Le intenzioni del premier Benjamin Netanyahu erano chiare, nonostante il presidente Usa Donald Trump si fosse già schierato contro la costruzione di nuovi insediamenti nei territori occupati. E la Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, ha approvato la contestata legge che ‘regolarizza’ circa 4mila insediamenti israeliani costruiti su terreni privati palestinesi in Cisgiordania. Una decisione contro la quale si sono scagliati Ankara e la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), che ha definito il provvedimento “inaccettabile”. Nabil Abu Rudeina, portavoce di Abu Mazen, ha detto che la misura “è contraria alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 2334” e ha fatto appello alla comunità internazionale affinché intervenga prima che le cose raggiungano un livello “difficile da controllare”.

Onu: “Violato diritto internazionale, superata linea rossa”
La legge israeliana sulla regolarizzazione degli insediamenti e delle case costruiti su terreni privati palestinesi ha superato “una grossa linea rossa” verso “l’annessione dei Territori Occupati” ha detto l’inviato dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente Nicolay Mladenov. Per Mladenov la legge stabilisce un “precedente molto pericoloso. È la prima volta che la Knesset legifera su terre occupate palestinesi e in particolare in tema di proprietà”.  “Questo disegno di legge è in violazione del diritto internazionale e avrà conseguenze legali di vasta portata per Israele” ha ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric spiegando che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres “insiste sulla necessità di evitare qualsiasi azione che possa far deragliare la soluzione dei due stati, e ricorda che le questioni fondamentali dovrebbero essere risolte tra le parti attraverso negoziati diretti”.

Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Abul Gheit sostiene che “legge è una copertura per prendersi le proprietà private dei palestinesi” come scrive l’agenzia Mena citando il portavoce dell’organizzazione, Mahmoud Afifi. Condanna anche da parte del segretario generale dell’Olp Saeb Erekat, secondo cui il provvedimento rappresenta “un furto di terra”. “Israele respinge la pace – ha aggiunto parlando coi media di Ramallah – e uccide l’opzione della Soluzione a due Stati. E’ tempo che il mondo metta fine al suo rapportarsi con Israele come stato al di sopra della legge”. Hanan Ashrawi del Comitato esecutivo dell’organizzazione ha denunciato la legge. “In una sfida seria – ha detto – il governo israeliano di destra ed estremista ha approvato un provvedimento che sbianchetta e regolarizza gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme est“.

Dura anche la posizione di Ankara: “Condanniamo con forza l’adozione da parte del Parlamento di Israele della legge che dà l’approvazione a vari insediamenti composti da 4.000 unità, costruite sulla proprietà privata dei palestinesi”, ha precisato il ministero degli Esteri turco in un comunicato. La diplomazia di Ankara ha definito inoltre “inaccettabile” la politica di Israele, che contraddice le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e “distrugge le basi per la soluzione dei due Stati”. La reazione di Ankara giunge mentre il ministro del Turismo Nabi Avci è atteso a Tel Aviv per un incontro con il suo omologo israeliano, la prima visita di un funzionario del governo della Turchiada quando i due paesi lo scorso anno hanno ricucito le relazioni, gravemente danneggiate nel 2010 da un raid israeliano su una nave turca.

Il dibattito sulla legge approvata alla Knesset – Il provvedimento è passato con 60 voti a favore e 52 contrari. Prima del voto, la tensione in aula è stata altissima. Il leader dell’opposizione, il laburista Isaac Herzog, ha ammonito più volte che l’approvazione porterà Israele di fronte alla Corte Internazionale Penale dell’Aja e di ciò sarà responsabile – ha sentenziato – lo stesso primo ministro israeliano.

Il Leader di Focolare ebraico (partito vicino al movimento dei coloni) Naftali Bennet – il quale è stato anche l’ispiratore della legge – ha osservato durante il dibattito che ” la determinazione paga”. “Ai nostri amici dell’opposizione che si sono mostrati sorpresi che un governo nazionalista abbia passato una legge a beneficio degli insediamenti vogliamo dire che questa è la democrazia”, ha rimarcato. Fino ai giorni scorsi sembrava che la legge non dovesse essere approvata e che dovesse slittare a nuova data, ma Netanyahu ha annunciato stasera da Londra, dove ha incontrato il premier britannico Theresa May, che il provvedimento sarebbe stato esaminato secondo programma e che dei contenuti della legge aveva informato la nuova amministrazione statunitense. “Non bisogna sorprendere i nostri amici”, ha chiosato.

Obiettivo del provvedimento approvato dalla Knesset – nato anche sulla scia della vicenda dello sgombero dell’avamposto illegale ebraico di Amona disposto dalla Corte Suprema – è quello di “regolarizzare gli insediamenti in Giudea e Samaria (Cisgiordania) e consentire il loro continuo stabilirsi e sviluppo”. La legge, che agisce in forma retroattiva, stabilisce un meccanismo di compensazione per i proprietari palestinesi dei terreni su cui sono stati costruiti insediamenti o case: questi potranno ricevere un pagamento annuale pari al 125% del valore dei terreni per un periodo di 20 anni o, in alternativa, altri terreni a loro scelta dove è possibile.

Poco prima di partire per la Gran Bretagna, il premier aveva rintuzzato un ultimatum di Bennett deciso, nonostante l’assenza di Netanyahu, a far votare la legge. “Sento tutto il tempo che ci sono ultimatum fasulli, ma non mi fanno alcuna emozione. Io – aveva detto il premier mentre si infittivano le voci che avesse chiesto alla maggioranza di governo un rinvio – sono impegnato nella gestione dello stato e mi dedico all’interesse nazionale e agisco solo sulla sua base”.

Fonti del suo partito, citate dai media, avevano fatto sapere che la mossa era legata al necessario coordinamento con gli Usa anche in vista dell’incontro che il premier avrà alla Casa Bianca con Donald Trump il prossimo 15 febbraio. Quindi, da Londra, Netanyahu ha dato il via libera al voto della Knesset. La legge è stata fortemente osteggiata non solo dall’opposizione al governo: anche all’interno dello stesso Likud c’è stato qualche mal di pancia come quello di Benny Begin. Tra le file dei critici c’è anche il Procuratore Generale di Israele Avichai Mandelblit.