Il governo Gentiloni è pieno di conferme. Non solo tra i ministri, ma anche tra i critici. Ovvie le critiche delle forze di opposizione. Ma lo scetticismo arriva anche dall’interno dello stesso Pd, con Bersani che assicura la fiducia, ma avverte che “sui provvedimenti ci devono convincere” e D’Alema che aveva annunciato che dopo il referendum avrebbe ricominciato a occuparsi di politica estera e invece ora è quello più velenoso: “Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata”. D’Alema, ancora una volta, polemizza direttamente con Matteo Renzi che alla direzione del partito ha ribadito che il 40 per cento del Sì è politico almeno quanto il 60 del No: “Dicono di aver preso il 40% dei voti, come mai nessuno prima – replica D’Alema – allora devono rileggersi la storia: nel referendum sulla scala mobile il Pci prese il 45% circa e poi alle elezioni ebbe il 27%. Fare il calcolo oggi è semplice”.

Ma non basta nemmeno l’esclusione degli uomini di Denis Verdini dal governo e l’inserimento di qualche pedina per occhieggiare alla sinistra del partito (Fedeli, Finocchiaro) per rendere più sereno il confronto all’interno del Pd. Il capo di Ala ha detto che è praticamente un Renzi bis? “Capita persino di essere d’accordo con Verdini – risponde Bersani – Ma se Verdini non c’è sono più contento“. Nel Pd è l’unica posizione scettica, perché gli altri sono tutti contenti del nuovo governo: i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, ma anche l’ex ministro Cesare Damiano.

Tra le minoranze i Cinquestelle sono i più scatenati: Boschi, Lotti, Alfano, scrive Luigi Di Maio, “squadra che perde non si cambia”. E ironizza: “Ho visto Gentiloni leggere i ministri del governo Renzi, bocciati dal 60 per cento di No al referendum. Non ha sbagliato elenco, ma Paese”. Si tratta, secondo il vicepresidente della Camera, di “un Governo nemico della meritocrazia, nemico dei cittadini onesti”. Gentiloni, secondo Di Maio, “è stato ministro degli Esteri mentre si esportavano bombe in Arabia Saudita, promosso presidente del Consiglio dei ministri”. Oltre a vari ministri, Di Maio se la prende in particolare con il nuovo ministro allo Sport Luca Lotti, renzianissimo: è, sottolinea, “colui che ha portato Verdini in maggioranza di Governo e gli ha permesso anche di fare le liste a sostegno del Pd per le amministrative”. Insomma, conclude il deputato M5s, “si stanno scavando la fossa con le loro stesse mani. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure!”.

I capigruppo del M5s Luigi Gaetti e Giulia Grillo ricordano il voto di “oltre 19 milioni di italiani” che “hanno bocciato la riforma costituzionale che portava proprio la firma del nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che il 22 maggio scorso prometteva di lasciare la politica in caso di sconfitta. E invece eccoli ancora lì, seduti sulle poltrone del governo”. In sostanza, dicono, “non è cambiato assolutamente nulla come se gli italiani non si fossero mai espressi”.

Usa invece l’ironia raffinata la senatrice M5s Paola Taverna: “Si prevede l’innalzamento del livello di sicurezza dei fiumi per inondazione di vomito da chi con un No pensava di esserseli levati dalle palle”. La Taverna attacca Boschi, Poletti, Lorenzin, Alfano. “E – conclude – per non farci mancare la ciliegina sulla torta di letame c’è posto pure per Maria Etruria Boschi”.

 

Per il leader della Lega Nord Matteo Salvini è “un’ammucchiata di poltronari”. Il segretario del Carroccio si dice senza parole, soprattutto per il trasferimento di Alfano al ministero degli Esteri “dopo aver riempito l’Italia di immigrati”. “Ve li vedete lui e Gentiloni a trattare con Trump e Putin?” si chiede retorico su facebook. D’accordo con lui la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Governo Gentiloni identico a quello precedente. In pratica sputano in faccia agli italiani. Tutti in piazza il 22 gennaio“.

Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ricorda di aver chiesto a Gentiloni discontinuità “invece la lista ministri di un Renzi-bis: attaccati alla poltrona. Maria Elena Boschi più di tutti”. Per Altero Matteoli, sempre Forza Italia, è “un Renzi bis senza Renzi e più debole nei numeri avendo perso 18 voti al Senato con un colpo di scena finale e inimmaginabile e anche la faccia”. “Un governo sostanzialmente fotocopia con qualche offesa al buonsenso e al voto degli italiani” commenta il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri.

Per Stefano Fassina (Sinistra Italiana) si registra l’assoluta indifferenza rispetto al voto referendario del 4 dicembre. La composizione dell’esecutivo rende ancora più evidente la necessità e l’urgenza del voto”. “Il Parlamento – conclude – deve al più presto approvare una legge elettorale di impianto proporzionale per restituire rappresentanza al Parlamento e arrivare a un governo legittimato dagli elettori”.

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