Germania-Italia è “un quarto di finale di un Europeo, una sfida senza ritorno, una partita di quelle che ti fanno sentire grandi”. Le parole di Antonio Conte riassumono al meglio di quella che è a tutti gli effetti una finale anticipata verso quella vera di Saint-Denis del 10 luglio, la seconda per gli azzurri dopo la Spagna. C’è il peso del presente e della posta in palio. E poi c’è quello del passato e della tradizione di una partita che non è mai stata normale. Da quella semifinale iconica a Messico ’70 che ha segnato in maniera indelebile la storia del calcio, non solo italiano, da allora Italia-Germania è sempre 4-3. Poi può finire anche 3-1 come ai Mondiali ’82, o 2-0 come ai Mondiali 2006, o 2-1 come agli Europei 2012. Ma comunque per noi: i tedeschi non ci hanno mai battuto in un incontro ufficiale. Loro devono sfatare il tabù che è diventato ormai quasi un complesso d’inferiorità, noi ci aggrappiamo anche alla cabala per sovvertire un pronostico che ci vede sfavoriti. A maggior ragione per l’assenza (certa) di Candreva e (non più così scontata) di De Rossi.

DUBBIO IN MEZZO AL CAMPO
Tutto o quasi, infatti, ruota intorno alla presenza del centrocampista della Roma. Promosso titolare dopo gli infortuni dei vari Marchisio, Verratti e Montolivo, diventato leader del centrocampo azzurro partita dopo partita, protagonista nel match contro la Spagna. Addirittura insostituibile, anche perché il sostituto naturale Thiago Motta è squalificato. Sembrava out per una brutta botta rimediata durante gli ottavi di finale, le sue quotazioni invece sono in risalita e anche ieri si è allenato col gruppo. Il ct Conte lo ha confermato in conferenza stampa: “È in condizioni discrete”, ha detto. Aggiungendo però che “per giocare serve essere al 120%, sarà una partita fisica”. Insomma il dubbio resta e verrà sciolto fino all’ultimo. Probabile che alla fine De Rossi vada almeno in panchina. Anche se le alternative non convincono: in mezzo scalerebbe per forza di cose Parolo (che però ha più i tempi da interno). Al suo posto di mezzala è stato provato Sturaro, che però ha giocato solo contro l’Irlanda ed è stato uno dei peggiori in assoluto. Le altre soluzioni più fantasiose (con Florenzi in mezzo e qualcun altro sulla fascia, forse Darmian) sembrano accantonate. Il resto della squadra è fatta, con gli “artisti della difesa” (come li ha definiti Joachim Löw) confermatissimi dietro e Eder-Pellè davanti. La stessa formazione della Spagna, che potrebbe giocare però in maniera differente. “Sarà una partita molto diversa. Abbiamo studiato tanto, siamo pronti”, spiega Conte, che non anticipa nulla del suo piano tattico. Contro le Furie Rosse è stato decisivo, domani chissà.

“CONTRO I PIÙ FORTI DEL MONDO”
Dall’altra parte, invece, ci sarà una squadra che giocherà sempre alla solita maniera e che non si snaturerà. Quella che Conte presenta come “la nazionale più completa e più forte al mondo”. E non soltanto perché ha vinto gli ultimi Mondiali. È un gruppo con un‘identità precisa, di gioco e di uomini. Rispetto alla semifinale di Euro 2012 sono cambiati i terzini e Draxler al posto del vecchio Podolski. Per il resto, la formazione è praticamente la stessa, per loro stasera è una rivincita. Da affrontare con le certezze in più della vittoria ai Mondiali, ma forse qualche alternativa di meno in avanti (Mario Gomez è rimasto l’unico attaccante di ruolo) e una difesa incerta. Sembra un paradosso per l’unica squadra ancora imbattuta del torneo, ma in realtà i tedeschi fin qui hanno avuto un percorso facile: passeggiata negli ottavi contro la Slovacchia, girone abbordabile; mentre nell’unico match più impegnativo, contro la Polonia, hanno fatto solo 0-0 rischiando più volte di andar sotto. Anche nelle qualificazioni avevano segnato qualche passo falso. “Contro di loro un piccolo errore e vai a casa”, ripete Löw come un mantra, per tenere alta la concentrazione. “Nell’amichevole di marzo abbiamo dimostrato che se ci concentriamo su noi stessi possiamo vincere con tutti”. Anche con gli azzurri, che non hanno mai battuto. Quello è l’altro precedente che fa da contrappeso alle sconfitte storiche: 4-1 a Monaco di Baviera, solo tre mesi fa. Una “sonora lezione” che Conte ricorda bene. Come loro ricordano bene tutto il resto. Ma stasera Italia-Germania, la sfida che ha più passato di ogni altra, in fondo si gioca solo nel presente.

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