Anders Behring Breivik, l’autore della strage di Utoya, “non ha alcun rimorso” per quello che ha fatto, anzi, “è diventato più estremista che mai” in questi oltre cinque anni in carcere. Parola della pubblica accusa nell’udienza sul ricorso dello stragista neonazista contro le proprie condizioni carcerarie, che la difesa giudica “disumane e umilianti”.  Un Breivik con la barba più lunga e la testa rasata (la foto si riferisce a un’udienza di aprile 2016, ndr), all’apparenza dimagrito dai tempi del processo, ha esordito oggi in aula – ricavata in una palestra del carcere – replicando il plateale saluto nazista a braccio teso.

Il Tribunale di appello norvegese, infatti, ha iniziato la revisione della condanna contro lo Stato per “trattamento inumano”. Ad aprile 2016 il giudice di primo grado di Oslo decretò che lo Stato, nei cinque anni che hanno visto Breivik in carcere in isolamento, ha violato la Convenzione europea dei diritti umani, che proibisce la tortura e il trattamento disumano o denigratorio. La stessa corte aveva assolse però la Norvegia del reato di violazione dell’articolo 8 della Convenzione, ossia il rispetto della vita privata, in merito allo stretto controllo delle comunicazioni a cui è sottoposto l’estremista in carcere

Il 37enne neonazista il 22 luglio 2011 massacrò a sangue freddo con armi automatiche 69 ragazze e ragazzi della gioventù laburista, riuniti per un campo estivo sull’isoletta di Utoya, poche ore dopo aver ucciso con una bomba otto passanti a Oslo. Condannato a 21 anni di carcere – la pena massima prevista dal codice penale norvegese -, Breivik è detenuto in isolamento, ma usufruisce di tre celle, ha la tv, può fare videogiochi e allenarsi in palestra. Condizioni, ha notato il pm Sejersted, molto migliori di quelle di cui gode la maggioranza dei detenuti in Norvegia.

Dopo la sentenza di aprile, le istituzioni carcerarie hanno concesso allo stragista più tempo ogni giorno per parlare con le guardie e la possibilità di discutere con il proprio avvocato attraverso le sbarre e non un vetro di sicurezza. Come per il primo grado, anche questo nuovo processo celebrerà per ragioni di sicurezza in un’aula di Skien (a sud di Oslo), lo stesso carcere in cui sta scontando la condanna.

“Il nocciolo della posizione dello stato in questa vicenda è molto semplice: non c’è alcuna violazione dei diritti umani”, ha detto il rappresentante dell’accusa, rispondendo all’affermazione dell’avvocato della difesa, Oystein Storrvik, secondo cui il regime di isolamento ha reso il terrorista di destra “psicologicamente vulnerabile”. “Non ha avuto esaurimenti nervosi, non ha espresso alcun rimorso, è orgoglioso di quello che ha fatto. Semmai, stando a quanto abbiamo rilevato, è ancora più convinto delle sue posizioni di estrema destra”. “È difficile sapere quanto Breivik sia pericoloso oggi, o quanto lo sarà domani, fra un anno o fra dieci anni”, ma è “assolutamente certo che negli anni che hanno preceduto il 22 luglio 2011 “è stato l’uomo più pericoloso della Norvegia”. Le udienze per decidere se accogliere il ricorso della difesa dureranno sei giorni. Nel frattempo, dopo l’esordio, la Corte ha ottenuto il consenso di Breivik a non fare più saluti romani in aula.