La sconfitta al referendum costituzionale, la difficile riorganizzazione in vista delle nuove elezioni politiche – che tutti promettono saranno presto – ma ora anche un’altra crisi di “vocazioni”: gli iscritti del Pd nel 2016 sono tornati a scendere. Ancora non c’è un dato preciso, ma secondo il vicesegretario Lorenzo Guerini, citato da Repubblica, ci sarà una flessione del 10 per cento, rispetto all’anno precedente. E visto che nel 2015 le tessere sono state 385.320 (dati ufficiali del partito), si prevede che nell’anno appena concluso non si superino le 345-350mila, che sarebbe il minimo storico da quando esiste il Pd. Quel numero è ancora sub iudice perché proprio per l’andamento lento di rinnovi e nuovi tesseramenti Guerini – scrive ancora Repubblica – ha deciso di prorogare i termini per le iscrizioni fino al 28 febbraio. In realtà in giornata Guerini smentisce Repubblica, evidentemente incluse le parole che il giornale gli attribuisce: “I dati sul tesseramento del Pd, riportati oggi da alcuni organi di stampa, sono parziali e dunque non rispondenti alla realtà. Il percorso del tesseramento si concluderà il prossimo 28 febbraio: per avere un quadro reale basterà attendere la diffusione, come ogni anno, dei dati definitivi, certificati e verificati”. Per Guerini “i dati che provengono dai territori a oggi fanno ritenere che il numero di iscritti nel 2016 sarà tendenzialmente in linea con quello dell’anno precedente”.

Il crollo delle tessere è avvenuto, come alcuni ricorderanno, tra il 2013 al 2014, cioè in coincidenza con l’arrivo di Matteo Renzi prima a capo del partito (dicembre del ’13) e poi a Palazzo Chigi (febbraio del ’14). Nel 2013 il Pd aveva 539.354 iscritti, l’anno dopo non superò i 380mila (per l’esattezza 378.187). Lo scorso anno il partito prese una boccata d’ossigeno, con l’aumento di circa 7mila tessere in più, 385.320.

Repubblica riporta anche vari dati locali che sarebbero altrettanti campanelli d’allarme. In Sicilia e in Calabria, per esempio, il Pd viene definito “paralizzato”. In Emilia Romagna in 3 anni le tessere si sono dimezzate: dalle 76mila del 2013 alle 37mila del mese scorso, anche se il segretario regionale Paolo Calvano assicura che siamo solo all’80 per cento del tesseramento. Nella provincia di Torino il calo in un anno è stato da 7800 circa a 4900 e in città, che come noto è governata da 6 mesi da Chiara Appendino (M5s), la flessione è stata del 50 per cento, da 2400 a mille. La preoccupazione principale è per Roma dove è in programma anche il congresso locale dopo gli anni di commissariamento di Matteo Orfini dovuto a Mafia Capitale. Andrebbe meglio, invece, in Toscana (oltre 40mila iscritti) e Milano, diventata una sorta di modello, stabile su circa 9mila tesserati. Qui apriranno anche 4 nuovi circoli.

Ma anche per ricominciare a ricucire il rapporto con il territorio, che è sempre stata la forza principale del Pd, il primo appuntamento sarà l’assemblea nazionale degli amministratori locali, in programma a Rimini il 27 e il 28 gennaio. Uno degli obiettivi è “riuscire a dare una nuova visione generale al Paese partendo dalle realtà locali”. Ci sarà Renzi e sono invitati sindaci, consiglieri comunali e provinciali, ai presidenti di Regione e ai consiglieri regionali, ai segretari regionali e provinciali del partito, ai responsabili organizzazione regionali e provinciali, ma anche ai segretari di circolo. Sullo sfondo anche le elezioni in più di mille Comuni. Le amministrative del 2016 sono ancora un brutto ricordo.