Un ministro della Repubblica è indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’inchiesta sugli appalti Consip, ma i verbali del suo interrogatorio non sono una notizia per la maggior parte dei tg e dei giornali. E dopo l’articolo pubblicato dal Fatto sulla deposizione di Luca Lotti, storico braccio destro di Matteo Renzi e titolare della delega allo Sport nel governo Gentiloni, istituzioni e partiti politici tacciono e non commentano.

Sul tema le agenzie di stampa non battono nulla fino al pomeriggio inoltrato:”Auspichiamo che i media dedichino grande attenzione alla vicenda”, sottolinea Alfonso Bonafede, portavoce del M5s alla Camera, secondo cui il ministro “è in pieno stato confusionale e molto probabilmente mente“. “La posizione di Lotti nella vicenda Consip, se possibile, appare sempre più grave e inquietante – incalza poco dopo un altro 5stelle, Danilo Toninelli – perché il braccio destro di Renzi ha chiesto di essere interrogato dai giudici solo dopo che sono emerse le indiscrezioni della stampa sulla vicenda? Perché non è corso subito dai magistrati, cosa aveva da nascondere? Dato che anche Renzi e altri membri del giglio magico erano a conoscenza dell’inchiesta della magistratura, perché non hanno fatto altrettanto?”.

Michela Montevecchi, capogruppo pentastellata al Senato cita alcuni passi del verbale, non secretato, dell’interrogatorio dell’attuale ministro dello Sport: “Lotti dice di aver riferito al pm che il suo conoscente Filippo Vannoni, sentito dagli inquirenti come persona informata sui fatti, gli avrebbe confessato il 21 dicembre di aver mentito quando ha dichiarato che era stato lo stesso Lotti ad avergli dato le informazioni riguardo l’esistenza di indagini sulla Consip”. Dunque Lotti, continua Montevecchi, “afferma che Vannoni avrebbe mentito ai giudici. Ma come è possibile allora che lo stesso Lotti non abbia denunciato per calunnia Vannoni?”. “Le ricostruzioni fatte dal ministro Lotti ai magistrati, rivelate oggi dal Fatto Quotidiano, rendono ancora più opaco il quadro dell’inchiesta per corruzione che lo riguarda”, fa eco Vincenzo Caso. Secondo il capogruppo M5S a Montecitorio, “i due incontri con Filippo Vannoni, che sarebbero stati rivelati ai magistrati, non possono essere casuali“. “Lotti smetta di scappare -conclude – e spieghi tutto agli italiani”.

Anche Pietro Laffranco, deputato di Forza Italia, attacca l’ex premier: “Ho capito che in Toscana non soltanto non funzionano più le comunicazioni, visto che il segretario Pd Renzi non ha chiesto le dimissioni via twitter del ministro Lotti nonostante sia indagato, ma anche, alla luce dei verbali di interrogatorio pubblicati dal Fatto Quotidiano, che non hanno più neppure un po’ di fantasia nel raccontare storielle”, afferma Laffranco. “Ne deduciamo quindi – conclude – che Lotti non si deve dimettere, perché a differenza di casi pregressi in cui Renzi aveva preteso dimissioni di ministri neppure indagati, non ha dato una testata all’amico che lo accusa”. Il riferimento a un passaggio dell’interrogatorio di Lotti, in cui il ministro afferma di aver detto a Vannoni alla fine del loro incontro del 21 dicembre a Palazzo Chigi: “Non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo”.