In Spagna non sarà riaperto il caso di Mario Biondo, il cameraman palermitano sposato con la conduttrice Raquel Sanchez Silva, trovato senza vita il 30 maggio 2013 a Madrid. Non solo: la madre, il padre e la sorella dell’operatore televisivo sono stati condannati dalla Audiencia Provincial de Madrid a 8 giorni di arresti domiciliari e al pagamento di 3mila euro a titolo di indennizzo nei confronti della vedova per i commenti secondo le autorità spagnole “ad alto contenuto vessatorio e ingiurioso” scritti su Facebook e Twitter, nei quali la famiglia Biondo avrebbe dato la colpa della morte di Mario proprio a sua moglie. Rigettata dall’autorità spagnola, quindi, la richiesta di riapertura del caso avanzata dalla famiglia italiana nell’ottobre del 2015. Eppure è sempre sui social che la madre di Mario Biondo, Santina D’Alessandro, ricorda che in Italia un’inchiesta va avanti: “Il procedimento della Procura di Palermo è in pieno svolgimento”. E commenta l’ultimo atto di una diatriba con la vedova del figlio che va ormai avanti da tre anni: “Si è opposta legalmente alla nostra richiesta di apertura del caso in Spagna – ha scritto sul suo profilo Facebook – non solo non è stata mai dalla nostra parte per sapere la verità, ma continua ad ostacolarci con la magistratura spagnola”. Nel frattempo sono state raccolte oltre mille firme per la petizione lanciata sulla piattaforma change.org con la quale si chiede al governo spagnolo e ai ministeri competenti di far riaprire il caso. “Esiste in Italia un fascicolo aperto per omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione – ha dichiarato Santina D’Alessandro a ilfattoquotidiano.it – quindi aspettiamo che la procura si pronunci alla luce delle nuove relazioni che invece confermano l’omicidio”.

LA MORTE DEL CAMERAMAN – Il caso del 30enne fu archiviato in tutta fretta dalla magistratura spagnola che fin da subito credette alla tesi del suicidio. Mario Biondo aveva conosciuto la futura moglie lavorando a ‘Supervivientes’, la versione spagnola dell’Isola dei Famosi. La coppia era sposata da appena un anno, quando il corpo dell’operatore fu ritrovato nel loro appartamento, impiccato a una libreria alla quale era legato con un foulard. I genitori del cameraman non hanno mai creduto alla tesi che il figlio si sia tolto la vita. Proprio dopo un esposto dei familiari, la Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta seguita dai pm Calogero Ferrara e Claudio Camilleri, che hanno poi disposto la riesumazione del corpo. Sono diversi, ancora oggi, i punti rimasti oscuri. Per cercare di fare chiarezza, con una rogatoria internazionale, nei mesi scorsi i magistrati hanno anche sentito a Madrid vari testimoni, tra cui la moglie dell’operatore televisivo.

LE INCONGRUENZE – A scoprire il cadavere del cameraman è stata la domestica. La moglie Raquel ha raccontato agli inquirenti di essere partita per raggiungere uno zio il 29 maggio e di aver contattato la domestica perché non aveva notizie del marito, chiedendole di andare a controllare a casa. E proprio dalla donna avrebbe poi appreso della morte del marito alle 17 del 30 maggio. Altri testimoni, però, fanno risalire il ritrovamento del corpo a diverse ore prima. Anche la posizione del cadavere, con i piedi che toccavano terra, ha alimentato molti dubbi. Più volte la mamma di Mario Biondo ha poi parlato di un litigio tra il figlio e la conduttrice televisiva, di cui quest’ultima non aveva mai raccontato nulla agli inquirenti. Eppure elementi che fanno pensare a una crisi sono venuti fuori anche dalle indagini e dalle analisi delle conversazioni via e-mail ed sms. E se Raquel Sanchez Silva ha detto agli investigatori di aver scoperto che poche ore prima di morire il marito aveva chiamato uno spacciatore, i tabulati raccontano un’altra storia, ossia che il cameraman aveva telefonato a una donna e a un’agenzia immobiliare. Anche se l’autopsia, in effetti, ha rilevato l’uso di droga e alcol da parte del cameraman. Altri punti oscuri riguardano l’accesso al computer della vittima, dal quale sarebbero scomparsi file e tracce informatiche.

LA RELAZIONE DEL MEDICO LEGALE – Secondo i magistrati palermitani, poi, l’indagine spagnola non avrebbe chiarito l’origine delle tracce di un trauma cranico trovate sulla salma. A riguardo ha lasciato perplessi i familiari dell’operatore anche la relazione depositata ad aprile scorso dal medico legale Paolo Procaccianti, che eseguì l’autopsia dopo la riesumazione del cadavere disposta dalla procura di Palermo. Una relazione sulle foto del corpo del giovane e della scena del delitto che le autorità giudiziarie iberiche hanno messo a disposizione dei pm siciliani. Per l’anatomopatologo il cadavere non avrebbe segni né di violenza né di pressione: il ragazzo, dunque, avrebbe stretto da solo la pashmina di seta attorno al collo, dopo averla legata alla libreria. Una conclusione ben diversa da quella a cui è giunto il perito della famiglia Biondo. Anche la criminologa Roberta Bruzzone, consulente tecnico della famiglia Biondo, si è detta convinta che dietro la morte del cameraman ci sia stata un’azione di depistaggio. Per le autorità spagnole non ci sono elementi sufficienti a provarlo, ma in Italia la parola spetta ora alla Procura di Palermo.