Calzature taglia 42, marca Geox o Frau, modello estivo mai consegnate ai carabinieri, così come la bicicletta nera da donna vista la mattina dell’omicidio e vista da una testimone. Alberto Stasi, ora in carcere, aveva comprato un paio di quelle calzature nel maggio 2007, tre mesi prima dell’assassinio della fidanzata Chiara Poggi, in un negozio di Spotorno (Savona), località dove gli Stasi hanno una casa di villeggiatura. E un paio di Frau 42 modello estivo venne indossato – ha accertato il processo – dall’assassino, che lasciò le impronte sul pavimento insanguinato con la loro suola a pallini nella villetta dei Poggi a Garlasco, la mattina del 13 agosto 2007.

È un elemento di novità quello emerso in un servizio andato in onda martedì sera a Porta a Porta, su Rai1. La negoziante ha rilasciato alcune dichiarazioni all’inviata Rosanna Santoro, ma senza farsi riprendere in viso. Pur nella difficoltà di ricordare con precisione a dieci anni di distanza, ha riferito alcune circostanze. Tra queste il fatto di aver controllato in magazzino e di aver verificato la vendita di un paio di Frau nel maggio 2007, pur senza essere in grado di precisarne la taglia. “La dichiarazione che lei mi sta chiedendo – ha aggiunto – io l’ho già rilasciata a degli ispettori che hanno fatto un’indagine”. Erano finanzieri inviati dalla Procura generale di Milano. Ma dei loro accertamenti non c’è traccia agli atti, forse perché risalgono a pochi giorni prima della sentenza d’appello bis e non ci fu tempo di svilupparli.

“Questa inchiesta giornalistica – commenta l’avvocato di parte civile Gian Luigi Tizzoni – è di grande importanza perché conferma e rinforza quanto già riconosciuto dalla Cassazione, quando ha condannato in via definitiva Stasi. Cioè che l’assassino era un uomo che calzava scarpe numero 42 e che Alberto possedeva e indossava scarpe della marca dell’aggressore nonché di taglia 42. Non è quindi corretto fare ipotesi alternative senza tenere in debito conto questi dati”.

Il legale dei Poggi si riferisce alle indagini difensive svolte dalla difesa di Stasi, che a dicembre presento un esposto alla Procura Generale di Milano, sostenendo che sotto le unghie di Chiara era stato trovato Dna compatibile con quello di un amico del fratello della vittima. Proprio martedì, la Corte d’Appello di Brescia si è espressa in merito all’impossibilità di una revisione del processo nei confronti di Stasi, visto che la sua difesa non aveva presentato nessuna istanza.