Corruzioni in cui “la tangente non è più una mazzetta di denaro ma sono lavori”, opere pubbliche con cemento depotenziato e alleanze pericolose. Ma c’è anche altro nell’inchiesta della Procura di Roma che ha portato all’arresto di 21 persone per associazione a delinquere.”Su questa trama che sembra quella di un thriller americano, anzi di un film di spionaggio industriale, da considerarsi tanto più grave in quanto finalizzata ad aggressioni dirette a società anche quotate in Borsa si apre – ragione il giudice le indagini preliminari di Roma, Gaspare Sturzo – la vicenda della tentata estorsione”. Nella parte della vittima Giandomenico Monorchio (foto), figlio di Andrea ex ragioniere dello Stato, in quella dei carnefici un ingegnere, Giampiero De Michelis, e un imprenditore calabrese, Domenico Gallo. Tutti e tre comunque sono stati arrestati dai carabinieri che hanno condotto le indagini sull’ultimo scandalo sulle opere pubbliche italiane.

“Prima piena complicità, poi la tentata estorsione”
Erano andati d’amore d’accordo. Poi, all’improvviso, il rapporto di “piena complicità” tra i tre uomini si era incrinato. De Michelis è il direttore dei lavori delle tre opere pubbliche al centro della vicenda (Alta Velocità Milano-Genova, Salerno-Reggio Calabria, People Mover Pisa), che rilasciava alle società dell’imprenditore calabrese Gallo, incaricate degli appalti, certificati e controlli di qualità quantomeno compiacenti per ottenere in cambio subappalti, forniture e altri servizi alle società di suoi amici, o parenti. I due sono anche coinvolti dalla procura di Genova sul Tav del Terzo Valico ed è nell’ordinanza di custodia cautelare emesse dal gip di Genova che Gallo “risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata“.

“Inizialmente – scrive il gip del Tribunale di Roma – il rapporto tra Monorchio e De Michelis (il primo è proprietario di Sintel Engineering Srl, di cui il secondo è direttore tecnico, ndr) sarebbe stato di piena complicità, finalizzato a far ottenere alla società Crono e Kronotech, riferibili al primo, commesse quale indebita utilità per la violazione dei doveri di imparzialità e di terzietà del pubblico ufficiale”. Poi però le cose cambiano, l’amicizia finisce quando Monorchio decide “di allontanare” il sodale “a seguito delle numerose lamentele registrate sulle sue condotte illecite consumate insieme al Gallo e ai loro associati”. A lamentarsi sono altri imprenditori che fanno pressioni su Monorchio. Dal 17 dicembre 2015 De Michelis, assieme a Gallo, comincia a ricattare l’ex amico: l’uomo, secondo i magistrati, “avrebbe generato una crescente attività di pressione contro il Monorchio, finalizzata a costringerlo a ripristinare il rapporto di collaborazione nell’ambito della società Sintel e a riconfermare il De Michelis nel ruolo di Direttore dei Lavori in ambito Terzo Valico di Giovi People Mover di Pisa e 6 Macrolotto della Autostrada Salerno Reggio Calabria”.

Il dossier e il contratto milionario. “Ci massacrerà tutti”
In che cosa consisteva questa attività di pressione? Per gli inquirenti De Michelis minacciava Monorchio. E le minacce erano di due tipi. Il primo: se non gli avesse restituito il suo posto di direttore di lavori, De Michelis come scrive il gip nell’ordinanza “avrebbe rivelato all’autorità giudiziaria, nell’ambito dell’indagine denominata “Sistema” (indagine della Procura di Firenze partita dal nodo fiorentino dell’Alta velocità che ruotava incontro a Ettore Incalza per cui poi è stata chiesta l’archiviazione, ndr) nella quale De Michelis era stato sentito come persona informata sui fatti, fatti di rilievo penale coinvolgenti Monorchio i vertici del Cociv (Consorzio Collegamenti Integrati Veloci, general contractor a cui è affidata la progettazione e la realizzazione della linea ferroviaria AV/AC della linea Milano Genova Terzo Valico dei Giovi, ndr) e i vertici di Condotte Spa e fino a quel momento taciuti“. Il riferimento è “5 milioni di euro” che Monorchio avrebbe guadagnato grazie a De Michelis, che non avrebbe ricevuto nulla come tornaconto.

Non solo. Litigando con Ettore Pagani, direttore di Cociv, De Michelis fa riferimento, prosegue il gip, “alla circostanza che sapeva come Monorchio aveva acquisito con modalità allusivamente illecite” un contratto “e che a lui sebbene promesso non aveva dato niente e che se non fosse stato reintegrato nel ruolo di direttore dei lavori dell appalto in esame sarebbe andato dall’Autorità giudiziaria di Firenze”. A un tratto spunta anche un dossier: “Circostanza che come vedremo il Pagani riporterà al Frulloni, altro referente di Cociv, assai preoccupato in quanto a suo dire il De Michelis era in possesso di un dossier che avrebbe accusato per rovinare tutti loro”. Un dossier, che stando agli inquirenti, avrebbe “terrorizzato” Monorchio che temeva di perdere un contratto e aveva chiesto di “placarlo”. Un documento che da un altro indagato viene considerato davvero molto pericoloso: “Ci massacrerà tutti…”. E così che gli alleati di De Michelis, detto anche il fenomeno, dicono: “Abbiamo creato il mostro”.