Micah Xavier Johnson aveva esplosivo sufficiente a causare “attentati con effetti devastanti“. Il cecchino afroamericano di Dallas, che ha ucciso cinque agenti durante un corteo di protesta contro le uccisioni di neri da parte della polizia, pianificava attacchi di maggiori proporzioni, ha spiegato in una intervista alla Cnn il capo della polizia locale, David Brown, secondo cui “il materiale per la fabbricazione di bombe trovato nella casa di Micah Johnson con un’agenda ci porta a credere che stesse progettando esplosioni con effetti devastanti a Dallas e nel nord del Texas” per “farla pagare” ai poliziotti per le violenze contro le minoranze.

Brown ha riferito anche che mentre era barricato nel garage in cui è stato ucciso, Johnson ha scarabocchiato alcune lettere con il suo sangue sui muri, lasciando tra l’altro la sigla “Rb” che ora gli investigatori stanno tentando di decifrare, utilizzando anche il materiale sequestrato nella sua abitazione. Nell’intervista, il capo della polizia di Dallas ha difeso anche l’uso del robot con un ordigno esplosivo per uccidere Johnson evitando così di mettere a rischio la vita di altri agenti. Il cecchino, ha aggiunto, conosceva i dettagli del percorso della manifestazione di protesta per l’uccisione di neri ad opera di agenti e ha mentito e deriso i negoziatori della polizia durante la trattativa.

Johnson faceva esercitazioni di tipo militare nel cortile di casa e aveva frequentato una scuola locale di auto difesa per un addestramento speciale di alto livello, che comprendeva la tattica di sparare in movimento. Ossia di premere il grilletto, cambiare posizione, e tirare di nuovo. Questo spiegherebbe perché inizialmente la polizia, vedendo arrivare i colpi da punti diversi, pensava ad un commando, ad un’azione concertata da più cecchini.

Giovane veterano della guerra in Afghanistan, dove però faceva il falegname e non il combattente, e dove aveva collezionato non medaglie ma denunce per molestie sessuali, Johnson aveva perfezionato la sua passione alla Academy of Combative Warrior Arts alla periferia di Dallas, come ha reso noto il fondatore e capo istruttore della scuola, Justin J. Everman. Una accademia che propagandava l’insegnamento del tiro in movimento ”sotto un alto livello di stress”, promettendo addestramenti non consentiti generalmente nei poligoni statici.

Everman sostiene di non ricordare il livello raggiunto da Johnson (”se n’era andato, abbiamo migliaia di persone”) ma a giudicare dalla dinamica della sparatoria e dal bollettino delle vittime sembrerebbe di prima fascia. Questa è anche l’impressione dei poliziotti, secondo cui era un tipo “lucido, freddo, preciso”. Capace di sfidare sino all’ultimo anche i negoziatori, raccontando bugie e deridendoli. E di non curarsi dei vicini, che recentemente lo avevano visto praticare esercitazioni di tipo militare nel giardino retrostante alla sua casa a Mesquite, periferia di Dallas.

Intanto la sicurezza del dipartimento di polizia di Dallas è stata rafforzata con forze speciali. “Il dipartimento ha ricevuto una minaccia anonima contro le forze dell’ordine in città e ha preso misure precauzionali per rafforzare la sicurezza”, ha detto la polizia in un comunicato diffuso dai media locali. Truppe delle forze speciali Swat della polizia sono stati dispiegate nel palazzo. Le porte della stazione sono state chiuse.

Secondo la televisione locale Wfaa, un gruppo armato della città texana di Houston avrebbe minacciato di recarsi a Dallas per causare danni, ma la notizia non è stata confermata. In precedenza, numerosi cittadini si erano riuniti davanti alla porta della stazione di polizia dove è stato improvvisato un monumento agli agenti morti durante l’attacco di giovedì, per offrire supporto e rendere omaggio ai defunti.