Quando aiutò a diffondere la quadrantectomia negli anni ’70 dimostrò che c’era un altro modo per aiutare nella malattia le donne colite dal tumore al seno. Il mondo della ricerca e non solo deve dire addio a Umberto Veronesi. L’oncologo è morto nella sua casa milanese. Nato a Milano 90 anni fa, concentrò i propri studi in campo oncologico e nel 1975 divenne direttore dell’Istituto nazionale dei tumori, lasciato poi per fondare l’Istituto europeo di oncologia.

“La morte non mi fa paura”
Considerato un luminare a livello internazionale è stato il primo italiano a presiedere l’Unione internazionale di oncologia ha fondato la Scuola europea di oncologia (Eso) nel 1982. Negli anni ’80 fu presidente dell’Organizzazione europea per le ricerche sui tumori e della Federation of european cancer societies. Nel 2012 in una intervista a Panorama alla domanda se temesse la morte rispose: “No, la morte non mi fa paura. Quando ero soldato sono saltato su una mina e, in barba a tutte le statistiche, sono sopravvissuto. Ho passato mesi in ospedale, subito diversi interventi ma alla fine sono sopravvissuto e anche in buona salute. Questo ha cambiato la mia vita, perché da quel momento ogni giorno vissuto è stato un giorno rubato a quello che sembrava un destino inevitabile. Quest’esperienza mi ha dato forza, ottimismo, serenità e soprattutto un’assoluta mancanza di paura della morte”. Vegetariano da anni in una intervista a La Stampa spiegò: “Sono diventato vegetariano per ragioni etiche, ma è provato che frutta, verdura e cereali contengono tutti gli elementi per mantenerci sani”.

“Il cancro sarà sconfitto dalla diagnosi precoce”
Da alcune settimane le condizioni di salute del medico si erano progressivamente aggravate. Era circondato dai familiari, la moglie e i figli. A giugno prima delle amministrative aveva invitato i futuri sindaci a estendere il divieto di fumo in parchi, stadi e aree comuni.

Nella sua carriera ha diretto l’Istituto europeo di oncologia (in due riprese dal 1994 al 2014), è stato poi ministro della Sanità nel secondo governo Amato (dal 2000 al 2001). Ha creato la Fondazione Umberto Veronesi che ha come obiettivo la promozione della ricerca scientifica. Nel suo carnet anche tantissimi libri: Colloqui con un medico, Le donne devono sapere, Da bambino avevo un sogno. Tra ricerca e cura, la mia lotta al tumore; Una carezza per guarire, L’ombra e la luce. La mia lotta contro il male, Il diritto di morire e Nessuno deve scegliere per noi, Dell’amore e del dolore delle donne.Veronesi sperava e credeva che prima o poi la lotta contro il cancro sarebbe stata vinta grazie alla diagnosi precoce. Da una sua idea la conferenza mondiale Science for Peace, il movimento degli scienziati per la pace punta da sempre alla riduzione delle spese militari e degli ordigni nucleari. Obiettivo finale il disarmo.

Veronesi sociale: dall’eutanasia alla depenalizzazione delle droghe leggere
Veronesi che avrebbe compiuto 91 anni il 28 novembre ha legato il suo nome anche all’appoggio di campagne sociali come quella a favore dell’eutanasia. Dal 2008 fu eletto senatore del parlamento italiano eletto con il Partito Democratico e nel 2010 rinunciò perché nominato presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana. Tra le varie campagne promosse da Veronesi anche quella, iniziata nel 1995, per la depenalizzazione e la legalizzazione delle droghe leggere con l’obiettivo di giungere ad una regolamentazione dei derivati della canapa, principalmente per uso terapeutico.

Veronesi si è anche schierato a sostegno della validità degli organismi geneticamente modificati. Nel 2005, durante un convegno pubblico, affermò anche che a provocare il cancro più che gli Ogm sarebbero alcune tossine contenute in particolari alimenti, affermazione che suscitò varie polemiche e critiche del movimento slow food. Il medico è stato anche sostenitore del testamento biologico e dell’eutanasia nel caso particolare di malati terminali, appoggiando anche alcuni appelli pubblici sulla questione. Si è detto inoltre favorevole al matrimonio egualitario e all’adozione da parte di coppie dello stesso sesso sostenendo l’uguaglianza tra coppie eterosessuali ed omosessuali. Una personalità forte e anticonformista, anche nel rapporto con la moglie Sultana Razon dalla quale ha avuto sei figli e che, in un libro, ha raccontato delle relazioni extraconiugali del marito e di quando, mentre guidava, le rivelò di aver avuto un bambino da un’altra donna.