È una sentenza a suo modo storica, prima del suo genere in Emilia Romagna, sia per il numero delle condanne, sia perché sono arrivate pene durissime. In totale quasi 170 anni di carcere per i 23 imputati alla sbarra e risarcimenti record per le parti civili. Tra queste ultime c’è anche il giornalista Giovanni Tizian: in una telefonata, intercettata nell’ambito dell’inchiesta, uno dei condannati parlava di “sparargli in bocca”. Il processo di primo grado Black Monkey si chiude dopo quasi tre anni di dibattimento coi 26 anni e 10 mesi di carcere inflitti a Nicola “Rocco” Femia, che rispondeva di associazione mafiosa e altri reati, tra cui l’estorsione, la frode informatica, l’intestazione fittizia di beni, la corruzione. Secondo i pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, Femia era a capo di una associazione di stampo ‘ndranghetista che si occupava del business delle slot machine e del gioco online in Emilia Romagna e non solo.

Calabrese trapiantato al nord, i pm lo hanno sempre ritenuto vicino ad ambienti ‘ndranghetisti. I giudici del Tribunale di Bologna sono andati tuttavia oltre le richieste della Dda, che per Femia aveva chiesto 24 anni. Condanne pesanti per gli altri 22 imputati molti dei quali per associazione mafiosa e concorso esterno. Tra i condannati anche i figli di Femia: Rocco Maria (15 anni) e Guendalina (10 anni e tre mesi). L’inchiesta era nata dalla denuncia di un maghrebino che aveva raccontato di essere stato sequestrato a gennaio del 2011 da tre uomini che gli avrebbero intimato di pagare una piccola somma di cui era debitore, minacciando in caso contrario di “fare intervenire mafiosi calabresi per metterlo a posto”.

Prima che il processo Aemilia con i suoi oltre 200 imputati arrivasse a prendersi la palma di più grande processo antimafia in regione, l’operazione Black monkey era sicuramente la più importante inchiesta degli ultimi anni in questo territorio. Una inchiesta diventata celebre per il coinvolgimento, come parte offesa, proprio di Tizian. Dell’allora giornalista della Gazzetta di Modena (oggi all’Espresso) parlarono al telefono Nicola Femia e Guido Torello (ora condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa). Proprio quest’ultimo, sentendo Femia lamentarsi al telefono degli articoli di Tizian, gli disse: “Lo facciamo smettere immediatamente”. Poi Torello proseguiva: “O la smette o gli sparo in bocca”. Da quella telefonata, che fu intercettata dagli investigatori della Guardia di finanza, il giornalista sarebbe stato affiancato da una scorta. Tizian, per il quale la corte presieduta dal giudice Michele Leoni ha previsto un un risarcimento da 100 mila euro, era presente in aula a fianco del suo avvocato Enza Rando: “Credo – ha detto Tizian – che sia anche un punto di rottura, uno spartiacque decisivo anche per i prossimi processi che sono in corso. È un segnale importante”.

Tra i condannati per altre vicende legate all’inchiesta ci sono anche l’ex ispettore di Polizia Rosario Romeo, nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e altri reati, e la funzionaria della Corte di Cassazione Teresa Tommasi, condannata a due anni e due mesi per millantato credito.

In aula era presente anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Per l’associazione un risarcimento di 180mila euro: “A parte che i soldi non arrivano mai – ha scherzato don Ciotti con ilfattoquotidiano.it – ma abbiamo sempre dichiarato che vengono spesi esclusivamente per dare una mano alla gente in difficoltà”. Il sacerdote era visibilmente soddisfatto, anche perché oltre alla costituzione di parte civile tra il pubblico di tutte le udienze i rappresentanti di Libera non sono mai mancati “Sono qui per prima cosa per non lasciare solo un giornalista che ha avuto coraggio, che ha scavato in profondità con le sue inchieste, che ha denunciato il malaffare, che ha subito minacce. Mi sembrava corretto”. Risarcimento record anche per la Regione Emilia Romagna: un milione di euro. Mentre altri risarcimenti sono stati stabiliti per l’Ordine dei giornalisti, per i comuni di Modena e Imola, per l’agenzia delle Dogane e del Monopolio e per la Presidenza del consiglio dei ministri.

La sentenza, che accoglie e in molti casi va oltre le richieste del pm Francesco Caleca, ribalta le precedenti pronunce dei giudici sul caso Black Monkey. Nel processo in rito abbreviato relativo alla stessa inchiesta – che si era tenuto nei confronti di altri imputati negli anni passati – pur essendo state pronunciate molte condanne, era tuttavia caduta l’accusa di associazione mafiosa e tutte le aggravanti mafiose.