Un 18enne tedesco di origini iraniane con doppio passaporto in tasca. Non un profugo, ma un ragazzo nato e cresciuto in Germania che viveva con i genitori immigrati “in un quartiere povero“. Un adolescente che è stato “vittima di bullismo per sette anni” e che adesso ha comprato una pistola “per spararvi, come dice lui stesso a una persona che lo sta riprendendo con un cellulare durante l’attacco in cui ha ucciso nove persone e ne ha ferite ventisette. Secondo il Daily Mail il killer di Monaco si chiamava Ali Sonboly, figlio di un tassista e di una dipendente della catena di grandi magazzini Karstadt, che ha escogitato anche un tranello con un post su Facebook per attirare il maggior numero di persone nel McDonald’s. Un anonimo suo ex compagno di classe ha raccontato che il 18enne prometteva “sempre” di “uccidere” i bulli che lo tormentavano. La strage premeditata sarebbe quindi una folle “vendetta” e non un attentato terroristico. E le vittime sono soprattutto suoi coetanei, come lui, di origine straniera. Anche la polizia è convinta che “non c’è nessun legame con l’Isis“. Di sicuro, ha detto il procuratore di Monaco Thomas Steinkraus-Koch, il 18enne si era sottoposto a “terapia psichiatrica“, era stato curato per depressione ed era stato ricoverato nel 2012. Nella sua casa, oltre a materiale su stragi, è stato trovato anche un libro dal titolo Furia nella testa: perché gli studenti uccidono

video dell’inviato a Monaco Alessandro Madron

De Maiziere: “Indizi che killer fosse vittima di bullismo, non era religioso” – Le testimonianze sembrano escludere motivazioni di carattere religioso: il killer “non era praticante di nessun tipo di religione a detta dei genitori”, ha detto in conferenza stampa al termine del gabinetto di crisi sulla sicurezza il ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maiziere. Che ha spiegato: “”Ci sono indizi che il killer di Monaco era stato vittima di bullismo“.

“Legame con la strage di Utoya”
Non terrorismo islamico, quindi. La carneficina, secondo il capo della polizia Hubertus Andrae, è stata ispirata dall’eccidio di Anders Breivik a Utoya 5 anni fa (69 morti), “di cui ieri cadeva il quinto anniversario e in cui sono state uccise giovani vittime”. “E’ evidente il legame” tra quella strage e quella compiuta dal ragazzo (l’identità non è ancora stata confermata dalle autorità) che, armato di Glock 9mm con la matricola abrasa e circa 300 proiettili nello zaino, ha seminato il terrore nella capitale della Baviera, dove per tutta la sera di venerdì si è vissuto in stato di assedio: più di duemila agenti a presidiare le strade, i trasporti bloccati e la popolazione chiusa in casa con la paura che gli attentatori – come si è ipotizzato all’inizio – fossero ancora in fuga. Invece ad agire è stato un solo assassino, che venerdì pomeriggio alle 17 e 52 ha aperto il fuoco con una pistola in un ristorante McDonald’s e poi all'”Olympia“, un affollato centro commerciale della periferia nord della città, prima di fuggire, braccato dalla polizia, e di puntare la pistola contro se stesso per suicidarsi. Il suo cadavere è stato ritrovato intorno alle 20 e 30 nell’Olympiapark, un parco a circa un chilometro dal centro commerciale. Ma la strage di Utoya non era stata l’unica suggestione per il Killer: Somboly aveva trascorso molto tempo davanti al pc utilizzando giochi di sparatorie e del materiale a casa sulla strage di Winnenden: 15 morti in una scuola vicino a Stoccarda per mano di uno studente.

“Niente a che fare con l’Isis”
Alle due di notte è stato perquisito l’appartamento dove viveva con i genitori alla periferia della città, a Maxvorstadt. Mentre il padre è stato interrogato per tutta la notte in caserma. E questa mattina, in una conferenza stampa, il numero uno della polizia Andrae ha precisato che il ragazzo era sconosciuto alla polizia e non “aveva niente a che fare con l’Isis“. Come nel caso dell’attacco sul treno a Wuerzburg, compiuto da un 17enne afghano che quattro giorni fa, sempre in Baviera, ha colpito con un’ascia e un coltello cinque persone prima di essere ucciso dalle forze di polizia. Un’attentato subito rivendicato dallo Stato islamico. Andrae ha voluto sottolineare che “non c’è assolutamente alcun legame con il tema dei profughi”. Le indagini continuano per capire quali ambienti frequentava il ragazzo, che ha agito da solo, senza complici. E che, ha confermato il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Hermann, “aveva disturbi psichici non irrilevanti”. 

