E’ l’ipotesi estrema che tutti smentiscono davanti ai microfoni, ma non possono dire di non averci pensato. L’evoluzione dell’inchiesta sugli appalti Consip e il coinvolgimento del papà di Matteo Renzi potrebbero portare fino al rinvio del congresso del Partito democratico? L’idea, riportata nei vari retroscena dei quotidiani, circola nei corridoi tra alcuni dei rappresentanti più influenti del partito. Che però oggi si sono affrettati a smentire. Il primo che non vuole sentire ragioni è il segretario uscente ed ex presidente del Consiglio: “Sarà”, ha scritto su Facebook, “una grande occasione per decidere insieme quale Italia vogliamo in Europa e come il Pd dovrà essere motore del cambiamento. Nessun alibi per rinviare la discussione, dunque”.

Ancora più drastico lo sfidante Michele Emiliano che intervistato al Corriere Live ha detto: “Il rinvio sarebbe la fine del Pd, perché dovremmo ammettere che c’è una tale crisi istituzionale, etica e morale da non poter proseguire neanche quello che abbiamo iniziato. Bisogna tirare via dalla dialettica congressuale la questione delle indagini e spetta prima di tutto a chi nelle indagini è coinvolto”. Più interlocutorio il commento del terzo nome in corsa e ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Mi sembra difficile ipotizzare un rinvio delle primarie”, ha detto a Repubblica Live. “In ogni caso fornisco il massimo della disponibilità a gestire insieme questo passaggio difficile. Non ho alcun interesse a speculare”.

La smentita è arrivata anche dal ministro Dario Franceschini che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stato tra i principali sostenitori dell’idea del rinvio. “Non è vero”, ha commentato all’agenzia Ansa. “Normalmente non passo le giornate a smentire i retroscena fantasiosi che escono puntualmente per seminare zizzania, ma questa volta voglio farlo con chiarezza per evitare che parta un dibattito su una cosa inventata e attribuita a me e a Fassino, che ho sentito questa mattina e ha manifestato lo stesso stupore mio dopo aver letto la rassegna stampa”.