Scintille nel corso di Omnibus (La) sulla vicenda Alfano. Protagonista della vivace polemica: il senatore Ncd, Gabriele Albertini, che duella con la firma de Il Fatto Quotidiano, Fabrizio d’Esposito, e il senatore M5s, Nicola Morra. A innescare la miccia del dibattito è il commento dell’ex sindaco di Milano, che osserva: “Questa vicenda rientra nel fiume dell’antipolitica, dell’invidia sociale, della gelosia, del risentimento, tutti convogliati contro i ruoli istituzionali e le persone appartenenti a un ceto dirigente dell’economia. Io mi domando: il fatto di essere il fratello di un ministro dell’Interno qualifica quella persona come un reprobo che non può adire a nessun ruolo aziendale (alludendo all’incarico alle Poste del fratello del ministro ndr)?”. “Esistono i concorsi“, replica d’Esposito. “Ci sono concorsi, ma anche incarichi fiduciari personalizzati perfettamente legali” – replica Albertini – “E valgono anche nel sistema pubblico. Il fatto di essere fratello e parente di un ruolo istituzionale non dovrebbe essere considerato pregiudizialmente un elemento di critica“. Poi sbotta: “Sarebbe facile per me parlare come voi, cioè dare addosso a questa vicenda, perché la pensa così tutta l’opinione pubblica. Però quando si fanno delle scelte nelle assunzioni, si tengono conto anche delle referenze. E’ una cosa normalissima. Quello che invece viene fuori è che Alfano è il responsabile di un’organizzazione criminale che colloca i propri parenti e amici in aziende pubbliche”. Non ci sta Morra, che ricorda, a riguardo dell’assunzione del fratello di Alfano alle Poste Italiane, una interrogazione parlamentare del deputato M5S, Andrea Colletti, nell’ottobre del 2013, interrogazione rimasta orfana di risposta. E ricorda: “Alessandro Alfano è diventato docente alla Sapienza senza essere ancora laureato. I fatti sono questi. Lei può anche parlare di invidia sociale e di fiume dell’antipolitica, ma questo Paese ha necessità di trasparenza, di efficacia e di efficienza. Non crede che il bilancio di Poste Italiane sia stato appesantito da queste assunzioni discrezionali?“. A dare il colpo di grazia è d’Esposito: “Senatore, le sue dichiarazioni sono uno spot magnifico per il M5S. Lei parla di invidia sociale, ma quanti italiani possono parlare con l’ex amministratore delegato delle Poste, Massimo Sarmi, e far assumere il proprio fratello o un proprio parente a 160mila euro lordi l’anno?