Due o tre aerei, a seconda della fortuna, per arrivare ad Alta. Profonda Norvegia del Nord, ultimo avamposto prima della grande scalata verso Magerøya. Che a pronunciarla così (e chissà chi ci riesce, per bene) più di tanto non dice, ma se specifichi che è l’isola più a nord d’Europa e che in cima “ospita” il punto più a settentrione del vecchio continente le cose cambiano.

Si, parliamo proprio di Capo Nord. Ovvero l’ultima tappa di un viaggio partito da Atene, che ha portato la versione rinnovata (dopo 4 anni) della Ford Kuga quasi da un estremo all’altro d’Europa, attraversando climi e paesaggi diversi e mettendosi alla prova in condizioni anche proibitive. A noi tocca l’ultima tratta, quella più selvaggia.

Un passo indietro, agli ultimi 250 km che ci separano dalla meta. Il freddo non è troppo intenso, siamo poco sotto lo zero, ma c’è ghiaccio e neve sulle strade e bisogna stare cauti. Le gomme invernali fanno il loro lavoro, la trazione integrale, i sistemi di assistenza e l’assetto dell’auto anche, per cui all’asprezza del territorio circostante fanno da contraltare il comfort di marcia e quello dell’abitacolo (che tra l’altro è la parte della vettura più interessata dal restyling). Con la stabilità, il calore e l’intrattenimento: schermo touch da 8 pollici tramite cui utilizzare il sistema Sync 3, migliorato rispetto al passato, e a cui connettere il proprio smartphone (Apple o Android) per sfruttarne i contenuti anche a bordo interfacciandolo con l’auto.

Fila tutto liscio, a patto di non avere il piede troppo pesante viste le condizioni del fondo stradale. Il motore, un 1.5 Ecoboost benzina da 150 cavalli gira come un orologio ed è elastico pure ai bassi regimi: sembra un tantino rumoroso, ma ascoltando con più attenzione in realtà sono più le gomme invernali a farsi sentire. Ci sono anche una versione da 120 e una da 182 cavalli. Su fronte diesel, invece, sono disponibili un inedito 1.5 da 120 Cv e un 2.0 nelle due varianti di potenza da 150 e 180 cavalli.

Per arrivare alla meta, bisogna passare sotto il mare. Capo Nord è su un’isola, che si raggiunge tramite una galleria sottomarina lunga quasi sette chilometri. Un pò tetra, in realtà. La statua del grande Globo è davanti a noi, in cima al promontorio. Non ci avremo dato sotto col gas, ma almeno s’è viaggiato in tutta comodità. Il vento freddo del mare di Barent ti taglia in due, giusto il tempo di una foto ricordo e via. Di nuovo al riparo nell’abitacolo e al volante, per fortuna riscaldato pure quello.