Il Lenovo Moto Z, presentato a giugno 2016 e in commercio in Italia da ottobre, rappresenta l’attuale top di gamma degli smartphone della casa cinese. Quest’ultima, in occasione del MWC, ha presentato come suo consueto il rinnovo della fascia medio-bassa, mostrando al pubblico la quinta generazione dei Moto G. La sua scheda tecnica è perfettamente in linea con gli altri top di gamma dello scorso anno con al cuore uno Snapdragon 820, 4GB di Ram, due tagli di memoria (32GB/64GB) espandibili tramite microSD, display AMOLED da 5,5″ QuadHD (2560×1440), lettore di impronta digitali, fotocamera anteriore grandangolare da 5Mpixel con flash dedicato, fotocamera posteriore da 13Mpixel con apertura ƒ/1.8, doppia Sim, batteria da soli 2600mAh e supporto ai moduli d’espasione “MotoMods”, che permettono ai Moto Z di mostrare l’interpretazione di Lenovo del concetto di smartphone modulare. Abbiamo avuto modo di provare il Moto Z durante le ultime 2 settimane utilizzandolo come telefono principale, e possiamo anticipare con risultati abbastanza soddisfacenti.

Dal punto di vista del design, il dispositivo è abbastanza pulito e mette in risalto la sottigliezza (esclusa la fotocamera è spesso circa 5,2mm). Sul frontale – oltre al display – al centro, in alto, trovano posto la capsula audio (che funge anche da speaker), affiancata a sinistra dalla fotocamera frontale e a destra dal flash. In basso invece troviamo al centro il sensore d’impronte digitali, due microfoni ed un set di sensori ad infrarossi utilizzati dai servizi della “Moto Experience“. Il retro è completamente piatto (ad esclusione del “bozzo” della fotocamera), vedendo in alto e in basso due fasce dedicate alle antenne e un microfono, mentre il corpo centrale in alluminio presenta una trama a righe spezzata in alto dalla fotocamera posteriore e dal logo della M alata ed in basso dai pin del connettore per le MotoMods.

La cornice esterna è quasi interamente in alluminio: viene interrotta in alto da una fascia per le antenne, da un microfono e dal cassettino per SIM e microSD (possono essere inserite 2 Sim o 1 Sim e 1 microSD). Sul lato destro in alto trovano posto due pulsanti indipendenti per il volume ed il pulsante d’accensione (quest’ultimo zigrinato), infine in basso trova posto l’unico connettore presente sul dispositivo, una porta USB-C da utilizzare per la ricarica, il trasferimento dati e per gli auricolari (a corredo dello smartphone viene dato un adattatore per utilizzare le cuffie standard da 3,5mm ).

Se parliamo di difetti nel design, il posteriore naked sembra pensato principalmente per l’utilizzo con le mod. Impugnandolo si nota lo spigolo tra la cornice ed il posteriore, cosa che sull’anteriore viene ben dissimulata dalla stondatura presente sul vetro. I connettori a vista potrebbero preoccupare un po’, e il pannello d’alluminio per quanto dia un buon impatto visivo è anche un gran attrattore di aloni e ditata. Nel normale uso tutto ciò è risolto dalle mod Moto Style Shell (una inclusa nella confezione), cover che si agganciano magneticamente sul retro disponibili in vari materiali tra cui legno, nylon e pelle. I tre pulsanti laterali sono posizionati ottimamente per non dar fastidio all’impugnatura, ma essendo equidistanti e della stessa dimensione può capitare ad esempio di premere quello d’accensione invece del volume, nonostante la zigrinatura sul primo.

La fotocamera posteriore da 13Mpixel, dotata di stabilizzatore ottico ed autofocus laser, sicuramente non è il top tra quelle che equipaggiano gli smartphone top di gamma, ma si comporta in modo egregio e non sfigura nella maggior parte delle situazioni, sopratutto se i vostri scatti hanno come principale destinazione i social network. Il software per la sua gestione è sicuramente un ottimo passo in avanti rispetto a quello presente sulla scorsa generazione di smartphone della casa alata. Include la possibilità di gestire automaticamente l’HDR, le foto a raffica e la modalità professionale tramite cui è possibile regolare manualmente la messa a fuoco, l’ISO, il bilanciamento del bianco, l’esposizione ed il tempo di posa (nella gallery in alto trovate alcuni scatti). Per quanto riguarda i video è possibile registrare a 30fps in modalità 4K o a 60fps in FullHD (1080p), in entrambi i casi con supporto HDR, o video al rallentatore a 120fps in HD (720p).

