Più una dichiarazione schematica di intenti che una road map dettagliata della strategia di negoziazione con Bruxelles. Il governo di Theresa May ha presentato un Libro Bianco in 12 punti sui principi negoziali del divorzio dall’Ue, il cui avvio è stato autorizzato mercoledì da un primo voto parlamentare. Il testo si conferma secco: illustrandolo ai Comuni, il ministro per la Brexit, David Davis, ha ribadito l’intenzione del Regno di “riprendere il controllo delle sue leggi” e ha aggiunto che “i tempi migliori devono ancora arrivare”. Nelle 77 pagine del documento si parla del “reciproco interesse” di Londra e dell’Unione europea a mantenere un accordo commerciale “il più libero e con meno frizioni possibili”. Delusa l’opposizione laburista, secondo cui il testo “non dice nulla” e arriva troppo tardi per “un utile dibattito”. Davis ha rassicurato coloro che chiedevano garanzie per i cittadini Ue già residenti nel Paese (centinaia di migliaia gli italiani): il governo non ha alcuna intenzione di “buttare fuori la gente” – ha specificato il ministro – abbiamo il debito morale e legale” di lasciare loro “tutti i diritti che hanno”.

Il documento attiva nel giorno in cui Bank of England ridimensiona i timori legati alla Brexit e aggiorna al rialzo le previsioni di crescita del Pil per il Regno Unito. Le nuove stime, indicate oggi dal governatore Mark Carney, fissano un +2% nel 2017, con un rallentamento contenuto al +1,6 nel 2018 e un rilancio al +1,7 nel 2019. Confermati allo 0,25 i tassi d’interesse.

Ieri era arrivato il primo via libera dalla Camera dei comuni. Al termine di due giorni di dibattito, il partito conservatore, che ha la maggioranza dei seggi, ha ricevuto l’appoggio di gran parte del partito laburista raccogliendo un totale di 498 voti a favore, a fronte di 114 contrari. La principale formazione politica di opposizione, guidata da Jeremy Corbyn, aveva annunciato che non avrebbe votato contro, ma 47 dei suoi membri hanno comunque deciso di non dare il proprio sostegno al testo dell’esecutivo. Contrari anche i membri dello Scottish National Party e la maggioranza dei liberaldemocratici.

L’ok definitivo della Camera bassa dovrebbe arrivare la prossima settimana, probabilmente mercoledì, e poi toccherà alla Camera dei Lord, ma intanto il governo di Theresa May incassa la prima luce verde nell’iter verso l’abbandono dell’Ue. Il passaggio in Parlamento sul progetto di legge si era reso necessario dopo la sentenza della Corte suprema dello scorso 24 gennaio che decretava la necessità di interpellare i deputati sull’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, passo che apre ai due anni di negoziati tra Londra e i 27 Paesi membri dell’Ue.

I 12 punti del piano
1. Garantire certezza e chiarezza ovunque possibile nell’approccio ai negoziati.
2. Riprendere il controllo delle nostre leggi, mettendo fine alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul Regno Unito.
3. Rafforzare l’unione (britannica), definendo un accordo che funzioni per l’intero Regno – Scozia, Galles, Irlanda del Nord e Inghilterra in ogni sua parte – e rimanendo pienamente impegnati al rispetto dell’Accordo di Belfast (per la pace in Irlanda).
4. Tutelare i nostri forti e storici legami con l’Irlanda conservando l’area di ‘common travel’ attraverso soluzioni pratiche che garantiscano al contempo l’integrità del sistema migratorio.
5. Controllare l’immigrazione, incluso “il numero dei cittadini di Paesi Ue che entrano nel Regno Unito”.
6. Assicurare i diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito e dei cittadini britannici residenti nei Paesi Ue “quanto prima possibile”.
7. Proteggere e accrescere i diritti vigenti dei lavoratori.
8. Garantire il libero commercio sui mercati europei, forgiando una nuova “partnership strategica” con l’Ue attraverso un “coraggioso e ambizioso accordo di libero scambio” e intese doganali “reciprocamente vantaggiose”.
9. Definire nuovi accordi commerciali con altri Paesi, secondo una strategia “ambiziosa di libero scambio” nel mondo.
10. Assicurare che il Regno Unito resti il luogo migliore per la scienza e l’innovazione in modo da “rimanere all’avanguardia” in questo campo “cercando di mantenere una stretta collaborazione con i nostri partner europei”.
11. Cooperare nella lotta contro la criminalità e il terrorismo per “preservare assieme all’Ue la sicurezza europea e sostenere la giustizia nel mondo”.
12. Realizzare un’uscita liscia e ordinata dall’Ue attraverso “un processo cadenzato di attuazione” del passaggio verso i “nuovi accordi che esisteranno” tra la Gran Bretagna, le istituzioni europee e gli Stati destinati a restare membri dell’Ue.

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