“Diceva di voler uccidere i bulli”
Oltre alle informazioni ufficiali emergono molte indiscrezioni sull’assassino, che ammirava l’autore della strage di Winnenden, nei pressi di Stoccarda, dove nel 2009 uno studente 17enne uccise 15 persone in una scuola ed era appassionato di videogiochi sparatutto. A dirlo è la Dpa, citando fonti dei servizi tedeschi. Le stesse fonti hanno riferito di problemi scolastici e Focus online ha rivelato che venerdì scorso non avrebbe superato un esame finale. Il sito del Daily Mail ha riportato la testimonianza di un anonimo ex compagno di scuola che in una ‘chat room’ ha detto: “Conosco questo cazzo di tipo, si chiama Ali Sonboly. Era nella mia classe. Facevamo sempre del mobbing contro di lui a scuola. E lui diceva sempre che ci avrebbe uccisi”.

“Una trappola su Facebook per fare più vittime”
Il procuratore capo Steinkraus ha confermato che l’autore della carneficina ha violato il profilo di una terza persona per pubblicare un falso post su Facebook in cui si annunciava che al McDonald’s si sarebbero offerti dei menu gratis, indicando come orario proprio quello dell’attacco. L’obiettivo era quello di fare più vittime possibile, forse tra quegli stessi compagni di scuola che lo prendevano in giro. Da parte sua, il britannico Mail online, scrive che l’attentatore ha pubblicato il messaggio sul profilo Facebook di una certa Selina Akim. Il tabloid spiega che si tratta di un finto profilo e pubblica il testo del presunto messaggio: “Venite oggi alle 16:00 da Meggi (McDonald’s, ndr) all’OEZ (l’acronimo del centro commerciale Olympia di Monaco, ndr). Posso comprarvi qualcosa se volete, ma niente di troppo caro’.

“Tra le nove vittime, cinque minorenni”
Tra le nove vittime dell’attacco ci sono tre donne, ha detto Andrae, confermando che fra i morti ci sono cinque minorenni. Il capo della polizia ha riferito che alcune delle vittime hanno le seguenti età: una di 15 anni, tre di 14, una di 19, una di 20 e una di 45. I morti erano tutti “residenti a Monaco“, ha aggiunto. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha detto che ci sono tre cittadini turchi tra le vittime. Lo ha riportato l’agenzia Anadolu. Mentre altre tre sono originarie del Kosovo. Nella strage è stato ucciso anche un cittadino greco.

“Sparava ai bambini”
Il killer è stato immortalato in due video. Nel primo viene ripreso fuori da un McDonald’s. Con freddezza punta la pistola contro chi gli sta davanti e spara. Dopo la strage una donna ha raccontato di essersi trovata molto vicino a lui all’interno del fast food. Era in compagnia del figlio e quando lo ha accompagnato in bagno, il ragazzo era lì che caricava la sua arma. Lauraetta Januze ha detto alla Cnn di aver visto poi l’uomo sparare “direttamente sulla faccia dei bambini“.

“Sono tedesco”. “Sei uno stronzo, ecco cosa sei”
Dopo i colpi di pistola al fast food, il ragazzo attraversa la strada diretto all’Olympia dove apre di nuovo il fuoco. Poi sale sul tetto. Qui viene registrato da un cittadino dal palazzo adiacente al centro commerciale. Il 18enne è vestito di nero. Si trova nel parcheggio. Chi riprende la scena lo insulta: “Sei uno stronzo del cazzo, ecco cosa sei…”. Il surreale scambio fra i due avviene in dialetto bavarese. “A causa vostra sono stato vittima di bullismo per sette anni… e adesso devo comprare una pistola per spararvi” dice l’attentatore. Si sente un’altra voce che grida “turchi del cazzo!”. Gli fa eco chi riprende: “Straniero del cazzo”. “Io sono tedesco“, risponde l’attentatore. “Io sono cresciuto qui nella zona della Hartz 4” (riferito al quartiere popolare e abitato da percettori di sussidio pubblico, ndr). “Scommetto che da tempo stanno cacando nella tua testa”, gli grida l’uomo sul balcone.  “No, non lo stanno facendo, questo è il punto. Non lo stanno facendo”. Poi tende le braccia. Impugna nuovamente la pistola. Le immagini sono sempre più mosse. L’uomo vestito di nero sparisce dalla scena. Si sentono solo gli spari.