Un incendio di vaste proporzioni ha distrutto una baraccopoli nel foggiano, tra Rignano Garganico e San Severo. Nel rogo al cosiddetto ‘Gran Ghetto’, abitato da alcune centinaia di migranti impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli nelle campagne della zona, sono morti due uomini del Mali. Molte bombole di gas, usate dai migranti per scaldarsi e cucinare, sono saltate in aria e hanno contribuito a rendere ancora più pericolosa la situazione. Dopo una mattinata di indagini, nel primo pomeriggio la procura di Foggia ha escluso la matrice dolosa. E tra l’altro non è la prima volta che il Ghetto va a fuoco: erano già scoppiati diversi roghi, e un anno fa un incendio aveva quasi distrutto l’intero complesso di baracche, fortunatamente senza morti né feriti.

Il primo marzo fa era cominciato lo sgombero da parte delle forze dell’ordine disposto dalla Dda di Bari nell’ambito di indagini avviate nel marzo del 2016 e culminate con il sequestro con facoltà d’uso della baraccopoli per presunte infiltrazioni della criminalità. Tuttavia gli agenti non hanno potuto completare lo sgombero perché alcuni dei 350 migranti che erano nella baraccopoli si sono rifiutati di lasciare il Ghetto. Ieri mattina circa 200 di loro hanno protestato davanti alla prefettura di Foggia, ribadendo di non voler lasciare il Ghetto e chiedendo udienza dal prefetto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno trovato i due corpi carbonizzati dopo lo spegnimento delle fiamme. L’incendio si è sviluppato su un’area di oltre 5000 metri quadri e ha distrutto un centinaio di baracche. “È stato troppo violento e improvviso e quindi non si esclude che possa essere stato appiccato da qualcuno”, ha spiegato un vigile del fuoco. E tuttavia né i vigili del fuoco né gli agenti di polizia hanno avanzato l’ipotesi di incendio doloso ai pm foggiani. La procura ha infine avviato un’indagine per incendio colposo e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti.

Le vittime sono state identificate dagli altri migranti del ghetto. Si chiamavano Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, rispettivamente di 33 e 36 anni. Konate è stato trovato disteso su una brandina, carbonizzato, mentre Doumbia è stato trovato nei pressi dell’uscita della sua baracca. Secondo gli agenti, si era probabilmente accorto dell’incendio e stava cercando di fuggire. “Noi vogliamo lavorare e dormire nel ghetto, ma ci è stato detto di andare via, perché la magistratura ha stabilito che non si può stare in questo luogo”, ha raccontato un migrante della Costa d’Avorio che da tempo vive nella baraccopoli di Rignano. Ha spiegato che le due strutture messe a disposizione in sostituzione del Gran Ghetto, con i loro 110 posti, lasceranno molti migranti senza dimora. Per questo ieri hanno protestato davanti alla prefettura, che tuttavia ha detto “che al momento questi sono i posti a disposizione” e stabilito che il ghetto dovrà essere sgomberato entro oggi.

La segreteria provinciale della Cgil di Foggia “esprime il proprio cordoglio per la perdita di due giovani vite nell’ennesimo tragico episodio che coinvolge il ghetto di Rignano” e ha fatto appello alle istituzioni per “procedere con maggior velocità e decisione allo sgombero definitivo, garantendo a tutti i lavoratori oggi lì ospitati un’accoglienza dignitosa“. La federazione regionale dell’Usb Puglia ha espresso “la massima solidarietà alle comunità dei braccianti migranti del ‘campo'”, sostenendo che “questi episodi sono proprio la conseguenza della caccia alle streghe dei benpensanti razzisti“. Secondo l’Unione sindacale di Base, infatti, le due morti “sono le conclusioni tragiche di anni di assenza di politiche reali di accoglienza e del clima di caccia all’immigrato costruito nel nostro paese e nella nostra regione”. Anche Matteo Salvini si è espresso sulla vicenda. Per il segretario della Lega si tratta di “altro sangue sulle mani lerce dei ‘buonisti‘ di sinistra, che fanno arrivare in Italia migliaia di disgraziati promettendo loro tutto”, e occorre “fermare le partenze, bloccare i barconi, espellere i clandestini, combattere mafie e caporalato, prevedere un salario minimo che impedisca schiavitù e sfruttamento”. “Si può, anzi, si deve”, ha concluso.

“La tragica morte dei due cittadini maliani conferma la necessità di procedere senza indugio alla chiusura di questa operazione richiesta dall’Autorità Giudiziaria, ma – dice il governatore della Puglia Michele Emiliano – lascia un profondo sconforto perché se avessero accettato, come tanti hanno fatto, la alternativa abitativa adesso sarebbero ancora vivi”.  E al Gran Ghetto sono arrivate le ruspe per abbattere le baracche. I migranti sono stati fatti salire a bordo dei pullman messi a disposizione dalle forze dell’ordine per essere accompagnati nelle due strutture ricettive indicate dalla Regione Puglia: Casa Sankara che si trova lungo la statale 16 a qualche chilometro da Foggia e l’Arena che si trova alla periferia di San Severo. In tutto le due strutture assicurano 110 posti. “In realtà – afferma l’avvocato Giovanni Marseglia che cura gli interessi dei migranti – ci sarebbe bisogno di 400-500 posti letto per soddisfare tutte le richieste, per questo si dicono preoccupati, non sapendo dove possono essere destinati dopo aver lasciato il ghetto”.