Referendum costituzionale? Noto spesso questa insistenza di Renzi, Casini e altri sul fatto che, se vince il NO, si blocca tutto ed è la fine. E’ uno spauracchio che ho già visto con Monti e con Letta“. Così a Otto e Mezzo (La7) il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, in un confronto con il senatore Udc Pierferdinando Casini e la firma de Il Corriere della Sera, Beppe Severgnini, critica la campagna referendaria sulla riforma costituzionale, condotta dal Pd e dai sostenitori del SI’. “Bisognerebbe, invece, dire agli italiani che, se vincesse il NO, non è che il Paese improvvisamente verrebbe consegnato all’Armageddon e all’Apocalisse. Semplicemente resterebbe una Costituzione che esiste da 68 anni. La retorica secondo cui qualsiasi cambiamento sia meglio dello ‘status quo’ la combatto assolutamente. Ad esempio, ‘Imagine’ di John Lennon è una canzone straordinaria. Se la rifà Gasparri , è orrenda. E’ un cambiamento, ma in peggio. Io a volte preferisco l’originale ed è il caso della Costituzione”. Circa il sostegno di Casini al governo Renzi e al SI’ per il referendum, Scanzi osserva: “Casini e Renzi sono entrambi democristiani. Mi domando però se questo endorsement faccia bene agli elettori del Pd”. E ribadisce: “Prima Renzi ha raccontato un mondo dove, se avesse vinto il NO, ci sarebbe stato il disastro planetario, adesso ci dice che, se vince il SI’, sarà tutto bello, caleranno le bollette e vinceremo contro l’Isis“. Scanzi e Casini concordano sul fatto che il grande errore di Renzi sia stato quello di personalizzare il referendum, ma dissentono fortemente sui contenuti della riforma e sul rischio di deriva autoritaria e antidemocratica. Il confronto poi verte sulla legge elettorale, riguardo alla quale il giornalista del Fatto osserva: “Fino a qualche mese fa la riforma elettorale era ritenuta perfetta anzitutto da Renzi che ci aveva messo la fiducia. Ora si dà per scontato che cambierà, ma non perché improvvisamente si è scoperto che sia brutta, ma perché ci si sta rendendo conto che, ballottaggio dopo ballottaggio, sondaggio dopo sondaggio, potrebbe vincere il M5S. Che piaccia o meno il M5S, è normale in un Paese democratico che si decida una legge elettorale, non in funzione della sua fruibilità ma a seconda che avvantaggi il centrosinistra o il centrodestra o il M5S?”. “E’ così in tutti i Paesi” – risponde Severgnini – ” I partiti cercano di farsi una legge elettorale su misura. Accade anche negli Usa”. “Sapere che lo fanno anche negli Stati Uniti non mi tranquillizza affatto“, commenta, sorridendo, Scanzi