Stoviglie, un computer e anche l’uso di furgone per un trasporto, in cambio di favori, come l’interessamento sull’andamento di alcuni procedimenti penali. È questa l’accusa mossa dai pm di Roma Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava al gip di Tempio Pausania Vincenzo Cristiano, posto oggi agli arresti domiciliari per corruzione (ma piazzale Clodio aveva chiesto il carcere) insieme con gli imprenditori Umberto Galizia e Manuel Spano.

L’inchiesta ha preso le mosse in Sardegna a seguito di pressioni esercitate da Cristiano, si legge nell’ordinanza firmata dal gip Giulia Proto, ai carabinieri di Olbia dopo un controllo fatto da questi ultimi nei confronti di una società che gestisce un ristorante a San Teodoro, la Farvic, della quale Cristiano era socio. Ciò, insieme con l’interessamento del magistrato per eventuali procedimenti in cui fossero coinvolti Galizia e Spano, ha fatto scattare il procedimento della procura di Tempio Pausania ed il trasferimento dello stesso a Roma, la quale è competente per ipotesi di reato attribuibili a magistrati sardi. Cristiano, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, conobbe Spano dopo aver disposto nei suoi confronti un provvedimento di dimora nell’ambito di una vicenda di stalking.

La corruzione contestata a Cristiano verte sulla fornitura, da parte di Galizia, di stoviglie per il ristorante di San Teodoro, l’uso di un immobile a Olbia e l’agevolazione per l’acquisto di una Smart a 1.500 euro a fronte dell’originario prezzo di 8.000. Da Spano il gip avrebbe ricevuto un computer e l’uso di un furgone per il trasporto di merci dalla Sardegna a Napoli, città di origine del magistrato. Nell’ambito dell’inchiesta è emerso che uno dei soci della Farvic (le cui quote di Cristiano furono cedute al fratello avvocato dopo il controllo dei carabinieri) è Cristian Ambrosio, coinvolto in indagini per droga. Secondo quanto indicato nell’ordinanza, il gip di Tempio Pausania avrebbe avvicinato il pm Ginevra Grilletti, titolare di un fascicolo su Ambrosio, annunciandole che doveva parlarle di un suo procedimento. “Avevo capito che si trattava di un suo amico – ha dichiarato la pm al procuratore di Tempio Pausania – e sono andata a dirgli di non permettersi più di parlarmi di cose mie di lavoro”.