Dopo mesi di tensioni il Partito Radicale si frantuma e mette alla porta nomi incisi nella sacre tavole della sua storia: Emma Bonino, Marco Cappato, il segretario dei Radicali Italiani Riccardo Magi e Gianfranco Spadaccia. Fuori dalla galassia radicale, fuori dalla sede storica di via Torre Argentina e fuori anche da Radio Radicale. L’accusa è di essersi via via allontanati dall’ortodossia sotto il cappello dei Radicali Italiani, una sorta di corrente pragmatica che danneggerebbe il partito perché le sue iniziative – come le associazioni Luca Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, Certi Diritti – si allontanano troppo dalla piattaforma radicale, oscurando così “la vera eredità di Pannella”. Una concorrenza tra gruppi dirigenti fatta anche “usando i nostri soldi contro di noi”, perché “erano ospitati da dieci anni praticamente gratis in sede e avrebbero intascato 60mila euro in passato, senza mai restituirli”. Soldi di cui il partito ha bisogno come il pane, “altrimenti chiuderà entro dicembre 2017”. Così si legge nella lettera recapitata dal tesoriere Maurizio Turco e dagli altri 16 membri della presidenza a tutti gli iscritti nella quale si spiega la messa al bando che sarebbe l’atto conclusivo della lunga diaspora. Ma non è scontato che lo sia: uno dei bersagli è Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e componente del comitato di Radicali Italiani. Che spera ancora di rovesciare le sorti della guerra fratricida. Senza imbracciare le armi.

Il PR sembra improvvisamente il Pd tra scissioni e liti per tessere, fondi e sedi. Non trova?
Chiariamo un equivoco: qui non c’è “roba” ma quasi nulla, non ci sono eletti, non abbiamo una situazione di rappresentanza parlamentare o regionale. Neppure per la radio radicale che spende esattamente le risorse che incassa dallo Stato per fornire un servizio pubblico di trasmissione senza pubblicità della vita istituzionale del nostro Paese. In più i congressi di tutti i partiti.

E la questione della sede?
E’ un problema del tutto secondario. I nostri statuti impediscono ogni ipotesi di scissione e non prevede espulsioni, la tessera non può essere rifiutata e ciascuno si impegna nella misura in cui vuole e può. Non c’è una contraddizione tra gli obiettivi professati dai firmatari della lettera e quelli di altri. Il congresso di Rebibbia del 2016 ha inserito tra gli obiettivi dei radicali la giustizia, il carcere, il diritto umano alla conoscenza e il federalismo europeo. Obiettivi che condivido, tanto che sono iscritto al partito radicale e mi occupo principalmente della questione dell’eutanasia, dei diritti civili e della ricerca scientifica con l’Associazione Luca Coscioni.

E dunque: dove sta la rottura insanabile?
Appunto, non c’è. Il punto è che se fai una lotta sul consumo dell’eredità del passato perdi anche se la vinci. Agli occhi dell’opinione pubblica e anche dei radicali il senso è ancora e sempre quello del creare un “nuovo possibile”, che non significa certo accapigliarsi per gli spazi delle strutture o  dellle frequenze.

Che contromisure avete in mente?
Lo dico chiaramente: non alimenteremo con polemiche e rivendicazioni uno scontro di potere che non avendo un oggetto reale, e neppure un contenuto programmatico alternativo, finirebbe per danneggiare il progetto radicale. Io stesso, per dire, continuerò a invitare quegli stessi 16 firmatari della lettera agli incontri e alla riunioni dell’associazione.

Ma se vi tolgono le chiavi, e non solo metaforicamente…
Chiaro che non chiediamo il permesso per continuare a fare i radicali. Io ho ricevuto la lettera come iscritto, non come dissidente e non c’è alcuna notizia di sfratto. Per altro non è vero, come dicono loro, che come associazioni non contribuiamo: come Associazione Luca Coscioni sosteniamo le spese di pulizia dell’intero immobile.

In caso di sfratto…
Andremo da un’altra parte ma è altra cosa dal coabitare in una comunità che condivide le battaglie. Abbiamo bisogno di più luoghi dove si possa discutere. Loro dicono “decide il congresso”, ma il congresso che è importantissimo è un momento, non è che si decide tutto lì.

Alla fine qual è il motore della scissione?
E’ evidente che c’è una strategia scissionista. Ripeto che se è uno scontro di potere questo potere non c’è, non c’è nulla da prendere ma molto da perdere rispetto agli obiettivi radicali. Posso ricordare come un partito dello zero virgola qualcosa per cento sia stato allo stesso tempo quello cui sono attribuibili alcune delle più grandi pagine di riforma del nostro paese?  Il Parlamento sta facendo il dibattito sul testamento biologico ed è una legge che manca al nostro Paese e che cerchiamo di realizzare da 10 anni, dalla morte di Welby. Il progetto di cui parlano loro indicando come obiettivi il diritto e la giustizia esce rafforzato se c’è l’Associazione Luca Coscioni o indebolito?