Declassarono il rating di Italia e altri paesi provocando un crollo in Borsa. Mossa che criticata anche dall’Ue. Per questo l’agenzia di rating di Standard & Poor’s finì nel mirino della procura di Trani. Il Tribunale oggi ha assolto dall’accusa di manipolazione del mercato cinque tra analisti e manager e la società di rating stessa. La procura aveva chiesto la condanna a due anni per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per S&P era stata chiesta la condanna alla sanzione di 4,6 milioni. Il pm Michele Ruggiero oggi in aula si è presentato con una cravatta tricolore.

La manipolazione del mercato finanziario contestata era aggravata dal fatto che è stata commessa ai danni dello Stato italiano e dall’ingente danno patrimoniale provocato. Cuore del processo i report emessi tra il 2011 e il 2012 sull’affidabilità del sistema creditizio italiano, a “indebiti annunci preventivi” sull’imminente declassamento dell’Italia e al taglio del rating del nostro Paese deciso nel gennaio 2012. Decisione che ha provocato un terremoto sui mercati e un’impennata del differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi (lo spread).

“La decisione di oggi conferma in modo inequivocabile come in tutti questi anni la società sia stata oggetto di illazioni fantasiose. Finalmente è stata resa giustizia alla società e a ognuna delle persone che quotidianamente lavorano con onestà e competenza professionale – si legge in una nota dell’agenzia  – Abbiamo sempre riposto tutta la nostra fiducia nella correttezza delle nostre azioni e nella capacità dei giudici che hanno dissolto ogni dubbio sull’integrità e sulla qualità del nostro lavoro”. “Rispettiamo le sentenze, appena vedremo le motivazioni lavoreremo per un eventuale appello” dice il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, e quello di Federconsumatori, Rosario Trefiletti.

“Le sentenze non si commentano, si rispettano. Abbiamo fatto la nostra parte fino in fondo. Forse c’e un po’ di amarezza, ma l’assoluta convinzione che tutto quello che si poteva fare, tutto quello che si poteva dire, sostenere, l’abbiamo fatto, detto e sostenuto con grande orgoglio – riflette il pm di Trani Michele Ruggiero – Questa è una battaglia che abbiamo cercato di fare per ripristinare un po’ di trasparenza e di verità. Confidiamo però nel lavoro della magistratura. Rispetto per le sentenze dei giudici: leggeremo le motivazioni, poi valuteremo”.

Il gup aveva accolto la richiesta di rinvio del pm di Trani Michele Ruggiero, avanzata già nel 2012 e ribadita a settembre durante l’udienza preliminare a porte chiuse, S&P dopo la decisione del giudice aveva diffuso una nota in cui spiega di “credere fermamente che queste accuse siano completamente infondate e non supportate da alcuna prova”. “Abbiamo sempre svolto il nostro ruolo con coerenza, fornendo una opinione indipendente sul merito di credito dell’Italia in linea – spiega la società – con le nostre metodologie internazionali, con i nostri standard di qualità e integrità, e con la regolamentazione europea”. “Il merito di questa causa sarà ora esaminato da un tribunale nel pieno contraddittorio tra le parti. Siamo fortemente convinti che, quando questo avverrà, saremo pienamente assolti da ogni accusa”. A processo era stato rinviato anche un manager di Fitch imputato in un altro filone. Per lui era stata chiesta una condanna a 9 mesi per aver lanciato, sempre a gennaio 2012, annunci di un imminente declassamento del rating dell’Italia, mai però decretato ufficialmente da Fitch fino a fine gennaio. Anche lui è stato assolto “perché il fatto non sussiste”.

Nel processo si sono costituite parti civili alcune associazioni di consumatori (Federconsumatori, Acu, Adusbef) e alcuni privati cittadini. Il processo è iniziato a novembre del 2015 e ha visto sfilare testimoni illustri tra i quali gli ex presidenti del consiglio Mario Monti e Romano Prodi, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e l’attuale ministro Pier Carlo Padoan. Durante l’inchiesta era stata acquisita una mail interna in cui un altro manager contestata la falsità delle informazioni presenti nei report.