Ho cantato con Gloria Gaynor (sono stonata come una campana). Ho ballato con Gloria. Ho palpitato al Killing me softly with his song. Ho rappeggiato al ritmo della sua band. Io che sono cresciuta con lo swing di I am What I am e al grido di un’intera generazione I will Survive, ero lì sotto al palco e poco ci è mancato che ci saltassi sopra per sostituire l’i-Phone al suo microfono. Ho registrato ogni suo languido sospiro. 68 anni, canta da quando ne aveva 7. Una voce ancora potente. A invitarla per un concerto dal vivo è stato Fawaz Grousi, il disegnatore di opulenza, ginevrino/libanese, l’inventore del black diamond, il diamante nero, che brilla sui décolleté di chi ancora se lo può permettere, e che portano la firma De Grisogono. Prima una cena place per un’ottantina di big spenders, i grandi spendaccioni (io, ovviamente, tra questi. Scherzo!), attovagliati al Hotel Palace di Gstaad da Chantal Montanarella, comunicatrice a 360 gradi della maison, per un risotto al tartufo, un branzino in salsa Tom Kha e fondant al cioccolato guanaja. A fine concerto sono sgusciata dietro le quinte e mi sono baciata la mia icona.

Altro giro: stessa sala Bacarat, stesse vetrine (cambiano solo gli sberluccichi delle gioie), et voilà il party chopardiano. Per un po’ di tempo le “missioni” di Caroline Scheufele, patronessa di Chopard e sponsor del Festival di Cannes, e di Fawaz si sono, come dire, incrociate. Sposati per una decina d’anni, il matrimonio non ha poi retto al conflitto d’interesse del tipo il mio diamante scintilla più del tuo. E ognuno per la propria strada, sempre sfavillante. Anche se la festa Chopard in confronto sembrava un raduno populista.

L’aria è sempre stralunata, come dire cosa ci faccio qui? Lo sa bene cosa ci fa qui Maurizio Cattelan, vende ai signorotti di Gstaad carillon con l’evocativo dito medio, riproduzione di quello che troneggia di fronte la Borsa di Milano. E a spacciare per opere d’arte tutte quelle sue magnifiche ossessioni seriali che hanno fatto diventare cult la rivista ToiletPaper, parto creativo del duo Cattelan/Ferrari (Pierpaolo). I due hanno in comune un nasone, un anarchico senso dell’umorismo e del marketing, un dissacrante intuito nel selezionare foto d’antan e collage che sembrano usciti dalle réclame americane anni ’50. Camicia che fa più interista che tirolese, Cattelan salta su un calesse trainato dai cavalli e se ne va in alpage a rimpinzarsi di fondue. Per sottrarsi al rituale dei selfie e degli autografi sui numeri più iconografici di ToiletPaper. Simpaticamente odioso e battuta tagliente: “Beh, non esageriamo con le firme. 15 franchi (tanto costa il magazine) valgono appena uno scarabocchio”.

Si chiama Ultima, nome profetico… ultima cafonata in termini di cascate di cristalli swarovski, suite da 150 metri quadrati e da 12mila franchi (per chi ha poco dimestichezza con il cambio sarebbero l’equivalente di 12mila euro) e massaggi rinvigorenti al caviale.
Il momento topico poi è stato quando è venuto a fare il Deejay Gianluca Vacchi, il neo profeta del nulla ma con milioni di followers che ha sparato musica a palla. Dopo di lui direttamente da Saint Tropez il format scatenante Bagatelle Beach che ha fatto da cornice alla pompatissima Pamela Anderson.
Fuori abeti dalle mille lucine, sembra sempre che sia Natale. Natale in casa Cupiello. Con la crisi che avanza e qui nascondono come la polvere sotto il tappeto.

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