“Il Pd si sieda con il governo per indicare il termine della legislatura, elaborare l’agenda e ci dica come dobbiamo strutturare ed equilibrare il prossimo Def“. Suona quasi come un richiamo all’ordine la richiesta avanzata nei confronti del Nazareno da Carlo Calenda, al dibattito organizzato dal Foglio al Piccolo Eliseo di Roma. “Si dice privatizzazioni no, nuove tasse no, nuovi tagli no e infrazione no: qualcuno ci spieghi come queste cose stanno insieme“, ha tuonato il ministro dello Sviluppo Economico. Mentre il Pd è dilaniato tra scissioni e dibattiti sulla data delle primarie, dunque, ci pensa l’uomo scelto da Matteo Renzi per sostituire Federica Guidi – e quindi riconfermato da Paolo Gentiloni – a ricordare ai dem che la campagna elettorale non è ancora iniziata e che sono ancora il principale partito di governo. In questo senso, Calenda fa l’esempio del manager che non può gestire la sua azienda se non sa la sua scadenza è a “tre mesi, sei mesi o un anno”. Tradotto: fino a quando il Pd intende far durare la legislatura? Secondo il ministro  “bisogna andare a votare alla fine della legislatura per alcune ragioni di buonsenso” dal completamento di alcune riforme alla stesura di un “Def quest’anno particolarmente sfidante“.

Un messaggio il ministro lo invia anche all’indirizzo dello stesso Renzi e della propaganda economica dell’ex premier, in vista anche delle primarie Pd che potrebbero essere fissate già per il 9 aprile. “Oggi l’ottimismo e il pessimismo non possono essere categorie della politica, la categoria dei riformisti deve essere il realismo. Ci sono politici realisti oggi in Italia? Non lo so, domanda difficile”. Secondo Calenda bisogna avere il coraggio di dire alle persone le “cose come stanno”, che la ripresa dell’1 per cento di Pil è “solo l’inizio di un percorso altrimenti la gente si urta e ha ragione di farlo”. Realisti, sottolinea, perché “nessuno ha la bacchetta magica e questo la gente lo sa. Se poi dai la colpa alla Ue commetti un duplice omicidio: stai dicendo che non conti nulla e fai una ammissione grave e poi dopo diventa difficile opporsi al populismo”.

Un passaggio è stato dedicato anche all’approvazione del ddl concorrenza, che Calenda spera arrivi “entro aprile”, anche se comunque osserva come la legge con cadenza annuale si è dimostrata “un meccanismo che non funziona“. Il ministro ha anche confermato che nel provvedimento sarà approvata “una norma anti scorrerie” che non sarà “una norma anti Vivendi” ma “dirà che se compri il 5% di una società devi dichiarare perché lo stai facendo. Quello che rileva è non paralizzare le aziende”. Si tratta di una misura non sarà “retroattiva” e che è “a favore della trasparenza per chi acquisisce partecipazioni rilevanti”.