Rapporti deficit/pil e debito/pil in forte rialzo, progresso del pil rivisto al ribasso (solo +0,9% l’anno prossimo), crescita dell’occupazione in rallentamento. E un “marcato peggioramento del saldo strutturale nel 2016 e 2017″ causato dall'”elevato affidamento su ricavi una tantum per finanziare le misure espansionistiche previste dalla legge di Bilancio 2017“. Nessuna buona notizia per l’Italia nelle previsioni economiche d’autunno della Commissione europea, rese note nella tarda mattinata di mercoledì in inusuale ritardo rispetto all’orario previsto. Le stime comunitarie per la Penisola sono un pessimo viatico per la valutazione preliminare sulla manovra del governo Renzi, attesa tra esattamente una settimana.

Bruxelles, in particolare, ritiene che la crescita del pil si fermerà a +0,7% quest’anno e +0,9% nel 2017, contro il +1% previsto da Roma. Il rapporto deficit/pil, dopo il 2,4% del 2017, è visto in risalita al 2,5% nel 2018 mentre la scorsa primavera era dato all’1,9%. Praticamente impossibile, se il dato sarà confermato, raggiungere nel 2019 il pareggio di bilancio, come stando al Documento programmatico di bilancio contano di fare Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Quanto al deficit strutturale, secondo la Commissione è in discesa di 0,1% nel 2016 (1,6% rispetto a 1,7%) ma l’anno prossimo arriverà al 2,2% contro l’1,7 previsto in primavera. Quanto al debito, la Commissione ha rivisto al rialzo le stime portandole al 133% del pil nel 2016 e al 133,1% nel 2017 e 2018, mentre nelle scorse previsioni era rispettivamente a 132,7% e 131,8%. Ben più basse le attese del governo italiano, secondo cui quest’anno dovrebbe fermarsi al 132,8% del pil e il prossimo al 132,2.

La disoccupazione, dall’11,5% di quest’anno, dovrebbe passare all’11,4 nel 2017 e all’11,3% nel 2018. Quanto all’occupazione quest’anno dovrebbe crescere dell’1,2% e solo dello 0,7% sia nel 2017 che nel 2018: un andamento più lento rispetto a quello dell’Eurozona per la quale quest’anno si prevede una crescita dell’occupazione pari all’1,4%, il tasso più alto registrato dal 2008. “Il phasing out”, cioè la graduale eliminazione, “degli incentivi per i nuovi assunti condurrà ad un rallentamento della crescita dell’occupazione”, scrive la Ue.

“Questa Commissione comprende le difficoltà economiche e le difficoltà sociali dell’Italia e la accompagna nel suo spirito di riforme” e per questo nel 2016 “ha già accordato” la flessibilità, ha ribadito il commissario Ue agli affari economici e monetari Pierre Moscovici, sottolineando che c’è “un dialogo costruttivo e positivo con l’Italia” e che “forse” in vista della valutazione sulla manovra rivedrà il ministro Padoan per un nuovo bilaterale dopo “i 16 già avuti nel 2016”. Resta il fatto che la scheda sull’Italia non manca di sottolineare che “l’elevato affidamento su ricavi una tantum per finanziare le misure espansionistiche previste dalla legge di bilancio 2017 contribuisce al marcato peggioramento del saldo strutturale nel 2016 e 2017 (1,6% e 2,2%)”.