Onesti e gentili, dal sorriso triste e dal cuore ormai privo di ogni speranza, si chiamano Giovanni e Anna, sono due ristoratori di una città di provincia italiana travolti dalla crisi e dal ghigno spietato di uno Stato incapace di distinguere le persone perbene dai delinquenti. Ma avrebbero potuto chiamarsi anche Giuseppe o Edoardo, Egidio o Antonio, Giovanni e Giampietro, Raffaele e Livio. C’è solo l’imbarazzo della scelta nel cimitero di imprenditori, disoccupati, pensionati e lavoratori che si sono uccisi travolti dalla crisi negli ultimi anni. Giovanni e Anna, interpretati da Vittorio Viviano e Valeria Ciangottini, sono i protagonisti di un film-denuncia – “Cronaca di una passione” – scritto e diretto dal regista Fabrizio Cattani che viene presentato in prima nazionale a Vicenza, una delle città più industrializzate del Nordest.

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Ilfattoquotidiano.it ha visto in anticipo quest’opera struggente e drammatica, provocatoria e poetica, ma feroce come un pugno nello stomaco, che riporta all’attenzione un fenomeno quasi dimenticato, ma che non è mai cessato. Non è un caso che la presentazione avvenga in Veneto, la regione che dal 2012 al 2015 ha conosciuto il 18.6 per cento dei suicidi, prima in Italia seguita al secondo posto dalla Campania con il 12.6 per cento e al terzo dalla Lombardia con il 9.4 per cento. In totale sono state 628 le persone che hanno deciso di darsi la morte perché incapaci di intravvedere un futuro nella loro vita. Nella graduatoria geografica, il Nordest si colloca al primo posto con il 26.9 per cento, il Sud al secondo con il 22.5 per cento, il Centro al terzo con il 21 per cento, davanti al Nordovest con il 19.7 per cento e alle Isole con il 10 per cento.

Questo film restituisce una dignità a gesti che qualcuno potrebbe liquidare semplicemente come una fuga, l’incapacità di far fronte al venir meno della ricchezza o delle certezze economiche. Non è solo una questione di schei, c’è una sostanza ben diversa che l’occhio impietoso di Cattani (suo è “Maternity Blues” del 2011) coglie con uno stile asciutto, ma capace di raccontare, attraverso il dramma di Giovanni e Anna, le stesse storie di passione umana di altre centinaia di vittime.

Quando, impietosa, arriva la resa dei conti di Equitalia, per i due ristoratori comincia il calvario. Non hanno pagato i contributi ai dipendenti (pur consenzienti) perché non avevano i soldi per farlo. “Ho preferito pagare loro gli stipendi perché mantenessero le famiglie” dice orgogliosa davanti al giudice la signora Anna. Eppure 30 mila euro, diventati nel tempo con interessi capestro 50 mila, sono una cifra troppo grande perché i due possano onorarla. Le banche non li aiutano, perché “il cliente non è una persona, è una cifra”. Gli amici si defilano. E così va all’asta la casa (modesta) frutto di una vita di lavoro, venduta per 83 mila euro. Giovanni e Anna si ritrovano su una strada, perché l’unico figlio (anche lui risente della crisi economica, la moglie è stata licenziata dopo essere rimasta incinta) non li può aiutare. Vanno a dormire nel ristorante. Ma i vigili li sanzionano (dopo la denuncia di un vicino) e accertano l’inagibilità del locale. Non rimane che una casa-famiglia, dove sono costretti a dormire in stanze diverse e vuote come in una corsia d’ospedale.

Un’esistenza che va a rotoli, anche se un giudice equilibrato assolve Anna dalle conseguenze penali del mancato pagamento dei contributi. Non basta. A loro serve un lavoro, per tornare a sperare. Ma Giovanni è troppo vecchio. Nessuno lo assume. L’ancora di salvezza sembra essere un progetto regionale di inclusione per persone in difficoltà a causa della crisi. Ma anche quella strada si chiude, perché Giovanni non piega la sua onestà a scorciatoie da malaffare amministrativo che gli vengono proposte. “Preferisco morire di fame” dice con gravità. E insieme alla moglie andrà a morire, come è accaduto tante volte non solo a Nordest.

Il film viene presentato lunedì 7 novembre al cinema Roma di Vicenza e sarà il preludio di un dibattito. In successione verrà proiettato ad Asiago, Verona, Motebelluna, Bassano, Cesuna, Feltre. Ma sono solo le prime tappe di un percorso lungo un’Italia dolente, che è in continuo aggiornamento con un programma disponibile sul sito “Cronaca di una passione”. “So che il film non è allettante per un circuito di distribuzione commerciale – spiega il regista Cattani – per questo, dopo averlo prodotto con un budget molto basso (e con la formula di coproduzione congiunta di tutti i partecipanti, ndr) pensiamo a una distribuzione porta-a-porta nei cineforum di tutta Italia”. L’iniziativa trova il sostegno di due associazioni impegnate nell’aiutare le persone in difficoltà, gli Angeli della Finanza (volontari al servizio di cittadini ed imprese) e il Centro Studi Servizi Diritti Legalità. “A pagare il prezzo più alto, in questo Paese sono gli umili, i più deboli, stritolati da un sistema-Stato che permette ingiustizie e non tutela gli onesti”. 

Dopo che l’Istat smise di tenere il conto dei suicidi della crisi, c’è in Italia l’osservatorio Link Campus University di Roma, assieme al sociologo Nicola Ferrigni, che tiene la contabilità di chi è stato stritolato non soltanto dalla crisi, ma dalle cartelle esattoriali senza differimento, dai tassi esosi, dalle banche rapaci, dalla politica indifferente. Nel 2015, i casi di suicidio sono stati 189, i tentativi 135, una piccola inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Tra le categorie più colpite troviamo gli imprenditori (46,1%), i disoccupati (34.9%), i lavoratori dipendenti (14.8%) e i pensionati (2.6%). Ci sono tanti modi per uscire di scena. E tanti luoghi dove farlo. Anna e Giovanni hanno scelto una località di mare, fuori stagione, dove, sessantenni intristiti e innamorati, hanno sorriso per un’ultima notte.