In parità con il Pd, come dice l’istituto Piepoli? O i Cinquestelle hanno il vantaggio più ampio mai misurato finora dai sondaggi, come dice Ipr Marketing? Le certezze sono due, comunque: il M5s è primo partito – solo o non – e la tendenza lo dà in crescita, a differenza dei democratici, in depressione ormai da oltre un mese secondo tutte le rilevazioni. L’altra conferma, rispetto ai giorni scorsi, è che il centrodestra si ritrae, mentre i sondaggisti hanno evidentemente qualche problema a misurare la forza del Movimento dei Democratici e Progressisti, cioè i fuorusciti del Pd, che secondo Ipr possono arrivare addirittura al 6.

Secondo l’istituto diretto da Antonio Noto per Cartabianca, il Movimento Cinque Stelle è al 31 per cento, una cifra che conferma i dati di altri istituti elaborati negli ultimi 15 giorni. Magro, invece, è il risultato del Pd che non va oltre il 24 per cento, un risultato che se fosse vero sarebbe peggiore di quello del partito a guida Bersani nel 2013, le elezioni “non vinte”. Forza Italia e Lega Nord sono appaiate al 12 e insieme a Fratelli d’Italia (al 5) il centrodestra unito raggiungerebbe il 29. In questo quadro, dunque, si confermerebbe lo scenario perfettamente tripolare con M5s al 31, centrosinistra (Pd più Mdp) al 30, centrodestra al 29. Fuori dalle alleanze, come ha ripetuto più volte in questi giorni Angelino Alfano, Alternativa Popolare che comunque conferma di essersi ripresa e tocca quota 4 per cento. Non supererebbe invece la soglia di sbarramento Sinistra Italiana, ferma al 2,5. Non pervenute le forze “nuove” come il Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

Per l’istituto Piepoli che ha pubblicato oggi un sondaggio sulla Stampa, i Cinquestelle sarebbero invece un po’ più bassi, cioè al 29, ma comunque in crescita di mezzo punto rispetto alla settimana precedente. In questo caso è il Pd che appare paralizzato, sempre al 29. La Lega Nord raccoglierebbe il 12,5, Forza Italia l’11,5 e i Fratelli d’Italia il 4,5, per un totale di coalizione di poco meno del 29. Tra i partiti che supererebbero la soglia di sbarramento dell’Italicum, al 3 per cento, i Democratici e Progressisti (che Piepoli dà a un livello non proprio brillante, al 3,5) e l’Alternativa Popolare degli alfaniani, comunque non oltre il 3. Gli altri di centrosinistra, da Sinistra Italiana (al 2,5) a Pisapia (non pervenuto), sarebbero fuori dal Parlamento.

Piepoli ha confermato la tendenza in vista delle primarie del Pd in programma il 30 aprile. Matteo Renzi sembra avere davanti a sé una prateria, mettendo insieme il 65 per cento dei consensi degli intervistati, mentre gli avversari sono parecchio distanti: Andrea Orlando non va oltre il 21 per cento, Michele Emiliano raggiunge il 14. Tutte cifre che – se vere – darebbero di nuovo la leadership del partito all’ex presidente del Consiglio.

Infine la fiducia nell’attuale capo del governo e nei ministri. Paolo Gentiloni ha la fiducia di un complessivo 46 per cento degli intervistati che però si dividono in un 10 di chi risponde “molto” e 36 di chi dice “abbastanza”. Non ha per nulla fiducia nel presidente del Consiglio il 20 per cento, mentre poca fiducia viene espressa dal 31 per cento. Dario Franceschini, ministro della Cultura, è il ministro che gode della maggiore fiducia, con il 62 per cento. A seguire il ministro dell’Interno Marco Minniti e quello ai Trasporti Graziano Delrio, entrambi appaiati al 58. Ultimo, staccatissimo dalla penultima (Valeria Fedeli), è il ministro degli Esteri Angelino Alfano che gode della fiducia del 25 per cento degli intervistati.