Guardando alla parte software, anche dopo l’inglobamento in Lenovo, Motorola Mobility prosegue nell’offrire ai propri utenti una versione stock di Android (installato 6.0.1 ma già disponibile in OTA android 7.0), mantenendo inalterata l’interfaccia rispetto a quanto previsto da Google (con la sola esclusione del widget Orologio + Meteo). E riesce così a restituire agli utenti un’esperienza molto fluida che al contempo non pesa più del dovuto sull’hardware.

Le funzioni custom sono fornite dai servizi dell’app Moto. Modo Display è un sistema di gestione dello schermo in standby che permette di visualizzare le notifiche in modo semplice, puntando al risparmio della batteria; Moto Actions, utilizza i sensori per gestire particolari gesture o azioni. Ad esempio, è possibile attivare la fotocamera da telefono spento ruotando due volte il polso, mantenere il display attivo solo quando lo si sta effettivamente guardando grazie alla fotocamera anteriore, attivare la modalità schermo ad una mano con un semplice swipe dal basso, e attivare Moto Display semplicemente passando la mano vicino al dispositivo in standby (sfruttando i sensori ad infrarossi posti sulla parte anteriore).

Moto Voice infine è un sistema di assistenza vocale gestito tramite un apposito processore per la lingua naturale, strettamente integrato a Google now, che permette sia l’utilizzo di comandi vocali per gestire le funzionalità del telefono sia di abilitare l’annuncio vocale di messaggi e chiamate, in modo da poter rispondere senza prendere in mano lo smartphone. Un sistema particolarmente utile quando si è alla guida, ma che è possibile attivare automaticamente anche quando arrivate in determinati luoghi (nel nostro test è stato impostato per attivarsi automaticamente in redazione ed a casa e si è dimostrato particolarmente preciso). L’unico neo è la rimozione di alcune delle funzionalità rispetto ai Moto X della precedente generazione, prima fra tutte il comando “Trova il mio telefono”, che permetteva ai più sbadati di ritrovare facilmente in casa il proprio dispositivo anche se in modalità silenziosa.

La batteria potrebbe risultare piccola rispetto ai concorrenti con i suoi soli 2600mAh, soprattutto in presenza di un display QuadHD, a seconda dell’uso che fate del dispositivo. Nel normale ciclo quotidiano, con 2 SIM inserite, effettuando 2/3 ore di conversazione tramite cuffie bluetooth, leggendo mail, scorrendo i social e con qualche foto scattata durante il percorso casa-lavoro, si oltrepassano le 24 ore di carica. E anche dimenticandosi di metterlo in ricarica la sera ci si trova con un 20-25% di batteria residua al mattino seguente. Ovviamente – qualora intendiate utilizzarlo in modo “più esigente”, aggiungendo regolari sessioni di gioco o rimanendo incollati allo schermo acceso per più ore – potrebbe essere necessario avere un battery pack o un caricabatteria. C’è da dire che quello in dotazione, con supporto alla tecnologia TurboPower, è in grado di darvi il 25-30% della batteria con un quarto d’ora di ricarica. Tra le Moto Mods a disposizione si trova l’Offgrid Power Pack prodotto da Incipio che permette di agganciare sul retro dello smartphone una batteria extra da 2200mAh, che aggiunge però anche 79g di peso e 6,2mm di spessore al prezzo di 69,90 euro. Forse eccessivo visto che si trovano sul mercato batterie portatili molto più capienti a meno di un terzo del costo, nonostante il vantaggio di non dover utilizzare cavi.

Il display è ottimo, con una buona rappresentazione dei colori correlata dalla possibilità di scegliere tra la modalità Standard (colori realistici) e Vivace (colori e saturazione ottimizzati). La regolazione automatica dell’illuminazione ha sempre reagito bene mantenendo lo schermo perfettamente leggibile anche all’aperto. Il lettore d’impronta si comporta bene, soprattutto grazie alla sua capacità di fungere da sostituto del tasto di accensione per bloccare e sbloccare il telefono in un attimo. Tuttavia la posizione scelta (frontale) può ingannare facilmente chi è abituato ad avere un tasto home fisico, finendo per spegnere il display anziché tornare alla home come avrebbe voluto.

