La ricetta della scienza contro la guerra e le iniquità. A cominciare da un manifesto per dire no all’ergastolo. Torna a Milano, domani e sabato 16 e 17 novembre all’università Bocconi, la conferenza mondiale ‘Science for Peace’ giunta quest’anno alla quarta edizione. Ideato e presieduto dall’oncologo Umberto Veronesi, il movimento degli scienziati per la pace punta da sempre alla riduzione delle spese militari e degli ordigni nucleari. Obiettivo finale il disarmo.

Alla due giorni interverranno, tra gli altri, lo scrittore e saggista israeliano David Grossman, vincitore dell’’Art for Peace Award’2012, e Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace 2003. E’ prevista anche la partecipazione di Kathleen Kennedy Townsend, vice presidente di Science for Peace. Tre i temi al centro della Conferenza di quest’anno. Primo, ‘La dignità della persona alla luce delle neuroscienze’: a partire dalle ultime scoperte scientifiche che dimostrano come il cervello dell’uomo cambi nel corso dell’esistenza, verrà analizzata la situazione delle pene in Italia e nel mondo, con particolare attenzione all’ergastolo e alla pena di morte. Secondo tema chiave ‘L’accessibilità globale alle risorse’: con il contributo di scienziati e rappresentanti di organizzazioni regionali e internazionali, saranno dibattuti gli scenari di accesso a cibo, acqua e cure mediche, con attenzione particolare alle aree in conflitto o in crisi. Infine, terzo tema portante, ‘La pacifica convivenza in libertà e diversità’: con i contributi del segretario del Consiglio d’Europa, Thorbjørn Jagland e il vice presidente del Senato della Repubblica, Emma Bonino, sarà illustrata la politica di interventi di coesione sociale in Europa per favorire una convivenza multiculturale rispettosa. Due lectio magistralis completeranno il programma: ‘Controllo e legislazione nell’industria delle armi’ e ‘Nazionalismo e unità’.

Saranno infine illustrati i risultati del programma d’intervento di Science for Peace, raggiunti attraverso l’attività dei quattro Gruppi di lavoro: l’inserimento di programmi di educazione alla pace nelle scuole; formazione medica in ambito oncologico in aree di conflitto con costruzione di ambulatori di diagnosi del tumore al seno (nel 2012 a Herat, Afghanistan); la richiesta ai governi europei di ridurre progressivamente le spese militari a favore della costruzione di un esercito unico; l’applicazione di un codice di responsabilità nel mondo bancario che renda trasparenti i finanziamenti alle aziende produttrici di armi.