L’ospedale di Amandola è stato evacuato dopo essere stato dichiarato inagibile per problemi strutturali. Ulteriori verifiche effettuate ieri dai tecnici dell’Università di Pavia hanno riscontrato lesioni e problemi e classificato tutta la struttura come E. All’interno del nosocomio sin dal 24 agosto scorso, dopo la prima scossa, non ci son più degenti: le procedure di evacuazione riguardano le attività rimaste attive da allora, ossia gli ambulatori, il primo intervento, tutti i macchinari medici, il reparto dialisi, compreso il personale medico e paramedico ancora in servizio. Prima della scossa di domenica stavano procedendo a ritmi forzati i lavori per rendere di nuovo agili i reparti di medicina e chirurgia, che avrebbero dovuto essere pronti per metà novembre, con la conseguente riapertura ai degenti. Il 6 ottobre erano tornati in servizio gli ambulatori e la dialisi.

I tecnici della Regione Marche e del Comune hanno individuato una area dove verrà “ricollocato” l’ospedale. Intanto il presidente della Regione Luca Ceriscioli ha spiegato che nella riunione tra vertici regionali e locali è stato deciso che entro qualche giorno verrà montata una tensostruttura per allocare un pronto soccorso e il ricovero delle ambulanze, mentre dalla Protezione Civile sono in arrivo 4 moduli per allestire gli ambulatori, la diagnostica, il laboratorio analisi e la radiodiagnostica più ecografia. In un terzo momento arriveranno anche altri moduli per la struttura di emodialisi, che ad Amandola segue 16 pazienti, e per allestire un laboratorio tac e risonanza magnetica.

Per quanto riguarda la situazione dell’ospedale lesionato, il presidente della Regione Marche Ceriscioli ha spiegato che una decisione verrà presa solo dopo aver analizzato le condizioni della inagibilità. A quel punto verrà stabilito il tipo di intervento più conveniente: se ristrutturare o ricostruire ex novo. In caso di totale ricostruzione verranno recuperate anche tutte le degenze.

Il numero complessivo di scosse dal 24 agosto è pari a circa 23.300: una sequenza sismica che non sembra fermarsi. Alle ore 11 del 5 novembre, sono circa 663 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 41 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 5 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5 localizzati dalla rete sismica nazionale dell’Ingv.