Lascia Mantova e il suo lavoro a tempo indeterminato per viaggiare e conoscere il mondo. E dopo Usa, Brasile e Australia approda sulla spiaggia di Canoa, in Ecuador. E’ lì che Francesco Fasanelli, ingegnere informatico 35enne di Mantova, vuole di iniziare una nuova vita: rileva un locale, gli affari funzionano. Fino a quando un terremoto fa crollare tutto, sogni compresi. Ma lui non si arrende e decide di ricostruire il suo locale e di contribuire a rimettere in sesto il paese che lo ospita.

L’arrivo sulla spiaggia di Canoa risale al 2014. “Rispetto agli altri luoghi che avevo visitato – spiega Francesco – aveva il miglior rapporto fra bellezza paesaggistica e costi”. La sua scelta arriva dopo anni di peregrinazione, alla ricerca di un luogo in cui reinventarsi. In Italia, però, non gli mancava nulla: aveva un lavoro a tempo indeterminato come responsabile informatico dell’azienda ospedaliera locale. Quello che mancava, però, era l’entusiasmo. Prova a ritrovarlo negli Stati Uniti, dove parte nel 2003 e lavora come cameriere. Quattro anni dopo è in Brasile. Poi arriva in Australia: rimane un anno fino alla scadenza del visto. Costretto a tornare, viene assunto a tempo indeterminato presso l’azienda ospedaliera locale. “Il lavoro di informatico era ‘comodo’ – racconta – ma negli ultimi anni non mi appagava. Quel periodo da dipendente pubblico ha dato il ‘colpo di grazia’ alla mia voglia di rimanere in Italia“. E a quel punto campo libero al sogno: “Ho deciso di buttarmi nel mio progetto: gestire un ostello sulla spiaggia”.

“Quel periodo da dipendente pubblico ha dato il ‘colpo di grazia’ alla mia voglia di rimanere in Italia”

Si licenzia e parte per la Costa Rica, dove per circa sei mesi lavora come lavapiatti e tuttofare nell’ostello di un conoscente mantovano. “Un’esperienza – racconta – che è servita a farmi le ossa e a capire che ero sulla strada giusta. Dopo sei mesi ho deciso di esplorare Centro e Sud America per cercare una spiaggia per avviare la mia attività”. Perché la Costa Rica, prosegue, “si è rivelata ‘cara’ come l’Europa”. Quindi esplora Nicaragua, Panama, Colombia, Perù e Bolivia fino ad arrivare, finalmente, alla spiaggia di Canoa.

Lì conosce un italiano proprietario di un ostello/ristorante: voleva vendere il locale e tornare in Italia. Trovano un accordo, Francesco rileva l’attività e diventa proprietario dell’Hostal El Jardin a settembre del 2015. Investe per renderlo più attraente e competitivo e gli affari vanno bene: rientra con le spese e inizia a guadagnare. Fino al 17 aprile di quest’anno, quando una scossa  di magnitudo 7.8 uccide oltre 600 persone, ferendone migliaia. E abbatte il suo locale. “Tutto ha iniziato a ondeggiare. Le mura del mio ostello sono crollate come fossero di carta pesta. Io mi sono riparato con la mia ragazza, il mio impiegato e l’unico ospite sotto una trave portante e mi sono salvato con loro. Ma tutt’intorno era morte, dolore e sofferenza”.

“Tutto ha iniziato a ondeggiare. Le mura del mio ostello sono crollate come fossero di carta pesta”

Canoa viene completamente distrutta, ma Francesco rimane. Per ricostruire il paese e il locale che aveva perso. Avvia una raccolta fondi e si mette alla ricerca di ingegneri e architetti che possano fare ripartire una località ridotta in macerie. Apre la pagina FacebookRebuild Canoa 2016” e un sito per le donazioni. E ha deciso di non mollare. Rimetterà in piedi l’attività e, soprattutto, cercherà di aiutare la popolazione di Canoa, ancora in grande difficoltà. Anche perché le scosse continuano e frenano i lavori di ricostruzione. Tanti, però gli aiuti arrivati dall’Italia. “Sono ancora alla ricerca di professionisti che possano dare una mano a rimettere in piedi Canoa – conclude Francesco-. Non sarà facile, ma non mollo”.