Michele Emiliano, Andrea Orlando e Matteo Renzi sono i candidati alla segreteria del Partito democratico. La conferma arriva dall’ufficio stampa del partito: nessuna sorpresa alla scadenza delle candidature, nessun “outsider” che si inserisce in una sfida già entrata nel vivo, con Renzi che annuncia l’apertura di uno dei quartier generali a Bari, nel fortino del “nemico” Emiliano. E così, a meno che nella prima fase congressuale tra gli iscritti, che si chiuderà il 9 aprile, uno dei tre non raggiunga il 50 per cento dei voti validi, saranno ammessi tutti alle primarie in programma il 30 aprile. La prima divisione è sulla questione del segretario/candidato premier. Il governatore della Puglia ha chiaramente detto: “Se vinco, non mi candido a presidente del Consiglio”. Una linea appoggiata da Orlando e ostacolata invece dall’ex segretario.

MATTEO RENZI – Sono circa 37mila le firme raccolte per la candidatura di Renzi alla segreteria del Pd, l’ultima a pervenire al Nazareno, alle 17.50, a soli dieci minuti dal termine delle 18. Nella bozza della sua mozione l’ex premier afferma chiaramente di volere “che la leadership che si propone per il governo del paese debba essere la stessa che guida il partito”.  Occorre saper creare “una nuova alleanza tra libertà e protezioni, tra opportunità e fragilità”, si legge ancora. Poi un passaggio sull’organizzazione della militanza: “Far vivere i valori di partecipazione orizzontale, trasparenza e responsabilità pubblica”. Renzi nella sua newsletter lancia infine la campagna congressuale, che partirà il 10 marzo con la kermesse organizzata al Lingotto di Torino: “Dopo che per mesi la politica italiana ha discusso del niente – sostiene l’ex premier – è arrivato il momento di tornare a elaborare proposte, idee, sogni”. E a chi parla di una possibile sconfitta per via dell’inchiesta Consip, Renzi replica: “Se qualcuno pensa che qui ci sia gente che si impaurisce o si rassegna, ha sbagliato indirizzo!”

ANDREA ORLANDO – “Chi guida il Pd difficilmente sarà presidente del consiglio”, ha detto il ministro Orlando a SkyTg24. A sostegno della sua candidatura sono state raccolte circa 18mila firme ed è arrivato il sostegno di 80 deputati e 30 senatori. La mozione di Orlando si intitola “Unire l’Italia, unire il Pd”. Il sottotitolo è: “Una casa divisa non può reggere”, una frase che è una citazione di Abramo Lincoln. Tra i sostenitori il ministro Anna Finocchiaro e il presidente del Lazio Nicola Zingaretti, oltre ai parlamentari come Marchi, Cuperlo, Damiano, Pollastrini, Argentin. E poi i lettiani Meloni e Guerrieri, la bindiana Miotto, il senatore Chiti. Una composizione – sottolineano i suoi – che ricorda l’Ulivo.

MICHELE EMILIANO – “Abbiamo depositato le firme necessarie per la mia, la nostra, candidatura al congresso del Pd. Arrivano dal basso, da tutta Italia, da nord a sud. Adesso, finalmente, si parte”, è il commento di Emiliano. “Ne abbiamo raccolte più di 6mila“, esulta Francesco Boccia, che poi spiega uscendo dal Nazareno: “Non ci sono molto deputati tra i nostri sostenitori perché una nostra proposta molto forte è cancellare i capilista bloccati e questo non piace a tanti”. Emiliano avrà a breve anche un quartier generale per la campagna congressuale a Roma in via Barberini. “Mi sono candidato perché il Pd è sulla luna dal punto di vista delle cose che accadono nel Paese”, aveva detto il presidente della Puglia ad Agorà su RaiTre, lanciando poi per primo l’idea di non candidarsi a premier se fosse diventato segretario.