Passando alle MotoMods, possiamo dire che l’implementazione di smartphone modulare di Lenovo sembra ottima. A differenza di quanto fatto da LG sul G5 i moduli sul Moto Z possono essere collegati e scollegati senza bisogno di riavviare il dispositivo, permettendo di passare da uno all’altro in pochi attimi e agganciandosi magneticamente sul retro dove sono ci sono dei pin dedicati. Una volta collegati allo smartphone, la gestione delle mod è integrata perfettamente nel software del telefono e le rende accessibili e funzionanti come se fossero parte integrante del dispositivo. Al momento sul mercato sono disponibili 5 Moto Mods. Oltre alle già citate Moto Style Shell e power pack infatti si possono acquistare l’Hasselblad True Zoom, un modulo fotografico dotato di zoom ottico 10X e flash Xenon dalle sembiance di una fotocamera compatta, il JBL SoundBoost, uno speaker stereo, e l’Insta-Share Projector, un proiettore compatto per condividere lo schermo del dispositivo. Abbiamo avuto modo di provare le ultime due.


L’Insta-Share Projector è un mini proiettore da 125 grammi di peso e 11 millimetri di spessore. Utilizza la tecnologia DLP, è compatibile con tutta la linea di Moto Z, ed è in grado di proiettare immagini a 480p con una diagonale massima di 70″. Integrata nella mod una batteria da 1100mAh, che permette un utilizzo complessivo di circa 2-2,5 ore (perfetto per vedere un film), una ventola per il raffreddamento ed un supporto che permette di inclinare smartphone+mod fino a 90°. Possiamo dire che la qualità delle immagini proiettate, considerando le dimensioni, è ottima ma richiede un ambiente poco luminoso a causa della bassa intensità della lampada. La mod è molto interessante ma il prezzo di circa 300 euro la rende più adatta ad un pubblico di professionisti, a cui potrebbe essere comodo avere la possibilità di proiettare una presentazione o un filmato senza doversi portare il peso di un proiettore convenzionale.

Il JBL SoundBoost permette di dotare i Moto Z di due speaker stereo da 27mm con 3W di potenzia ciascuno, sopperendo al non potentissimo singolo speaker integrato. La mod targata JBL integra una batteria da 1000mAh. Pesa 115 grammi, è spessa 13 millimetri e dota lo smartphone di un piedino d’alluminio per tenerlo in posizione rialzata. L’audio riprodotto è di buona qualità e dà particolare risalto ai bassi. In più, non presenta distorsioni nemmeno portando il volume al massimo. Il JBL SoundBoost viene venduto a 89 euro: un prezzo sicuramente superiore o pari ai vari speaker bluetooth disponibili sul mercato, che però non richiede nessuno sforzo per l’accoppiamento. Allo stesso tempo, però, ha lo svantaggio di poter essere utilizzato solo dai Moto Z.


Durante il nostro video di preview ci siamo posti un obiettivo: verificare se il Moto Z fosse una valida alternativa alla prossima generazione di smartphone in arrivo in questo primo scorcio di 2017. Ci sentiamo di dire di sì, soprattutto alla luce del suo attuale prezzo di mercato: i primi top di gamma del 2017 utilizzeranno in gran parte lo Snapdragon 821, che non dovrebbe comportare un grande incremento prestazionale per quanto riguarda la CPU. Inoltre dovrebbe utilizzare la stessa GPU dell’820 e quantitativi simili di memoria, arrivando sul mercato con prezzi a partire dai 650 euro. Il Lenovo Moto Z, invece, si trova facilmente sul mercato a 460 euro. Giocano però a suo sfavore una batteria meno capiente e una fotocamera appena inferiore. Il vantaggio? La modularità.

Pro:

  • Modularità
  • Fotocamera ottima per l’uso quotidiano legato ai social
  • Peso e spessore contenuto
  • Design
  • Prezzo

Contro:

  • Batteria, potrebbe non essere sufficiente a raggiungere sera con un uso intensivo
  • Costo delle Mod
  • Lettore d’impronta può ingannare chi è abituato ad un tasto home fisico