Sono a rischio scomparsa oltre un terzo degli habitat terrestri, ma anche quasi un terzo di tutti quelli marini presenti nel Mar Mediterraneo, quasi un quarto nell’Atlantico nord-orientale. È quanto emerge dalla prima ‘Lista rossa europea degli habitat’, un documento che fornisce un quadro attuale dello stato di 490 habitat (sia terrestri che marini) in 35 Paesi europei, dal Circolo Polare Artico fino al Mar Nero e al Mar Mediterraneo.

Più di 300 esperti hanno contribuito a produrre per la prima volta, in modo analogo a quanto da anni si fa con le specie, una valutazione del livello di minaccia degli habitat europei. L’Italia ha contribuito ai lavori partecipando con un gruppo coordinato dalla botanica Daniela Gigante, ricercatrice dell’Università di Perugia (Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie) e composto da altri 15 esperti provenienti da diverse università italiane e istituzioni ambientali. “Alla lista si è lavorato due anni tra il 2014 e il 2015 – ha spiegato la coordinatrice del team a ilfattoquotidiano.it – e viene pubblicata in contemporanea in tutti i Paesi europei. Diversi i fenomeni preoccupanti che riguardano da vicino il nostro Paese”.

GLI HABITAT A RISCHIO – “I risultati sono abbastanza desolanti” spiegano i ricercatori. Oltre un terzo degli habitat terrestri, infatti, rischia di scomparire: in particolare più di tre quarti delle paludi e torbiere, più della metà degli habitat erbacei e quasi la metà di laghi, fiumi e coste. Le foreste, le brughiere e gli habitat rocciosi, invece, mostrano un livello di minaccia meno marcato, ma destano comunque grande preoccupazione. “Nell’ambiente marino – si spiega nel documento – i banchi di molluschi, le praterie di fanerogame marine e gli estuari sono ovunque minacciati”. Preoccupante anche la situazione degli habitat marini. Nel Mar Mediterraneo, ad esempio, quasi un terzo di tutti gli habitat è a rischio di collasso, mentre nell’Atlantico nord-orientale, quasi un quarto. Di grande interesse è il gran numero di habitat marini di cui sappiamo ancora troppo poco, soprattutto nel Mar Nero.

I FATTORI DI MINACCIA – Gli habitat europei sono in declino in estensione e qualità per diverse ragioni, e molte minacce stanno avendo impatti sempre più grandi. Per gli esperti tra i fattori che continuano a rappresentare pericoli per gli habitat terrestri ci sono “l’agricoltura intensiva, l’abbandono del pascolo e delle tradizionali attività agro-pastorali, l’alterazione degli equilibri idrici, l’inquinamento, l’invasione di specie vegetali e animali aliene, l’urbanizzazione e lo sviluppo di infrastrutture”. Nell’ambiente marino le cause di minaccia principali e di maggior impatto sono “l’inquinamento, l’arricchimento di nutrienti, le pratiche di pesca distruttive e lo sviluppo costiero”. Alcuni effetti dannosi del cambiamento climatico sono già evidenti sia nei sistemi marini che in quelli terrestri e rischiano di peggiorare. “Questi habitat – si sottolinea nello studio – formano il ricco arazzo dei numerosi e variegati paesaggi europei”. Ospitano molte migliaia di piante e animali e svolgono importanti funzioni per l’eco-sistema: la protezione del suolo, il sequestro del carbonio, il contrasto al riscaldamento globale. “Questi habitat – spiegano i ricercatori – contribuiscono a produrre colture di pregio, a sostenere l’allevamento e la pesca, a fornire splendide cornici per il turismo e le attività ricreative”.

UNO SGUARDO ALL’ITALIA – Tra i fenomeni più preoccupanti che riguardano l’Italia c’è quello della perdita di prateria dovuto all’abbandono della montagna che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Il punto è che nel Belpaese, soprattutto sugli Appennini, ci sono degli habitat completamente dipendenti da queste attività. La mancanza di animali al pascolo rischia di compromettere la vita stessa delle praterie secondarie, ossia quelle nate in conseguenza del taglio del bosco perpetrato dall’uomo nel passato per ricavare spazi per l’allevamento e il pascolo del bestiame. “Queste praterie – spiega Daniela Gigante – ospitano un numero elevato di specie, tra le quali alcune rare o protette dalle vigenti normative nazionali ed internazionali. Specie che abbiamo solo in Italia e che rischiano di scomparire”. Un altro problema riguarda tutte le coste italiane. “Fin dagli anni Sessanta – continua la ricercatrice – edificazione selvaggia, strutture turistiche costruite a pochi metri dal mare, ma anche strade e ferrovie come è avvenuto lungo la costa Adriatica continuano a rappresentare un rischio per l’habitat”. Un altro problema è legato agli ambienti umidi sempre più inquinati. In Italia, ad esempio, le già rare torbiere sono “fortemente minacciate”, ma “sono dieci anni – sottolinea la coordinatrice del team di ricerca – che studiamo il drammatico fenomeno della riduzione dei canneti palustri”.

La Lista Rossa Europea degli habitat fornisce uno strumento nuovo per rivedere gli impegni dell’Europa per la protezione e il ripristino degli ambienti terrestri e marini. “Il documento – spiegano i ricercatori – prende in considerazione una gamma molto più ampia di habitat rispetto a quelli protetti dalla Direttiva 92/43/CEE ‘Habitat’ e potrà aiutare a misurare i progressi nel conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 per la Biodiversità”. Il lavoro è stato finanziato dalla Commissione Europea e coordinato da un partenariato formato da Wageningen Environmental Research (istituto di ricerca ambientale dei Paesi Bassi), Iucn (la più antica e grande organizzazione ambientale globale), NatureBureau (società di consulenza sulla conservazione della fauna selvatica del Regno Unito) e alcuni singoli professionisti.

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