Il rischio è lo sfratto. O un canone talmente elevato da non potersi permettere di andare avanti. E tutto per colpa della burocrazia e dell’assenza di un nuovo regolamento. Quanto di più paradossale, contando che stiamo parlando di beni immobili confiscati alla mafia, assegnati negli anni dal Comune di Roma ad associazioni e onlus antimafia, una su tutte Libera di Don Luigi Ciotti. Oggi, senza un nuovo testo comunale che normi la materia, il rischio è che la Corte dei Conti ordini agli uffici dipartimentali di procedere alla riacquisizione dei beni. Un allarme che arriva direttamente dal Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale.

PARADOSSO BUROCRATICO – La questione è tanto semplice per gli addetti ai lavori quanto complessa agli occhi di chi non è ben addentrato nella complessa macchina amministrativa capitolina. In pratica, nel corso degli anni il Campidoglio ha consegnato a diverse onlus gli immobili (garage, appartamenti o vere e proprie ville) che via via venivano sottratti alla criminalità organizzata. L’assegnazione avveniva tramite affidamento diretto – dunque senza bando – oppure attraverso concessioni a scadenza quadriennale o quinquennale. Con la deflagrazione dello scandalo Affittopoli – centinaia di appartamenti e locali di proprietà del Comune affittati a prezzi ridicoli o assegnati senza gara – le autorità competenti come la Corte dei Conti e l’Anac hanno di fatto quasi commissariato il Dipartimento capitolino al Patrimonio, imponendo come stella polare dell’azione amministrativa proprio il bando pubblico. Il problema è che senza un nuovo regolamento che metta ordine nella materia, non si può procedere alla riassegnazione delle concessioni scadute o di quelle “non conformi”. Quindi? “Se non si agisce a breve – ha sottolineato il dirigente Giuseppe Voce – saremo costretti, nostro malgrado, a ordinare lo sgombero delle situazioni non regolarizzate, oppure ad aumentare il canone a prezzo di mercato, di fatto però costringendo le associazioni ad abbandonare l’immobile”. E le operazioni  di sgombero potrebbero partire “entro le prossime settimane”.

RISCHIO DEGRADO – Il tema insomma è serio. Fra i 66 beni sequestrati segnalati dal sito di Roma Capitale non ci sono soltanto villini appartenenti alle famiglie malavitose dei nomadi romani, ex fabbriche o ampi terreni, ma anche box, cantine, posti auto e appartamenti quasi inservibili che difficilmente potrebbero essere sfruttati a condizioni “regolari”. “Per i gli ultimi immobili che siamo riusciti a mettere a bando – ha sottolineato il dirigente capitolino – in un anno e tre mesi non si è vista una manifestazione d’interesse. Addirittura, in un caso stiamo pensando di chiedere al direttore di un municipio di venire a prendersi le chiavi. Molto spesso parliamo di beni di difficile utilizzo”. In sostanza “serve un regolamento che consenta di distinguere fra questi beni e quelli e quelli disponibili o indisponibili di proprietà del Comune di Roma”.

PD IN SOCCORSO DEL M5S – Durante la stessa commissione capitolina, la presidente Viviana Vivarelli, in quota M5S, ha assicurato che “stiamo lavorando per risolvere il problema, purtroppo serve tempo per fare in modo di creare un testo inattaccabile”. In soccorso alla maggioranza, è arrivato il Partito Democratico, che attraverso il consigliere capitolino Orlando Corsetti ha presentato una bozza di nuovo regolamento che negli intendimenti permetta di utilizzare i beni “per attività a servizio del territorio, al fine di attuare politiche di promozione sociale, culturale, ambientale, della legalità e della sicurezza, creando opportunità di sviluppo e di lavoro, per combattere il disagio sociale, l’emarginazione e la disoccupazione”. Un testo recepito con piacere, a quanto pare, dal gruppo pentastellato in Aula Giulio Cesare.

TERRAZZE VILLE E FABBRICHE – Fra i 66 immobili confiscati, troviamo davvero di tutto. Ancora non assegnato, ad esempio, c’è un appartamento di ben 190 metri quadri con terrazzo da 33 mq in zona Cinecittà-Don Bosco, proprio il quartiere dove si svolsero nell’agosto del 2015 i funerali-show di Vittorio Casamonica. Alla società PalaExpo, è andato il “Campus Musica Jazz”, di via di Porta Ardeatina, mentre la Comunità di S. Egidio gestisce un locale di 168 metri quadri sempre in via Tuscolana. Perfino i “mitici” studi cinematografici De Paolis di via Tiburtina sono nell’elenco, assegnati alla società Studios Srl, il cui contratto di locazione scade tuttavia nel 2021.