Semplicemente, la macchina più importante di questo e degli anni a venire per Alfa Romeo. Anche più della Giulia da cui deriva meccanicamente, e che pure ha rappresentato e rappresenta una sorta di pietra angolare tra un passato fatto di attese disilluse e un futuro che ha riacceso la speranza. Quella di vedere un marchio storico italiano tornare ad occupare il posto che gli compete, tra i grandi.

Sport utility o crossover? Chi se ne frega, le definizioni servono solo agli uffici marketing. Semplicemente, ancora, la Stelvio è l’Alfa che non c’era. Quella che andrà a competere su un terreno inesplorato ma fecondo, negli ultimi sei anni il comparto dei suv ha triplicato le vendite in Europa, contro “squali” che parlano soprattutto tedesco e vanno per la maggiore. Motivo forse già sufficiente per fare un pò di tifo.

Anche perché al tavolo buono la Stelvio arriva, temporalmente, da buona ultima. Dunque dovrà sgomitare per ritagliarsi spazio. Come? Tornando al passato. Sembra strano a dirsi, ma la chiave del successo potrebbe essere proprio l’operazione di recupero, peraltro già avviata con la Giulia, del Dna storico Alfa Romeo. Annacquato durante troppi anni di limbo.

Il concetto chiave se lo lascia sfuggire il numero uno del brand Reid Bigland, quando dice che Stelvio (ma vale lo stesso per Giulia) “è esattamente il contrario dell’autonomous driving”. E’ un’auto che non guida ma si fa, anzi si deve, guidare. “Perché quello che manca nel panorama dei suv-crossover”, aggiunge il responsabile EMEA Fabrizio Curci, è “la passione e il piacere di guida”. Proprio quello su cui la nuova nata punta senza esitazioni.

Come detto l’architettura è quella della Giulia (stessa piattaforma, la “Giorgio”), ovvero una berlina sportiva. E il comportamento su strada, dunque, non si discosta poi troppo da quello spartito. Il parco motori è tutto nuovo (e leggero, visto che sono tutti in alluminio) quanto di più potente può offrire ad oggi il Biscione. E tenere a bada tutti quei cavalli sui tornanti alpini del Parco Nazionale dello Stelvio, luogo scelto per il test drive, non è roba da poco. Ci si riesce grazie alla trazione integrale che interviene quando serve (altrimenti si viaggia sempre con quella posteriore), ovvero in condizioni di scarsa aderenza, una taratura sapiente delle sospensioni e ad un assetto più rigido, nonostante la maggiore altezza dal suolo (20,3 cm in totale, 7 in più della Giulia, e il posto di guida è più alto di 19 cm). Il resto lo fanno il cambio automatico a otto marce (non prevista l’opzione del manuale), lo sterzo preciso e un impianto frenante all’altezza, ma anche i sistemi di assistenza alla guida che tuttavia assecondano la filosofia dell’auto: non sono invasivi e lasciano parecchi gradi di libertà.

L’abitacolo è elegante e pulito nelle linee, aiutato in questo dalla riduzione al minimo di comandi e pulsanti. Lunghezza totale (4,69 metri) e passo aumentati consentono di avere tanto spazio a bordo, per passeggeri e bagagli: il vano di carico ha una capienza minima di 525 litri, e l’accesso è facilitato dall’apertura e chiusura elettroniche del portellone. Il sistema di infotainment poi, che viene gestito tramite uno schermo da 8,8″, nella sua versione più evoluta offre pure la navigazione in 3D.
Per quanto riguarda i listini, infine, va detto che sono abbastanza allineati con la concorrenza, dal momento che ad oggi si parte dai 50.800 euro della 2.2 diesel da 210 cavalli. Il prossimo week end, ovvero il 25 e 26 febbraio, segna il debutto ufficiale nelle concessionarie italiane, mentre in Europa la Stelvio arriverà a marzo.

ALFA ROMEO STELVIO – LA SCHEDA

Il modello: si tratta del primo sport utility in oltre cent’anni di storia Alfa Romeo. Utilizza la stessa piattaforma costruttiva della Giulia, denminata “Giorgio”. Inizialmente, sono previsti tre allestimenti e due motorizzazioni
Dimensioni: lunghezza 4,69 metri, larghezza 1,90, altezza 1,67 metri
Motore benzina: 2.0 turbo 4 cilindri da 280 CV e 400 Nm (più in là sarà disponibile anche una versione depotenziata da 200 Cv)
Motore diesel: 2.2 turbo 4 cilindri da 210 Cv (ne arriverà anche una variante da 180 Cv)
Consumi omologati nel ciclo misto Nedc: da 4,8 a 7 litri per 100 km
Prezzo: da 50.800 euro
Ci piace: prestazioni stradali di rilievo, ottima guidabilità, motori potenti e spazio a bordo
Non ci piace: mancano un cambio manuale, anche se il mercato ne chiede sempre meno, e dei motori V6 (più in là ne arriverà uno benzina da 510 Cv destinato alla Quadrifoglio)