Chi, invece, ha in mente la crescita della buona convivenza sotto l’autonomia e nell’Europa, dovrebbe piuttosto preoccuparsi della costruzione e del radicamento di una patria comune per le persone di tutti i gruppi linguistici in Alto Adige. Questo porterebbe un giorno a causare spontaneamente l’eventuale sparizione di toponimi creati ad arte. Prestabilire la loro eliminazione creerebbe oggi lo stesso odio che crearono allora i decreti fascisti”.

Ma il lungo dibattito ancora non basta. Lo spunto giuridico per affrontare di nuovo il pasticcio dei cartelli stradali viene dal vuoto normativo lasciato dall’articolo 101 dello Statuto, che dispone l’ufficializzazione della toponimia tedesca al fianco di quella italiana: un passaggio non ancora avvenuto, nonostante ripetuti tentativi tra cui una legge provinciale del 2012, impugnata dal Consiglio dei ministri davanti alla Corte costituzionale, che dopo 5 anni ancora non si è pronunciata.

Eva Klotz, leader del partito Süd-Tiroler Freiheit

Lo scontro tra le destre (e Pd e Svp in mezzo)
Perché tutte queste difficoltà nell’approvare una legge che ufficializzi i toponimi tedeschi? Perché con l’introduzione del criterio dell’uso, al fianco del principio del bilinguismo, la discussione ha preso una piega diversa, spostandosi verso la progressiva cancellazione di parte dei toponimi italiani. Questo non ha fatto altro che inasprire il dibattito. La destra nazionalista italiana sbandiera il timore della cancellazione totale. La destra tedesca, impersonificata nei Freheitlichen, invoca proprio l’eliminazione completa, dimenticando però che i toponimi italiani sono stati introdotti sì in modo “artificioso”, ma oggi fanno parte della storia e della cultura dell’Alto Adige. D’altronde loro vorrebbero tornare solo Süd Tirol, staccarsi dall’Italia e se possibile fondare uno Stato a parte.

Il consigliere Pd Bizzo usa proprio questa chiave per spiegare le prese di posizione dell’Svp: “Quello che accade a livello europeo incide sul dibattito attuale. Lo sdoganamento del voto alla destra nazionalista potrebbe avere ricadute anche in Alto Adige e di questo l’Svp ha paura”. Zeller però nega: “Non guadagnamo neanche un voto ad approvare questa norma, la destra tedesca ci attacca come traditori. Noi volevamo togliere loro un alibi, ufficializzare i nomi italiani con una nuova legge in modo che nessuno potesse più dire che erano fascisti”. Alla fine hanno prevalso da una parte l’intimo credo che l’Alto Adige sia una terra monoculturale, in cui gli italiani si sono solo insediati, e dall’altra il timore di una prevaricazione. La toponomastica può essere il simbolo di un nuovo passo verso l’integrazione culturale, in una terra che è sempre stata di passaggio. Invece no: l’accordo è saltato su una manciata di nomi sui cartelli stradali e sulla rievocazione di un personaggio di cent’anni fa. Questa è la politica, poi c’è la maggioranza dei cittadini a cui poco importa quello che è successo un secolo fa e – come ha scritto Christian Pfeifer, direttore del settimanale sudtirolese Südtiroler Wirtschaftszeitung – della storia “sciagurata” della toponomastica semplicemente “si vergogna”.