Galeotto fu l’accordo pre-elettorale tra il Partito Autonomista Trentino Tirolese e gli Schützen qualche mese prima delle votazioni per il consiglio provinciale dell’ottobre 2013. Non fu solo un’ingenuità politica, secondo i giudici di Trento, ma un’azione di rilevanza penale quella che portò alla sottoscrizione di un’intesa che prevedeva una contropartita economica, seppur modesta, in cambio dell’appoggio. Il gip Claudia Miori ha, infatti, ordinato alla Procura di Trento di chiedere il rinvio a giudizio per corruzione elettorale di tre imputati. Si tratta dello storico Lorenzo Baratter, consigliere provinciale e regionale, nonché capogruppo del Patt fino allo scorso aprile (si dimise a causa dell’inchiesta), di Giuseppe Corona, all’epoca vicecomandante degli Schützen e possibile candidato (ma non fu inserito in lista), di Paolo Dalprà, comandante in carica dei trentini che si ispirano agli antichi bersaglieri tirolesi.

I pubblici ministeri avevano chiesto l’archiviazione, ma l’impugnazione del deputato Riccardo Fraccaro del Movimento Cinque Stelle aveva portato il fascicolo sul tavolo del giudice delle indagini preliminari. Inequivocabile atto d’accusa il testo dell’”Accordo Elezioni Regionali 27 ottobre 2013” da cui era scaturita l’inchiesta. Vi si leggeva testualmente: “Considerata la volontà dei due candidati sotto indicati di farsi carico di rappresentare le istanze della Federazione degli Schützen del Tirolo Meridionale – W.T.S.B. e considerata la volontà della Stessa a dare pieno sostegno ai due candidati, i sottoscritti si impegnano, in caso di elezione, a versare a titolo di contributo volontario alla Federazione degli Schützen del Tirolo Meridionale la quota mensile di 500 euro cadauno“.

Secondo la Procura non ci si trovava di fronte a una “corruzione elettorale”, ovvero la promessa di denaro in cambio di voti, ma di un accordo “grossolanamente ingenuo”. Il gip non è d’accordo e ritiene che tutti e tre vadano processati, anche se la posizione di Corona, che non fu candidato, è di secondo piano rispetto a quella di Baratter (che pagò per alcuni mesi). Secondo il magistrato, si tratta di un “reato plurioffensivo, essendo con esso perseguito e tutelato non solo l’interesse dello Stato al libero e corretto svolgimento delle consultazioni elettorali, ma anche quello del cittadino potenziale elettore alla libera determinazione del proprio voto”.

Che si trattasse di un accordo elettorale non c’era dubbio. Baratter venne poi eletto con 3.693 preferenze e divenne capogruppo del Patt. “Anche se il fatto va contestualizzato – scrive il gip – allo stato la sostanza dell’accordo firmato a Trento il 25 giugno 2013 appare di rilevanza penale, posto che oggetto dell’accordo era il sostegno ai due candidati e, in particolare al candidato Baratter, poi risultato eletto, da parte della Federazione degli Schützen in cambio del versamento di una quota mensile da parte degli stessi candidati, in caso di elezione”.

Baratter è uno studioso di Andreas Hofer, il comandante Barbone che nel 1809 diresse l’insurrezione delle milizie tirolesi contro la Baviera. Quando scoppiò il caso, la scorsa primavera, il consigliere provinciale del Patt dichiarò: “L’impegno al versamento, che ho voluto formalizzare per trasparenza, si colloca nel solco del mio impegno a favore dei valori condivisi. Mi sono fatto carico di rappresentare le istanze della tradizione culturale degli Schützen, certo di avere la vicinanza di molti dentro quel mondo, oltre a quella di coloro che senza demagogie e revanscismi portano avanti l’idea di una riscoperta di tutta la nostra storia”. La quota? “C’è chi sceglie di tenersi i propri soldi e chi invece sceglie di spenderli sul e per il territorio”.