La Cgil conferma la posizione sul referendum costituzionale e invita gli iscritti a votare no. La decisione è stata presa dall’assemblea generale che ha approvato l’ordine del giorno dopo “mesi di discussione sul merito della riforma”. Nel documento si legge che comunque resta “la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali“. Inoltre si specifica che “la Cgil e tutte le sue strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun Comitato”. La segretaria del sindacato Susanna Camusso aveva già espresso osservazioni critiche alle riforme costituzionali nel corso dei mesi scorsi. Questa, tuttavia, è la prima posizione ufficiale in vista del voto che indicativamente sarà fissato tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. Gli iscritti della Cgil al 2015 sono circa 5 milioni e mezzo e di questi quasi 3 milioni sono pensionati.

Nel documento approvato dall’assemblea la Cgil “valuta la modifica costituzionale da una parte un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni. E, dall’altra, giudica negativamente quanto disposto da tale modifica perché introduce, senza migliorare la governabilità né il processo democratico, un rischio evidente di concentrazione dei poteri e delle decisioni: dal Parlamento al Governo, dalle Regioni allo Stato centrale”.

Tra le altre cose la Cgil – che da tempo auspicava il superamento del bicameralismo perfetto – valuta la modifica costituzionale “un’occasione persa” per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni. La riforma si è sostanzialmente tradotta “in un’eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato e al Governo”. Il nuovo Senato, per composizione e funzioni, secondo la Cgil, avrà difficoltà “a svolgere l’auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze di decentramento con quelle unitarie. Al Senato, continua il documento del sindacato, non è attribuita congrua facoltà legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione non garantisce l’adeguata rappresentanza e rappresentatività di Regioni e autonomie”.

Tra coloro che hanno commentato la presa di posizione – oltre al capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta che prevede “dolori per il premier” – anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: “La riforma costituzionale attua quelli della prima parte e dà a quelli della seconda una configurazione coerente con i principi fondamentali che hanno fatto scuola nel mondo. Trovo singolare la decisione della Cgil di votare No, anche se ha dato libertà di coscienza ai suoi iscritti, perché la riforma realizza una delle tradizioni della Sinistra storica, quello del cameralismo perfetto”.