Discutere adesso di data del referendum costituzionale, eventuale (presunto) posticipo del voto, spacchettamento in diversi quesiti è “surreale, quasi sulla scia della caccia ai Pokemon”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella usa una metafora “di tendenza” per descrivere il dibattito di queste settimane sulla fissazione della consultazione sulle riforme costituzionali. Il motivo, spiega il capo dello Stato, è che “la procedura del referendum è regolata dalla legge e l’iter per la fissazione della sua data può essere avviato soltanto dopo che la Corte di Cassazione avrà comunicato quali sono le richieste ammesse a referendum. La Cassazione, che ha il compito di valutare la loro regolarità, secondo la legge, ha tempo fino al 15 agosto per comunicarlo. Fino a quando non vi sarà questa comunicazione la procedura per fissare la data non può partire”. Il presidente ricorda che nelle varie discussioni dei partiti e sui giornali “si è detto che vi sarebbe stato uno spostamento della data di celebrazione del referendum. Qualcuno ha anche invitato perentoriamente a comunicarne la data. La data del referendum non è stabilita per il semplice fatto che non è ancora possibile farlo”. Il presidente Mattarella ha aggiunto tra l’altro di condividere “l’auspicio che il confronto si svolga sul merito della riforma sottoposta al voto popolare perché l’elettorato si esprima con piena consapevolezza, nella sua sovranità”.

Ma le parole di Mattarella non sono piaciute al Movimento Cinque Stelle che dice che il capo dello Stato “ha perso un’occasione per tacere”. “Mattarella – dice il deputato Danilo Toninelli – parla di caccia ai Pokemon per chi cerca di capire la data del referendum. Ho il massimo rispetto per la carica che ricopre, ma non posso evitare di dire che il Presidente ha perso un’occasione per tacere”. Toninelli spiega che è “vero che la Cassazione ha tempo fino al 15 agosto per emettere l’ordinanza – aggiunge – Ma è altrettanto vero che, da quel momento, la presidenza del Consiglio, cioè Renzi, ha 60 giorni per decidere la data del voto che può essere tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo. Quindi Renzi può gestire a proprio piacimento l’enorme lasso di tempo di 80 giorni entro cui muoversi per decidere quando indire il referendum. Le sembra poco signor presidente?”. Toninelli avverte che il M5s non accetterà “che Renzi tenga nascosta la data fino all’ultimo momento. Non lo faccia neppure lei che è il garante della Costituzione”.