C’è eleganza, sì, ma anche tanta irritazione. Erano i tre tenori, ma i fuoriusciti del PdBersani, Speranza, Rossi – si sentono usati e non poco. A loro resta addosso la sensazione che Michele Emiliano abbia usato la manifestazione organizzata dal presidente della Toscana come un autobus. Il governatore pugliese aveva firmato la nota congiunta in cui si diceva che “Renzi ha scelto la scissione”. E alla fine ha scelto di rimanere sia pure per combattere il segretario uscente. E qualche frustata da lontano gli arriva. Pierluigi Bersani, a DiMartedì, la butta quasi via: “Emiliano farà i conti con le coerenze sue…”. Enrico Rossi, a Otto e mezzo, prima dice che non vuole “dare giudizi, spetta ai cittadini”. Ma poi aggiunge che “con Emiliano ci saremmo dovuti risentire oggi, invece non l’ho sentito il che evidentemente era un segnale di quello che poi è successo. Per me non sarebbe un comportamento normale, ma ognuno ha il suo carattere, i suoi modi di comportarsi”. Ma è proprio il presidente toscano alla fine che si lascia scappare la verità su cosa pensa di Emiliano: “Piano piano tutto si chiarisce – scrive Rossi su facebook – Lo scontro sarà tra Renzi e Emiliano. Uno spettacolo senza contenuti, una giostra populista, né di destra né di sinistra. Chi accetta questo gioco non può rappresentare gli interessi dei ceti popolari e si destina all’irrilevanza”.

Emiliano risponde parlando sia a Matrix sia a Porta a Porta: “Io ho tradito? Questa frase non l’ho sentita, non faccio parte della corrente di Bersani o Speranza sono un militante single, la mia forza è anche questa di non far parte di queste conventicole”. Dall’altra parte Emiliano ribadisce – come già detto in direzione – che “Renzi ha fatto capire che era meglio che Bersani e D’Alema se ne andassero… Bisognava desiderare di più che rimanessero per evitare la scissione”. Emiliano spiega che alla fine è rimasto per combattere Renzi e non “fare questo errore politico: dare l’alibi a Renzi per costruire davvero il proprio partito personale. Non voglio fare a Renzi il favore della scissione”. Sulla decisione di Bersani e D’Alema di procedere alla scissione, infine, ha spiegato: “Si sono fatti l’idea che fosse inutile contendere la leadership all’interno del Pd. Io spero che ci ripensino ancora. Farò di tutto perché rientrino”.

Bersani: “In famiglia mi hanno detto: era ora”
Bersani ha rilasciato una lunga intervista a Giovanni Floris, su La7, durante la quale ha più volte attaccato Renzi, quasi con un senso di liberazione. Cosa le hanno detto in famiglia, gli chiedono? “Era ora, quanto ci hai messo… Il fatto è che il genere femminile arriva prima alle conclusioni”. Secondo Bersani l’avvio del congresso (con le dimissioni del segretario) serve a Renzi “per salvar se stesso a rischio della Ditta”. Lascia il Pd? “Io sono rimasto sinistra di governo. E’ lui che si è molto spostato… Da noi non c’è stato nessuno strappo: noi abbiamo chiesto una discussione in tempi normali: Gentiloni fino al 2018, il congresso ai primi d’autunno, prima le amministrative e la legge elettorale…. non siamo stati noi a fare giravolte. Renzi ha fatto una cosa che mai era successa nel Pd: prendere il giochino delle dimissioni da segretario per fare una cosa cotta e mangiata in due mesi. Il mio Pd è il luogo del riformismo e del pluralismo, se diventa un partito del capo dove non si discute non può esistere”. L’ex segretario del Pd non nega la sofferenza per la scelta. Così si rifugia in una citazione di Enrico Berlinguer: “E’ certamente un passaggio non semplice ma anche quando hai dei dubbi, quando non sai cosa fare fai quel che devi”. Da qui “non voglio fare la cosa rossa però voglio fare una cosa che non sputi sul rosso”.

In Parlamento nuovi gruppi a marzo: chi esce dal Pd
Non tutti i bersaniani
lasceranno il Pd: erano 20 al Senato e 40 alla Camera, ma attualmente se ne potrebbero andare rispettivamente 15 e 25. A Palazzo Madama si contano ad ora 12 senatori che aderirebbero al nuovo gruppo (Gotor, Fornaro, Migliavacca, Pegorer, Corsini, Casson, Dirindin, Guerra, Gatti, Sonego, Ricchiuti, Manconi) a cui si potrebbero aggiungere altri o tre parlamentari (circolano i nomi di Mucchetti, Tocci e Micheloni). Alla Camera, dove in serata Speranza riunisce una ventina di deputati in uscita dal Pd, lasciano Bersani, Stumpo, Zoggia, Giorgis, Agostini, Leva. Con loro ci sarebbero anche Albini, Cimbro, Mugnato, Murer, Bossa, Fontanelli, Fossati. Inoltre a Montecitorio entrerebbero nel nuovo gruppo gli ex di Sel vicini ad Arturo Scotto: una pattuglia che potrebbe arrivare fino a 16 deputati, di cui fanno parte Bordo, Ferrara, Piras, Quaranta, Melilla, Fava, D’Attorre, Nicchi, Duranti. Quanto al nome dei gruppi, la discussione sarebbe ancora aperta. Rossi vuole che ci sia la parola “Socialisti“, altri caldeggiano “Sinistra” o “Progressisti“, ma tra le ipotesi c’è anche “Uguaglianza e libertà”.

Emiliano: “Se perdo il congresso sarò leale. Ma vincerò”
Emiliano,
 da Vespa, spiega che se perderà il congresso resterà leale con il Pd: “E se Renzi continuerà a farne come Carlo in Francia io sarò lì a rompergli le scatole tute le sere. Ma io sono convinto di poter vincere“. Il governatore pugliese rivela che da ragazzo è stato iscritto al Pci, che sua madre era una democratica di sinistra e suo padre un amico di Tatarella. “Sarebbe un brutto risveglio se chi vince il congresso non dà diritto di cittadinanza a chi ha perso. Io non tratterei Renzi come lui ha trattato la sua minoranza”. Ad ogni modo, visto che anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando sta pensando a candidarsi alla segreteria, Emiliano dice che “sarebbe importante”. Ma sembra già cominciata la campagna congressuale: “L’unico suo limite è che è stato per molto tempo la stampella di Renzi”.

Rossi: “Poveri? Se Renzi non avesse tolto l’Imu ai ricchi…”
Infine Enrico Rossi da Lilli Gruber centra subito l’argomento principale del possibile prossimo confronto tra il Pd e la forza che nascerà forse già a marzo. “Io sono convinto – dice il governatore toscano – che se Renzi ad esempio non avesse tolto l’Imu anche alle classi più ricche, ci sarebbero stati i 3 miliardi per i più poveri”. Rossi sottolinea una volta di più che il congresso sarà fatto “solo per reincoronare Renzi”, mentre “bisognerebbe che i fuori-onda andassero in onda. Ci sarebbe bisogno che i Franceschini, gli Orlando ed i Delrio dicessero a Renzi che così non si fa. E invece il congresso viene fatto solo per reincoronare Renzi”. Rossi conclude che ha fatto una scelta “con grande serenità, dopo aver ascoltato Renzi e altre relazioni. Perché uno capisce che quella non è più la sua casa, il suo modo di pensare. Allora bisogna costruire una forza politica nuova, più forte, più robusta dal punto di vista programmatico ed ideologico”.